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Sierra Leone: Bambini sulla strada - Elezioni Europee: Appello

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I BAMBINI SULLA STRADA IN SIERRA LEONE

La nuova sfida, non tanto nuova, ma oggi più che mai impegnativa, sono i bambini sulla strada. Non tanto i bambini di strada, cioè i piccoli nomadi che sanno come cavarsela, difficili da inquadrare perché la libertà di farcela da soli è un continuo richiamo.

Per loro teniamo sempre aperta la porta. Tenerli in una struttura è pressoché impossibile, ma loro ce la fanno a sopravvivere.

Il bambino sulla strada invece è quello lasciato indietro dallo smantellamento dei campi profughi, che, aiutato dalla benevolenza degli adulti, può sopravvivere.

Ora che gli adulti se ne sono andati è rimasto solo e non sa più come muoversi. Mendica durante il giorno e, a notte fatta, si accuccia dove e come può. Ne ho trovato più di una nidiata e mi piacerebbe poter arrivare in tempo per dare loro una famiglia,  o addirittura potere ritrovare la loro famiglia prima che diventino bambini di strada. Sono lì che aspettano, buoni, ancora incorrotti, pronti a cooperare.

Tanti di loro fanno già "famiglia" con il più grande che si è reso responsabile della nidiata. Vanno dai quattordici ai sei anni, e oggi non sono un problema, ma tra un paio d'anni e le bambine si troveranno con il "fardello" da nutrire. Non si può chiamarle ragazze di strada, perché l'innocenza brilla ancora nei loro occhi; tuttavia il bambino c'è e deve essere curato. La loro gioventù se ne è andata e la scuola, tanto desiderata, diventa un miraggio impossibile.

Prova e riprova, i nessi sociali, gli affetti perduti possono essere recuperati. È necessario farlo, perché il grande problema attuale non è tanto la ricostruzione fisica, strutturale del Paese, ma la ricostruzione degli affetti, delle appartenenze, di quel sociale che la guerra ha annullato. Senza di questo ci si può solo aspettare il crimine minorile, malattie incurabili, rimedi piuttosto che prevenzioni.

BEPI BERTON - Freetown (Sierra Leone).


L’APPELLO PER LE ELEZIONI EUROPEE

Nell’aprile di quest’anno, in previsione delle elezioni europee di giugno, “Nigrizia”, “Missione Oggi” e “Mosaico di pace”, dando voce alle opinioni del mondo pacifista e terzomondista, dei propri lettori e delle stesse strutture di cui sono emanazione, hanno rivolto un Appello ai candidati alle elezioni europee. Ad essi si chiedeva, qualora eletti, di sostenere sette punti a favore di una politica dell’UE fortemente impegnata sulle relazioni Nord/Sud e sulla questione pace/guerra.

Mi accorgo che l’Appello, pubblicato e diffuso in vari modi, è stato sottoscritto da 88 candidati, di cui 13 sono stati eletti (sono il 10% dei parlamentari italiani a Strasburgo). La valutazione della campagna è stata giudicata dai promotori positiva. Mi si è allora posta da subito la questione “se” e “come” continuare, in quanto riviste o in altro modo, nell’analisi e nelle proposte sui temi dell’Appello, anche in relazione alla necessità di incalzare i firmatari eletti a Strasburgo sugli impegni da essi presi.

Senza allargare l’analisi a tutta la situazione nel mondo (terrorismo, Iraq, ecc.), alcuni fatti recenti relativi all’Unione Europea sono più che preoccupanti e rivelano una linea di tendenza che non può che essere giudicata negativamente: l’astensionismo dell’elettorato, l’emergere un po’ dovunque di tendenze di tipo nazionalista, l’allargamento ad Est con un probabile assorbimento di risorse  e di attenzione a discapito di interventi nelle aree esterne del Sud del mondo, la nuova Costituzione europea che dal punto di vista del rapporto Nord/Sud e del problema pace/guerra, non fa alcun passo avanti rispetto ai Trattati in vigore. Questa situazione viene poco analizzata e percepita anche da chi segue da vicino le questioni europee. Essa esige un raddoppio dell’attenzione e dell’impegno da parte delle riviste e delle forze pacifiste.

VITTORIO BELLAVITE - Milano.



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