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Il 2011, che si avvia alla conclusione, è stato un anno di grande importanza nella storia dell’Egitto. L’anno era iniziato male, con l’attacco alla Chiesa dei Due Santi ad Alessandria, di cui non sono ancora stati individuati i responsabili. Uno dei risultati di questa tragedia, che ha causato tante morti, è stata una grande manifestazione di solidarietà tra musulmani e cristiani. Solidarietà che è risultata evidente anche nel successivo grande evento dell’anno, la dimostrazione in piazza Tahrir in occasione della Giornata delle Forze Armate, che segnalava l’inizio della Rivoluzione del 25 gennaio.

Un’ulteriore, perfino più vasta, dimostrazione il venerdì seguente ha visto scoppiare lo scontro tra la polizia, che rappresentava il potere in carica, e i dimostranti, che reclamavano il cambiamento. La polizia è stata ritirata, l’esercito è stato inviato a mantenere l’ordine. Sono prevalse le forze del cambiamento, l’11 febbraio il presidente Mubarak è stato costretto alle dimissioni. Da allora il paese è retto dal Consiglio Supremo delle Forze Armate (Scaf), mentre è in preparazione il ritorno a un governo civile.

Il periodo di transizione non è stato facile. Nei giorni seguenti le prime dimostrazioni molti detenuti sono fuggiti o sono stati rilasciati dalle prigioni e ciò ha portato a un aumento della criminalità in tutto il paese. Si sono anche verificati attacchi a chiese, che hanno avuto una vasta copertura mediatica.

Il “Massacro di Maspero” (dal nome dell’edificio che ospita la radio e la tv di Stato – n.d.t.), il 9 ottobre, è avvenuto durante una manifestazione di protesta per la distruzione di una chiesa. Questi incidenti hanno portato a un nuovo esame del progetto per una legge unificata sui luoghi di culto.

Il dibattito continua: alcuni sostengono che esiste già una legge del 2001 che riguarda la costruzione delle moschee e che ci sarebbe bisogno solo di una legge che regoli la costruzione di chiese; altri ritengono che l’esistenza di due leggi costituirebbe motivo di discriminazione.

Durante quest’anno l’economia ha sofferto perché, nonostante vi siano opportunità d’investimento, gli investitori stranieri ovviamente sono cauti, in attesa degli eventi. Il turismo, una delle principali fonti di reddito del paese, è stata una delle vittime principali, anche se il nuovo ministro del turismo, un cristiano copto, sta facendo del suo meglio per rassicurare gli operatori turistici che coloro che visitano il paese non corrono alcun pericolo. Il principale cambiamento portato dalla rivoluzione è stato forse lo sviluppo della vita politica. Un referendum sulle proposte per il nuovo procedimento elettorale ha avuto, per l’Egitto, una grande percentuale di votanti. Lo Scaf ha proposto elezioni parlamentari, seguite dalla formazione di un’assemblea costituente e poi elezioni presidenziali, una sequenza che non ha soddisfatto molti, convinti che le elezioni presidenziali andassero svolte prima.

Molta creatività è risultata evidente nella formazione di nuovi partiti politici, di cui una cinquantina sono stati approvati, ma questa frammentazione porta con sé una grande incertezza circa i risultati delle prossime elezioni. Il più organizzato tra tutti è il Partito Libertà e Giustizia, formato dai Fratelli Musulmani, ma vi sono altri partiti di parte islamica, tra cui al-Nur (La Luce), formato dai Salafiti, musulmani “rigidi” influenzati dalla corrente wahabita dell’Arabia Saudita.

Molte persone, specialmente i cristiani, ma anche altri, sono preoccupati per la possibilità di una più profonda impronta islamica del nuovo Egitto.

Recentemente il governatore del Cairo ha organizzato un concerto nella Cittadella del Saladino, nelle vicinanze della moschea costruita dal khedive Mohammad Ali, uno dei punti più caratteristici del panorama della città. Il luogo scelto per il concerto era significativo, perché Mohammad Ali è stato il fondatore dell’Egitto moderno. Il concerto è stato un misto di musica pop e tradizionale, di danze e di jazz egiziano. Sulle mura è stata proiettata la frase “Un messaggio di pace dall’Egitto”, con la Mezzaluna e la Croce fianco a fianco. Speriamo e preghiamo che il nuovo Egitto, che sta emergendo dalla rivoluzione di quest’anno, sia veramente un paese di pace per tutti i suoi cittadini.

Il Cairo, 5 novembre 2011.



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