Un abbraccio a Luisa partita in missione in Brasile
MIMMO CORTESE, Gruppo redazionale di MO
Brescia, 29 settembre 2011
Un bel sorriso occhieggia, raggiante, da una pagina interna al dossier. Il titolo del pezzo – un’intervista – fa il resto: “Preferisco partire senza una istituzione forte”. In poche righe Luisa Lorenzini racconta la sua vita, le sue scelte, indica – con precisione e accuratezza – i suoi obbiettivi, trasmette – irresistibilmente – la sua felicità. Luisa è partita come missionaria, in Brasile. Subito mi domando: perché queste persone vanno via, questi giovani, così ricchi di entusiasmo, intelligenza e cuore, ci abbandonano nella triste realtà dei nostri lidi? So già di sbagliarmi. Di essere troppo severo, ingeneroso. Una parziale risposta arriverà più avanti.
Stimolato dalle profonde riflessioni della giovane matematica – la grande passione di Luisa – vado avanti nella lettura del dossier sul rapporto tra giovani e missione del numero di marzo 2011. Non voglio entrare nel dettaglio dei diversi e importanti contributi. Vorrei esprimere però la mia gratitudine sia ai ragazzi sia ai formatori che si sono espressi. Alex, un formatore, ci racconta di un amico che gli soleva dire: io sono le persone che ho incontrato. Sottintendendo quanto sia connaturato alla missione l’esperienza dell’incontro.
È da tempo che anch’io ho maturato un simile pensiero. La cui nascita faccio risalire alla consapevolezza della perdita, quando di colpo ti accorgi che chi non c’è più, lentamente, si muove dentro di te, riprende vita nel tuo corpo, tra le tue emozioni, i tuoi pensieri. È diventato una parte di te. Ti accorgi che tu sei un pò di lei, e che ogni autentico incontro lascia molto di più di un ricordo. Lascia sempre una persona nuova, più ricca. Sia di un dolore che di un lembo di felicità. Quel tu, quell’io, non sei proprio tu, non è solo “io”.
E infine giungi alla consapevolezza che sei – essenzialmente – le persone che hai incontrato, certo, in diversa misura, ma, se non sei vissuto in un arrocco, le cose sono andate esattamente così.
Luisa è partita inseguendo un suo sogno, l’insegnamento, ed è giusto che sia andata così. Altri resteranno, qui, tra la “gentes”. Ognuno farà la sua parte; ognuno, a suo modo, “si metterà in gioco” per aiutare chi è “sfruttato e impoverito” come farà Luisa. Per lei è stato importante il dialogo con Dio. Spero voglia accettare il ringraziamento, l’augurio e un abbraccio anche da un senza religione come me.
Non ne hanno dato notizia né radio, né tv né giornali
ANTHONY CERESA, Pax Christi, 9 ottobre 2011
Il giorno 21 settembre 2011 il deputato Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Ecco com’è finita:
- Presenti 525; Votanti 520; Astenuti 5; Maggioranza 261.
- Hanno votato sì 22; Hanno votato no 498.
I 22 sono: Barbato, Borghesi, Cambursano, Di Giuseppe, Di Pietro, Di Stanislao, Donadi, Evangelisti, Favia, Formisano, Aniello, Messina, Monai, Mura, Paladini, Palagiano, Palomba, Piffari, Porcino, Razzi, Rota, Scipoti, Zazzera.
Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera:
“Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di € 3.000 al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per 68 giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di € 3.000 al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’Inps ha creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. […] [Ciò] consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno”.







