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MEDIO ORIENTE: C’È CHI VUOLE FORTEMENTE LA PACE

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C’è un Medio Oriente che i giornali, soprattutto quelli italiani, non raccontano. È quello di chi vuole fortemente la pace; e lavora, giorno dopo giorno, perché questo sogno non svanisca del tutto. Dorothy Naor, un’americana che dal ’58 vive in Israele e il prossimo 7 marzo compirà 72 anni, è una di loro.

A chi le chiede come mai, dall’inizio della costruzione del Muro (giugno 2002), non abbia mai cessato di urlare il suo no, risponde:

“Lo faccio per i miei figli e i miei nipoti; perché possano vivere, un domani, in uno Stato realmente democratico”.

Un obiettivo che caratterizza anche la protesta dei riservisti: dalla guerra del Libano (1982) alla campagna di repressione tuttora in corso nei Territori Occupati, sono stati centinaia i soldati israeliani che si sono rifiutati di prendere parte alle operazioni al di là della Linea Verde (1967). Le racconta un libro, Meglio carcerati che carcerieri, curato dallo storico e giornalista Peretz Kidron.

Seguono le voci di Yuval Lotem, refusenik dall’82; del capitano Yonatan, uno dei 27 piloti che il 24 settembre, in una lettera al generale Dan Halutz (capo dell’aeronautica), hanno annunciato l’intenzione di non prendere parte agli “omicidi mirati” nei Territori. Non poteva mancare, infine, al voce di palestinese ”impegnato”, il dottor Eyad el-Sarraj, che spiega l’origine di kamikaze.

Tutti gli articoli si possono anche leggere sul sito WWW.PEACEREPORTER.NET, che ringraziamo per il permesso di pubblicazione.


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