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QUICHÉ / LA DIOCESI PIÙ MARTIRE DELL’AMERICA LATINA

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Sono venuto da queste parti come prete fidei donum della diocesi di Crema e ci sono rimasto, sedotto da questo meraviglioso popolo, che possiede un ricchezza umana, culturale e religiosa non comune.In questo primo articolo cercherò di delineare a grandi tratti alcune caratteristiche del contesto in cui ci mi trovo. Durante l’anno approfondirò quanto appena accenno in questo primo approccio. Sono vescovo della diocesi del Quiché, nell’altopiano guatemalteco al confine con lo Stato messicano del Chiapas, nella quale per quasi trent’anni ho esercitato il ministero presbiterale e che fu guidata da mons. Juan Gerardi, il vescovo martire dei diritti umani trucidato nel 1996 da membri dell’esercito. La diocesi ha una superficie di 8.378 Km , un milione di abitanti, per l’85% appartenenti a tre etnie di discendenza maya, e 40 preti, in maggioranza locali. “Guatemala, il paese eternamente dimenticato”. Così il premio Nobel della letteratura, Miguel Ángel Asturias, definiva la sua terra d’origine. Nemmeno durante gli anni in cui la popolazione guatemalteca veniva trucidata, il Guatemala faceva notizia. È venuto alla ribalta soprattutto nel 1992, quando a Rigoberta Menchú è stato assegnato il premio Nobel per la pace. E di pace il paese ha molto bisogno. Qui, infatti, c’è stata per trentasei anni una guerra definita di “bassa intensità”, ma che ha lasciato più di 200mila morti, 40mila vedove e popolazioni disperse o esiliate soprattutto nel vicino Messico. Un conflitto armato in cui l’esercito combatteva la guerriglia sterminando popolazioni intere in base alla politica di “terra bruciata”, proprio come ai tempi della guerra in Vietnam. Nel dicembre del 1996 sono stati firmati gli accordi di pace, chiudendo una lunga epoca di terrore e d’indicibile sofferenza per l’intera popolazione. In questi ultimi anni molti guatemaltechi sono emigrati soprattutto negli Stati Uniti per migliorare la situazione economica delle loro famiglie. La diocesi del Quiché ha avuto una storia del tutto parti- colare per le sue caratteristiche socio-economiche: una zona dove la popolazione ha vissuto nella miseria, sfruttata all’estremo dai latifondisti nelle piantagioni di caffè e canna da zucchero, vittima del razzismo, dell’emarginazione e dell’abbandono quasi totale da parte dello Stato, in termini di istruzione, assistenza sanitaria e servizi sociali. Come tutti i popoli originari d’America, i maya del Guatemala sono sempre stati profondamente religiosi, avendo una spiritualità e cosmovisione proprie. All’inizio del 1500 francescani e domenicani provenienti dalla Spagna hanno cominciato l’evangelizzazione. Per varie ragioni dopo l’indipendenza la Chiesa del Guatemala ha sofferto fasi di persecuzione, con l’espulsione di sacerdoti, religiosi e suore. Ciò ha provocato la formazione di un laicato che è stato il protagonista, la spina dorsale della diocesi, in generale della Chiesa in tutto il Guatemala. Questo laicato negli anni 80 del secolo scorso ha dato una testimonianza esemplare ed eroica, fino al martirio, tanto che la diocesi del Quiché è stata definita la più martire dell’America latina: una Chiesa che ha scritto la propria storia col sangue, identificata con le sorti e le lotte del suo popolo per una vita dignitosa, per un futuro migliore per tutti. Oggi siamo impegnati affinché la dimensione missionaria sia sempre più l’asse portante della pastorale, secondo gli orientamenti della V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano (Celam), svoltasi ad Aparecida, in Brasile, nel 2007. Facendo comunque sempre tesoro e riferimento alla prassi che da tempo questa diocesi ha portato avanti per la costruzione del regno di Dio.

(Rosolino Bianchetti)


Mentre ringraziamo mons. Edmond Djitangar, vescovo del Ciad, che durante l’anno scorso ci ha fatto vedere il mondo dal “buco di Sarh”, diocesi del dimenticato Sahel subsahariano, diamo il benvenuto a mons. Rosolino Bianchetti, vescovo del Quiché guatemalteco, cui passiamo il testimone della rubrica “Ultima di MO” per l’anno 2014.

Rosolino, nato a Camisano, diocesi di Crema, nel 1945, è prete dal 1974 e dal 1979 missionario fidei donum in Guatemala. Nel 2008 è stato nominato vescovo della diocesi di Zacapa y Santo Cristo de Esquipulas e nel 2012 trasferito a quella del Quiché. Segue da molto tempo la rivista “Missione Oggi” dei saveriani,  una congregazione missionaria che gli è rimasta nel cuore per i suoi trascorsi in essa negli anni 60, scrive il vescovo del Quiché, “interrotti durante il noviziato, quando mi fu spiegato che la mia salute precaria non mi avrebbe permesso di andare in missione”. Ironia della sorte – e in barba ai criteri selettivi saveriani degli anni 60 –, in missione Rosolino c’è da Missione Oggi/Gennaio 2014.45, ben trentasei anni!

Davvero, per la sua missione, Dio sceglie la via della fragilità.  



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