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TURISMO: Strumento di degrado o opportunità di crescita?

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DOSSIER "TURISTI PERICOLOSI: SUGGERIMENTI PER VIAGGIARE IN MODO INTELLIGENTE" (a cura di Marino Ruzzenenti e di Alessandra Garusi).

Il turista intelligente parte dalla consapevolezza di partecipare ad un privilegio, e quindi deve usare questa opportunità con discrezione.

E' tempo di programmare le prossime vacanze estive. Negli ultimi anni le mète esotiche, nel passato esclusiva dei VIP, vengono preferite da un sempre maggior numero di turisti, di ogni ceto ed estrazione, attratti dai prezzi stracciati e dal fascino per l'appunto dell'esotismo, cioè di paesaggi e culture inconsueti.

Sicchè, come assistiano a migrazioni inquietanti di popoli dal Sud verso il Nord in fuga dalla fame del sottosviluppo, così si registrano spostamenti massicci, anche se temporanei, di popolazioni del Nord verso il Sud, in fuga dallo stress del supersviluppo. I primi arrivano su improbabili mezzi di trasporto, su carrette del mare arrugginite, con un carico impressionante di sofferenza e una segreta speranza, rischiando di morire nel viaggio, di essere respinti e a volte "accidentalmente" affondati; i secondi si spostano su confortevoli aereomobili, eccitati dall'aspettativa delle nuove emozioni che li attendono, corroborati dal vago senso di onnipotenza che offre la carta di credito che portano con sè.

Sembra che fra queste due realtà in movimento non vi sia alcun rapporto, perchè in effetti le modalità di spostamento, i linguaggi, gli itinerari sono ben distinti e separati. Eppure tutti ci spiegano che la sfida dell'oggi è la globalizzazione, con cui tutti dobbiamo misurarci. Allora abbiamo provato con questo dossier ad avvicinare quei due flussi di popoli che percorrono il nostro globo, a metterli in contatto, a farli dialogare.

Qualcuno ci potrà obbiettare: caspita, non ci lasciate neppure la possibilità di un divertimento spensierato, anche in vacanza ci dobbiamo preoccupare dei problemi dell'umanità che soffre! Sappiamo che evasione e godimento sono le molle essenziali che spingono il turista ad intraprendere un viaggio. Ma viaggiando vi è un modo intelligente di evadere e godere e ve ne è uno del tutto stupido.

Quest'ultimo mostra un campionario particolarmente ricco: si va dal manager di mezza età, annoiato e insoddisfatto, fruitore dei "pacchetti erotici" tutto compreso, agli amanti di un'abbronzatura fuori stagione da far morir d'invidia, dai consumatori inesausti di monumenti e paesaggi, ai cacciatori di avventure esaltanti in luoghi lontani e "selvaggi".

Tutti accomunati dalla sostanziale indifferenza verso la cultura, la storia, le condizioni di vita, le difficoltà e le contraddizioni che vivono le popolazioni ospitanti, incuranti degli effetti destabilizzanti su quelle popolazioni e sul loro ambiente naturale che la loro presenza provoca; tutti esaltati al ritorno per gli acquisti di pietre, tappeti a prezzi incredibili, per l'aragosta consumata laggiù al prezzo di un panino e che mai sarebbero sfiorati dal dubbio che se i prezzi erano dieci volte inferiori ai nostri dipendeva dal fatto che quei popoli sono condannati dal sistema economico internazionale al sottosviluppo, per cui il loro reddito è dieci volte inferiore al nostro.

Perchè in realtà, da questo punto di vista, il turista non fa altro che partecipare e fruire di quello "scambio ineguale" a danno dei popoli del Sud del mondo su cui sono fondati i rapporti economici internazionali, partecipando ad una sorta di neocolonialismo diffuso e di massa.

Il turista intelligente allora parte innanzitutto da questa consapevolezza di partecipare ad un privilegio, e che quindi deve usare di questa opportunità con discrezione e moderazione. Un privilegio anche perchè sa che se tutta l'umanità oggi avesse la possibilità di praticare il turismo come noi del Nord, come gli italiani ad esempio, il pianeta collasserebbe sotto il peso delle emissioni di gas serra dei grandi aerei, delle colate di cemento delle infrastrutture per il trasporto e l'ospitalità di miliardi di turisti. Un privilegio che va usato quindi con parsimonia, selezionando accuratamente i viaggi soprattutto verso mete esotiche (in questo senso la frenesia del viaggiare ogni anno, o addirittura più volte all'anno, come un bisogno irrinunciabile, è oltre che patologica del tutto incompatibile).

E poi porre la massima cura nella preparazione del viaggio per poterne godere il più possibile, facendone occasione di arricchimento personale, di conoscenze e contatti significativi con la gente locale e con il loro ambiente, apprezzandoli e nello stesso tempo rispettandoli. Impresa non facile, perchè mille sono le trappole dell'"usa e getta", del "mordi e fuggi", del "consumismo alternativo".

Un piccolo suggerimento, ricavato dall'esperienza personale. Questi "mondi esotici" spesso sono già tra noi rappresentati dagli immigrati extracomunitari.

Perchè non "iniziare" il viaggio conoscendoli più da vicino, frequentando la loro cultura, invitandoli a cena, ricercando la loro amicizia?

Un modo concreto, tra l'altro, per scoprire che gli immigrati non sono solo un peso fastidioso, ma anche una risorsa. E se poi si riesce ad accompagnare nel loro paese uno di loro, in occasione di un rientro, vi assicuro che quel viaggio acquista un valore straordinario, impagabile.

Insomma, in questo dossier è di questo che abbiamo voluto trattare, di come il turismo possa essere strumento di oppressione e di degrado, ma anche occasione di crescita di un modo di muoversi e di stare sul pianeta curiosi per le diversità, ma anche rispettosi e interessati ad una convivenza solidale.

  • Marino Ruzzenenti.


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