Teologia pluralista e dialogo
Franco Sottocornola è da vari anni impegnato nel dialogo interreligioso col Centro di Shinmeizan in Giappone. Ci manda una lunga lettera di commento al dossier di MO n.7, agosto-settembre 2004: Le mille strade del Dio liberatore.
Teologia pluralista e dialogo
Trovo che lo slittamento verso posizioni 'pluraliste', specialmente nella direzione della formula ora proposta da Paul Knitter di una 'saldatura' tra Teologia della liberazione e Teologia pluralista, sia molto pericoloso.
- Il discorso "pluralista" pecca innanzitutto di astrattismo e apriorismo nel parlare genericamente delle religioni. Questo discorso generico e apriori è un serio ostacolo al dialogo interreligioso vero, vissuto nella concretezza della vita. In Giappone, per esempio, dopo il triste attentato della metropolitana di Tokyo (1995) rivendicato dal gruppo religioso Aum Shinrikyo, il termine 'religione' è diventato piuttosto sospetto, e il bisogno si è imposto di distinguere bene tra religione e religione e di non dare per scontato che le religioni siano necessariamente una cosa buona.
- Evidentemente uno può mettersi sul piano della 'storia' o della 'fenomenologia' delle religioni con la pretesa di essere un osservatore imparziale nel parlare delle religioni, ma questo non è 'dialogo interreligioso'. Il dialogo interreligioso si fa sempre e solo a partire da una propria fede, da una propria esperienza religiosa e rivolti ad un 'altro' che porta con sé la sua fede e la sua esperienza religiosa. Esso non solo non esige, ma anzi esclude che io cambi la mia fede per far piacere o non far dispiacere all'altro. Il cambiamento sarà, forse, una conseguenza, non una premessa per il dialogo.
- Quindi il cristiano deve entrare nel dialogo interreligioso, umilmente ma sinceramente, ossia con tutta la sua fede, così come la Chiesa la professa: fede in Gesù, il Cristo, il Figlio che Dio Padre ha inviato a tutti e che invita tutti a "convertirsi e a credere al Vangelo" (Mc 1, 14). La teologia pluralista riduce senza motivo, e con grave pregiudizio di un dialogo interreligioso autentico, il ruolo di Cristo, così come il cristiano lo crede. Che questa proposta del Vangelo di Gesù vada fatta in suo nome e con il suo stile, in dialogo rispettoso dell'altro, dialogo che valorizzi i "semi del Verbo" eventualmente già presenti in altre religioni, è oggi ovvio, o va, se occorre, continuamene richiamato; ma il cristiano non dovrà mai, nel dialogo interreligioso, mettere tra parentesi la sua fede nell'Evangelo di Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo e ha offerto se stesso sulla croce come riconciliazione tra Dio e tutta l'umanità, è morto, Lui solo, per tutti e, unico tra tutti, per tutti è risorto.
Gesù e i poveri
- Se noi mettiamo i poveri al centro della storia della salvezza, la cosa è assai ambigua e pericolosa. Innanzitutto occorre evitare espressioni generiche e ideologiche che strumentalizzano i poveri. Ai poveri va annunziata la Buona Novella. Essi ne sono i destinatari privilegiati. Non c'è fede autenticamente cristiana se non congiunta ad amore e giustizia (Gc 2,14-19) che effettivamente vengano incontro ai poveri per liberarli dalla loro sofferenza. Ma ciò non è ancora "la salvezza". Chi salva è Dio. Egli porta a pienezza questa storia di salvezza per mezzo di Gesù, il Cristo. È Gesù, il Cristo, che salva i poveri, e li introduce nel Regno. Guai se defraudiamo i poveri del Vangelo! Una teologia cristiana "della liberazione", o, meglio, della "salvezza" deve essere cristocentrica, deve fondarsi sulla Parola di Dio, la quale mette Cristo al centro della vita, e della storia umana, non l'uomo, neppure se povero. Per la fede cristiana è Cristo, l' "Agnello immolato", che raduna i popoli attorno al trono di Dio e apre il sigillo che nessun'altro può aprire (Ap cc. 4 e 5). Un connubio della teologia della liberazione con la teologia pluralista sarebbe fatale per la teologia della liberazione! La riduzione cristologica operata dalla teologia pluralista è il più grosso attentato ai diritti dei poveri ai quali per primi va annunziato il Vangelo (Lc 4, 14).
FRANCO SOTTOCORNOLA - Shinmeizan, Giappone.
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