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Una riflessione dal Congo, una richiesta di chiarimento sulla Centesimus annus e una buona notizia dallo Zimbabwe. Ve lo ricordate Takunda, il primo neonato trattato con la Nevirapina dalla dott.ssa Gandolfi del Cesvi (v. MO 9/2001)? È oggi sieronegativo.

TAKUNDA HA VINTO

E così è arrivato il gran giorno del test a Takunda. Siamo arrivati a Saint Albert con un po’ di batticuore. La mamma del piccolo era stata convocata dai nostri counsellor (che visitano regolarmente il villaggio): abita a 90 km da Saint Albert e quindi aveva fatto un lungo viaggio in bus con il suo bambino.

Tra l’altro, Safina vive da sola, il papà è scomparso e deve provvedere completamente a Takunda, non ha un lavoro e coltiva da sola un po’ di terra per ricavare il cibo necessario al suo sostentamento. La mamma era seduta per terra davanti al laboratorio con Takunda allacciato sulla schiena con un panno come tutti i bambini qui; Takunda è diventato grandissimo, ormai ha quasi un anno, ci guarda con curiosità.

Noi gli facciamo un sacco di feste, la mamma ci sorride. Noto subito che Safina è molto dimagrita e questo non mi rassicura. Andiamo in laboratorio, siamo tutti un po’ emozionati; il nostro tecnico preleva un po’ di sangue dal ditino del bambino che protesta. La mamma è molto seria, dopo il prelievo la invitiamo ad uscire. Viene eseguito il primo test (ne facciamo di routine due ad ogni paziente), il risultato arriva dopo pochi minuti, siamo tutti felici: è negativo, come pure il secondo test. Convochiamo Safina e le diamo la grande notizia, è felice e finalmente sorride. Takunda è sano e questo ci riempie di gioia, però resta la preoccupazione per il suo futuro. La mamma ha deciso di lasciare il posto dove vive da sola per raggiungere la sua famiglia di origine.

Stiamo cercando un modo per aiutarla e continuare a seguire Takunda. Vogliamo anche indagare sullo stato di salute di Safina, non ci dobbiamo dimenticare che è sieropositiva e può ammalarsi in qualsiasi momento.

Dott.ssa CLAUDIA GANDOLFI - Saint Albert, Zimbabwe.


ESSERE PONTE

Prima di ripartire per il Congo, voglio offrirvi una breve riflessione, ricordando quello che il vescovo di Bondo aveva detto alla gente: che mi sarei messa in viaggio per incontrare i fratelli dell’Italia, poiché uno dei miei ruoli è fare da ponte tra le due realtà. A volte mi chiedo se non sia una pazzia la mia, di essere ponte tra due realtà così geograficamente e culturalmente lontane, eppure qui sta la sfida. Il ponte appartiene ad entrambe le sponde, il suo cuore si tiene strettamente alle due rive perché tutti possano transitarvi. In altre parole, devo accettare anch’io qualcuno che transiti attraverso la mia persona senza lasciarmi prendere dalla tentazione di scrollare le spalle e questi finisca nel nulla della dimenticanza e dell’indifferenza.

È una responsabilità personale, sociale, politica. Nell’essere ponte, cioè mediazione, può stare tutta una vita.

Ponte è sinonimo di relazione con l’altro. Facendo da ponte mi educo a vivere il rispetto del diverso, mi educo a pensare che la terra è di tutti, che gli assoluti dell’Europa collocati a Bondo scompaiono o che la realtà di Bondo può essere fonte di vita per il nostro mondo. Ricordo l’arrivo a Parigi: quantità di merci esposte straripanti dalle botteghe mi venivano incontro, colori metallici, musica soft, odori noti di caffè e profumi sofisticati, ultima moda ovunque, visi chiusi, preoccupati. Al primo impatto tutto mi sembrava così comodo e riposante, ma anche monotono, opprimente, povero. Improvvisamente mi sembrava di non sapere più dove sta la povertà, quella che avevo lasciato o quella che trovavo: forse la povertà è ovunque la stessa, cioè la perdita della signoria dell’uomo sulle cose, sulla sua vita.

Anche essere ponte può dare spesso la sensazione di essere povera e in balia degli eventi, di essere senza radici, da nessuna parte. Il lato positivo è che questo ruolo mi consente anche di partecipare attivamente all’evento che mi dà gioia e considero di vitale importanza: costruire una relazione fraterna fra i popoli e con la terra.

Un sogno, un’utopia, sulle orme di Uno che mi ha preceduto tanto tempo fa, una Presenza che anche oggi si manifesta con la stessa passione per l’uomo e per la terra, nel cuore delle relazioni, una Presenza che sempre mi precede.

ANTONIA SIMIONATO Bondo, RdC.


RICHIESTA SULLA “CENTESIMUS ANNUS”

Un lettore chiede delucidazioni a proposito della versione in bozza della Centesimus annus, cui ha fatto cenno un partecipante al convegno di M.O. (n. 7, pag. 39). Prega l’autore dell’intervento di mettersi in contatto: prof. Tommaso Marotta, 87010 Lungro (CS), tel. 0981-947028.



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