ROM E SINTI: UN’IDENTITÀ DA RITROVARE
Queste note servono ad offrire alcuni elementi conoscitivi sul popolo nomade e non vi è pretesa di esaurire gli argomenti o di dipanare compiutamente le problematiche.
Inoltre mi è sembrato importante cercare di capire come stia cambiando la società zingara, lasciando volutamente da parte gli elementi negativi solitamente ed abbondantemente ricordati in altre sedi, per superare le barriere dei pregiudizi e per dar ragione a un popolo storicamente relegato ed emarginato.
UNA REALTÀ DOPPIAMENTE ATTUALE
La condizione delle popolazioni Rom in Europa si è aggravata con il crollo del socialismo reale nell’Est, poiché proprio tale crollo ha ridato spazio alle rivendicazioni etniche che, per diversi decenni, erano tenute sotto controllo da parte del potere ed a farne le spese sono stati soprattutto i Rom Vlax, Rom dell’Est, i quali non potendosi riconoscere in nessuna delle etnie in contrapposizione, sono stati perseguitati e ripudiati da tutti. Per assurdo il ritorno alla democrazia, o perlomeno ad una forma di governo che afferma di assumere criteri democratici, ha segnato la recrudescenza di azioni persecutorie nei confronti dei Rom.
Come nel passato, la spinta ad occidente di decine di migliaia di Rom è stata causata da un processo di espulsione attuato dalle cosiddette nuove autorità democratiche, che per contenere la rabbia causata dalla delusione popolare che si aspettava di più dal cambiamento, trova negli zingari uno storico capro espiatorio. Atti di vero e proprio razzismo hanno segnato il trapasso tra il prima e il poi della caduta del muro di Berlino. I regimi socialisti avevano tutelato una pace sociale ed etnica, perlomeno nei confronti dei Rom, ma il rigurgito di neonazismi localisti ha rotto questo equilibrio imposto e non maturato in una pacifica crescita democratica.
Inoltre, la disgregazione dei Balcani ha costretto alla fuga coloro che non avrebbero avuto posto in una società divisa geograficamente per etnia, religione e lingua.
La popolazione Rom è l’unica popolazione che rischia di essere profuga a vita, senza possibilità concrete di ritorno.
Un popolo, che nell’Est dell’Europa è stato caratterizzato da una sedentarizzazione secolare, è stato solo recentemente costretto a rimettersi in movimento verso Ovest, in cerca di spazi di tolleranza e di reale democrazia basata sul rispetto dei diritti fondamentali della persona.
Ma l’Occidente non gradisce questi nuovi zingari e attua delle politiche di espulsione, anche se non si capisce verso dove. Dal 1992 al 2000 tutta l’Europa, Italia inclusa, ha cercato di togliersi da dosso questa presenza critica e mal tollerata dalle proprie popolazioni, tentando di invogliare i nuovi arrivati, con le buone o con le cattive, a togliere il disturbo.
Inoltre, a fronte di una massima disponibilità esplicitamente dichiarata nei confronti dei profughi kosovari nel corso dell’ennesima guerra balcanica del 1999 – espletata con enorme risalto autogratificante – nel momento in cui, a conflitto dichiarato chiuso, si sono presentati migliaia di Rom perseguitati a loro volta dai kosovari “liberati”, l’Occidente della Nato, Italia inclusa, ha fatto orecchie da mercante. Migliaia di Rom sono stati costretti ad affidarsi agli scafisti albanesi o ad altre filiere mafiose per mettere in salvo la propria vita e la propria famiglia. Uno dei prodotti indesiderati della guerra del Kosovo è stata la fiumana di profughi Rom, che nessuno voleva di fatto tutelare.
L’Italia dal 1992 al 2000 ha visto arrivare dai Balcani, più che accolto, circa 16.000 Rom, i quali, in assenza di programmi di accoglienza o di inserimento, si sono sparsi sul territorio nazionale, facendo affidamento sull’ospitalità di famiglie di parenti o di conoscenti. Un numero insignificante di strutture pubbliche si è fatto carico di questi profughi figli di un dio minore. Infatti continuamente ricorre la domanda “sono zingari o sono profughi?”, come per dire: come può essere profugo uno zingaro, che per natura gira per i fatti suoi e quindi non ha una patria ?
Certo, i Rom slavi arrivati per ultimi, hanno fatto subito traballare la già instabile condizione di chi li aveva preceduti, esasperando ulteriormente i rapporti tra Rom e gagè.







