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PIOMBINO / QUARTIERE COTONE / UNA CHIESA IN USCITA MISSIONARIA

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Dopo più di un decennio in Congo RD, allora Zaire, abbiamo lasciato quella terra per dar vita in Italia a un centro di formazione alla vita missionaria. Nel 1986 ci siamo stabiliti nella diocesi di Massa Marittima-Piombino (Li), dove il vescovo ci affidava la parrocchia del periferico e abbandonato quartiere Cotone, addossato alle grandi acciaierie della città. Qui abbiamo cominciato ad animare con criteri missionari la pastorale ordinaria, dando vita contemporaneamente al Centro Fraternità Missionarie (Cfm) per la formazione insieme di famiglie e di preti che sentivano la chiamata alla missione “ad gentes”.

Come abbiamo cominciato? Semplicemente vivendo da missionari che hanno a cuore la testimonianza di Gesù e la vita fraterna con la gente, dove si spezzano pane, parole e Parola che aprono coscienze e stimolano cammini. Tra le tante che si potrebbero descrivere ne sottolineiamo due che sono state importanti per la nostra esperienza.

IMPARARE DALLA VITA

Uscire, entrare, rinascere sono verbi che indicano itineranza, agilità, apertura, creatività, i verbi tipici della missione, ma anche della semplice vita umana. Fin dal primo momento, infatti, per venire al mondo abbiamo dovuto uscire-entrare-nascere e poi sempre rinascere. A ogni cambiamento di vita, sia positivo che drammatico, tutto ci ha spinto a uscire-entrare-rinascere. I “figli” sono cresciuti, ci hanno gratificati e anche fatto disperare: con loro abbiamo dovuto continuamente uscire-entrare rinascere. Sperimentiamo la ricchezza e la reale difficoltà a vivere in una società multietnica, pluriculturale e diversamente religiosa: per restare umani e per camminare insieme verso un futuro positivo siamo costretti a uscire-entrare-rinascere. Così anche la Chiesa, per essere “oggi” testimone dell’amore di Dio, è seriamente invitata a sempre uscire-entrare-rinascere.

TRE DOMANDE FONDAMENTALI

In quale dio crediamo? Quale Chiesa siamo chiamati a essere? Quale cristiano ne emerge? Noi chiamiamo queste domande “la cassetta degli attrezzi”, consegnata in questi anni sia alle due parrocchie (nel frattempo se n’era aggiunta un’altra), sia a chi è partito ad gentes perché, sviluppandone nel tempo i contenuti, provocassero e nutrissero l’autocoscienza di essere discepoli e discepole di Gesù permanentemente missionari, chiamati e inviati a vivere nel mondo con la sua stessa passione per certe cose invece che per altre.

Una frase ascoltata tempo fa secondo cui tanta pastorale tende oggi a formare cristiani “attirati religiosamente, ma non fecondati culturalmente”, ci ha fatto riconoscere di avere scelto e cercato in tutti questi anni di fecondare il nostro popolo di Dio, in modo semplice e adatto alla gente, con una cultura biblica e teologica affrancata da tradizionalismi che impediscono di crescere nella conoscenza, nella libertà, nella capacità di uscire verso una vita aperta a tutti. Non potendo sviluppare i contenuti di queste tre domande, ci limitiamo ad assicurare che sono assolutamente provocatorie, davvero capaci di far cambiare mentalità e vita e anche di indurre qualche mal di pancia in chi crede che questi fedeli laici siano troppo autonomi e pensanti! 

LA VITA PARROCCHIALE

Una delle nostre caratteristiche fin dall’inizio è stata quella, diremmo oggi, di “non occupare spazi, ma di avviare processi” per formare gente adulta nella fede, portatrice di sana e matura autonomia di pensiero e di scelte, responsabilmente capace di districarsi da cristiani nella complessità della vita. Come scelta prioritaria abbiamo strutturato la parrocchia in comunità territoriali, chiamate Piccole Comunità del Vangelo, dove al centro c’è la parola di Dio riflettuta nelle case e confrontata seriamente con la vita. Questa scelta ha portato a pratiche virtuose di discernimento comunitario, a creare un clima del quale beneficiano anche quelli che non partecipano a queste piccole comunità, a liturgie più vive e partecipate, a una comunione reale e non da sogno, con tutte le sue difficoltà e bellezze. Oltre a questo, in parrocchia non si fa molto altro, perché la vita concreta si svolge altrove ed è lì che si è presenti.

IL QUARTIERE COTONE

Con gli anni il quartiere ha cambiato volto, passando da zona di operai a quella di grande immigrazione con la bellezza e la problematicità che questo comporta. Ultimamente è nato il Tavolo di Quartiere al quale partecipano varie associazioni e come sempre la parrocchia, per costruire insieme integrazione, bene comune, solidarietà. Nella grande piazza ristrutturata, che la gente ha ribattezzato Piazza della Rinascita, vedi giocare bimbi e ragazzi di ogni tribù lingua e popolo... e noi accettiamo con gioia che sia questo il grande “oratorio” formativo in cui molti spendono le proprie energie educative.

TUTTO POSITIVO DUNQUE?

Certo che no! Come ogni vita umana siamo stati abitati anche noi da bellissime luci e da dolorose oscurità. Caratteri contrastanti, ferite provocate o ricevute, mancanza di lucidità e di coraggio, dieci passi avanti e altrettanti indietro: tutti conosciamo queste dinamiche. Ora però che la nostra presenza a Piombino  per diverse ragioni sta per concludersi, il ringraziamento per ciò che abbiamo potuto vivere è infinitamente più grande, forse perché, per dirla ancora con papa Francesco, allo sforzo per apparire esperienza perfetta preferiamo riconoscerci cristiani incidentati per aver scelto di percorrere le strade tortuose, faticose e infangate dell’esistenza, come tutti.

CENTRO FRATERNITÀ MISSIONARIE

È il motivo vero del nostro rientro dal Congo RD e con esso abbiamo proposto e curato questa modalità di partenza missionaria: “partire come comunità” composta da famiglie e preti insieme per vivere, prima ancora del fare, la fraternità cristiana e la corresponsabilità in ogni campo. “Vita fraterna con  la gente”, condivisa nella semplicità delle relazioni e dei gesti quotidiani, coscienti anche di inserirsi in un popolo e in una Chiesa locale che hanno già la loro storia, la loro vita sociale e il loro rapporto con Dio. “Modalità di intervento” che si spende soprattutto per innescare processi di cambiamento nelle menti e nei cuori e che poi accompagna nella realizzazione di opere volute e fatte dalla gente. Rientro inteso come “nuova partenza”: si conclude una tappa della vita, si riparte positivamente per un’altra sulla falsariga dell’uscire-entrare-rinascere. Il Cfm accompagna nel discernimento, nella formazione, nel servizio in missione e al rientro, mantenendo i contatti istituzionali tra diocesi che inviano e diocesi che ricevono. In questi anni sono partite dieci famiglie e quattro preti per il Ciad, il Mozambico, la Cina, la Tunisia. “Tutto qui?”. Calcolando in base ai cinque anni circa per ogni coppia, senza contare i figli, e ai dieci anni circa per ogni prete, risulta che il “tutto qui” abbia donato oltre 100 anni alla missione ad gentes!

CITTÀ E TERRITORIO

Come missionari abbiamo percepito fin dall’inizio che non dovevamo imporci come capofila protagonisti di cose da fare, ma di collaborare fraternamente con quello che ci veniva proposto dai più svariati agenti per il bene comune, il mondo del lavoro, la pace, la solidarietà internazionale. Condividiamo una frase di papa Francesco: evangelizzare non è proselitismo, ma è condividere spazi di luce. Abbiamo cercato in questi anni di vedere, indicare e condividere gli spazi di luce che già esistevano o che nascevano per aiutare tutti a respirare, a rianimarsi, a mettersi in cammino per costruire umanità e terra rinnovate. In questo modo la parrocchia è stata punto di riferimento e anche volano per la nascita di cose belle.



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