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Molti hanno rilevato, in particolare Noam Chomsky, che l’attenzione riservata dagli Stati Uniti alle vittime del comunismo è sempre servita a convincere l’opinione pubblica americana della malvagità del nemico e a creare quindi le condizioni per intervenire militarmente (da Cuba nel 1899 al Kosovo del 1999), per esercitare pressioni, per dare giustificazione a politiche di sostegno di dittature (Centro e Sud America, Asia, Africa) e alla corsa agli armamenti: sempre e comunque in nome di una giusta e nobile causa, quella della libertà. Pochi hanno notato il silenzio riservato alle vittime degli stati “amici” di Washington. Ma per un sistema mediatico come quello americano, che si è sempre preoccupato di sollecitare il sostegno popolare alle scelte politiche del proprio presidente, questo…

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