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Non dimentichiamo la Chiesa del Centrafrica

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Sarh si trova a 136 chilometri dalla frontiera della Repubblica Centroafricana (Rca). Da una quindicina d’anni questo paese confinante conosce un’insicurezza endemica nata da ammutinamenti dell’esercito e da successive ribellioni che hanno turbato la sua vita civile e le sue relazioni con i paesi confinanti.

Quindici anni di instabilità e soprusi

Un primo gruppo di ribelli, rifugiatosi nel Sud del Ciad, ha conquistato il potere nel 2003 con la benedizione della Francia e l’appoggio di un contingente dell’esercito ciadiano. Ciò ha provocato, a ondate successive, l’arrivo di profughi nelle diocesi di Sarh e Goré, al confine con l’Rca. È seguita una parvenza di normalizzazione della vita pubblica grazie ad elezioni, che sono state contestate.

Nel dicembre 2012, diversi gruppi armati, composti da centroafricani e da elementi reclutati in Ciad e in Sudan, si sono coalizzati e hanno occupato, nell’aprile del 2013, la capitale Bangui. Il capo della coalizione si è auto-proclamato presidente, ma il potere è rimasto nelle mani dei signori della guerra e i loro uomini saccheggiano i paesi con estorsioni e ruberie.

Un legame fraterno e solidale

La nostra Chiesa-Famiglia di Dio di Sarh è legata alla Chiesa del Centrafrica per la storia dell’evangelizzazione: i primi missionari furono i Padri spiritani che venivano dall’Oubangui; abbiamo, perciò, una “parentela” di origine apostolica, che ci ha spinto a mantenere relazioni fraterne e di solidarietà. La nostra Chiesa, purtroppo, non ha altre possibilità di intervento che l’assistenza occasionale.

Nel 2005 abbiamo organizzato l’accoglienza della prima ondata di rifugiati, grazie a una rimanenza dei fondi di aiuto per il ritorno dei rifugiati e grazie al puntuale appoggio del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs). Il comitato “Giustizia e pace” della parrocchia di Maro, vicina alla frontiera, ha potuto così fornire viveri a circa 3mila rifugiati. Siamo stati, però, sopraffatti rapidamente ed abbiamo allertato i nostri partner nella Chiesa e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

Temevamo una grande catastrofe umanitaria a causa del numero dei rifugiati che si moltiplicava e della stagione delle piogge che stava per iniziare. Quando l’Unhcr è, finalmente, arrivato ha creato un primo campo a Yaroungou e poi un secondo a Moula. Il nostro ruolo si è perciò concentrato sull’assistenza pastorale dei campi. Io ho potuto fare due visite per animazione pastorale e un ritiro spirituale e ho avuto la gioia di offrire l’ospitalità, a Sarh, a una comunità religiosa e, a seguito della chiusura del seminario di Bangui, a sei seminaristi della diocesi vicina Kaga Bandoro.

Molte ambiguità ed esitazioni

I recenti sviluppi della situazione, l’ambiguità dei governi dei paesi confinanti, in particolare il nostro, e le pressioni di cui è fatta particolarmente oggetto la Chiesa cattolica, sono causa di preoccupazione per la nostra Conferenza episcopale. La mancanza di un’informazione oggettiva e il non avere alcun mezzo per fare pressione sul nostro governo affinché arresti le manovre di indebolimento dell’Rca, ci fanno assistere impotenti alla situazione di sofferenza della nostra Chiesa sorella. La nostra Conferenza episcopale da tempo esita a prendere una posizione chiara di denuncia di questa situazione di precarietà. La questione è stata affrontata nell’ultima sessione plenaria e non si è potuto fare altro che inviare una lettera di fraternità e di solidarietà ai pastori e ai fedeli della Chiesa-Famiglia di Dio del Centrafrica.

Diamo voce a chi non può parlare

La situazione centrafricana è poco conosciuta dall’opinione pubblica internazionale perché la stampa ne parla poco. Noi cerchiamo, come possiamo, nei diversi incontri e conferenze internazionali, di prestare la nostra voce ai vescovi del Centrafrica, invitando i cristiani cattolici del mondo intero a non dimenticare questa Chiesa. Anche se ciò non è risolutivo, la nostra voce manifesta la sollecitudine e la comunione con una Chiesa sorella in grande difficoltà.

Questo articolo si colloca nella stessa dinamica e vuole invitare i lettori di Missione Oggi, da un lato, a cercare sui siti internet informazioni sul Centrafrica e, dall’altro, ad avviare azioni concrete di aiuto.


Sarh (Ciad), 12 ottobre 2013.



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