PENSARE LA MISSIONE AL TEMPO DELLA RETE
Come pensare e ripensare la missione al tempo della rete? Oggi non possiamo più estraniarci dall’ambiente digitale. Volenti o nolenti nel cyberspazio ci siamo comunque. Anche il semplice uso della tessera-fedeltà al supermercato o il sottoporci ad esami clinici di controllo genera una mole di dati elettronici che sono identificabili con la nostra persona.
Virtuale non è sinonimo di falsato, ma deriva dal latino virtus, cioè “potenza”, che può essere messa a servizio anche della missione.
Però la rete suscita ancora paure e resistenze in tanti operatori pastorali. “Da quando sono tornato dalla missione – ha affermato un missionario dopo quarant’anni d’Africa – mi sento un marziano. Queste tecnologie non mi appartengono”. Eppure alcune persone sono arrivate da lui e hanno iniziato un percorso di riavvicinamento alla pratica cristiana, perché hanno letto una sua testimonianza in rete.
Anche i missionari stanno imparando a considerare la rete come un allargamento degli orizzonti della loro esperienza reale.
Ma non c’è il pericolo di una “missione liquida”, senza un coinvolgimento reale con le persone?
A queste sfide cerca di rispondere il dossier, attraverso il racconto e la testimonianza di teologi, missionari e giornalisti, da tempo impegnati a coniugare web e missione, web e pastorale.
Quello che stanno sperimentando non è solo una nuova modalità della comunicazione, ma anche della missione.







