NELLA FRAGILITÀ LA SALVEZZA
Di fronte ad una malattia grave, che, come una tenaglia, piega le nostre forze, possiamo perdere ogni speranza di saltarci fuori. Allora può capitare di immaginarci una “scorciatoia” in grado di mettere fine alla nostra stessa esistenza.
Capita anche nella vita matrimoniale e familiare: al primo contrattempo, c’è chi decide di arrendersi perché non regge l’impatto delle preoccupazioni. Possiamo sperimentare tale sentimento di cedimento anche nella nostra relazione con Dio.
A volte abbiamo l’impressione che Gesù ci stia chiedendo troppo e che il Vangelo stia diventando come un cappio al collo, un giogo impossibile. La tentazione è quella di abbandonare tutto, compresa la nostra vita spirituale e religiosa.
Messo di fronte a queste drammatiche situazioni, l’uomo si rende conto di avere davanti a sé come un muro insormontabile, impossibile da varcare, per cui cade in una tristezza mortale, in balia dell’incertezza e della delusione, del sentimento di impotenza.
È molto importante che l’essere umano accetti la sua nativa fragilità, e perciò tutti i suoi limiti. Infatti, secondo il filosofo Martin Heidegger, uno può vivere in modo autentico solo se accetta i propri limiti e contemporaneamente non distoglie lo sguardo dall’infinito, cioè dai traguardi che non sono alla sua portata.
La consapevolezza dei nostri limiti ci aiuta a restare umani. Non si tratta di rassegnazione, ma dell’accettazione della verità (realtà) su di noi, verità che ci aiuta ad aprirci all’etica dell’infinito. Quando l’uomo riconosce il limite, che da solo non può varcare, sente il bisogno di qualcuno che lo aiuti. Per il credente, questo qualcuno è Dio.
Dio non esige da noi l’impossibile. Nella teologia morale si studia la norma che ad impossibilia nemo tenetur: nessuno è tenuto a fare ciò che gli è impossibile. Sfortunatamente, non sempre abbiamo seguito questa regola.
Come scrive papa Francesco,
“senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno [...] un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute” (Evangelii gaudium 44).
Tanti vivono questo senso del limite nell’esperienza del matrimonio e della famiglia. Molti si scoraggiano di fronte alle grandi sfide della vita matrimoniale e decidono di separarsi. Per la stessa ragione alcuni, dopo l’ottenimento del divorzio, cominciano una seconda relazione e formano una seconda famiglia.
Come regola generale, questa situazione rende impossibile la piena partecipazione alle riunioni dell’assemblea cristiana. Però, come insegna papa Francesco nell’esortazione apostolica dopo il secondo Sinodo sulla famiglia, nessuno di essi è da considerare scomunicato.
C’è sempre la possibilità di riconciliarsi con Dio. Mentre dobbiamo continuare a tenere alto il valore del sacramento, come impegno perenne di fedeltà e unità, riconosciamo che ci sono persone che, nonostante la loro buona volontà, sono limitate nel comprendere e attuare tale verità. Il grado di responsabilità morale varia secondo le circostanze (limiti) in cui uno si trova. Nelle parole di Francesco, l’uomo “si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa” (Amoris laetitia 301).
È importante tenere in considerazione che “per Dio nulla è impossibile”. Con la sua grazia può elevarci dai limiti morali e spirituali. Egli può risuscitarci dalla morte morale e spirituale. Non supereremo mai i nostri limiti con le sole nostre forze, ma con l’aiuto di Dio che stende la sua mano per farci uscire dalle cisterne screpolate che ci siamo scavati.
Con il suo aiuto, Dio ci infonde coraggio, affinché riprendiamo forza e non ci lasciamo piegare dai nostri limiti umani, i quali anzi possono diventare l’occasione per rialzarci e riprendere il cammino della salvezza.







