LE VOCI, I VOLTI, LE LOTTE DELL’«ALTRA AMERICA»
Dall’America pro o contro la guerra, ci arrivano soprattutto, se proprio non solo, le percentuali dei sondaggi d’opinione: come le quotazioni dei titoli di borsa, anche le ideologie o le convinzioni personali sembrano cambiare repentinamente di segno. Si potrebbe dire: le opinioni come oggetto di scambio.
Così mentre i broker di Wall Street guardano ai profitti che possono derivare dalle loro speculazioni finanziarie, nel gioco della politica ciò che diventa oggetto di contrattazione è il livello di consenso dei cittadini. Proprio per questo le percentuali dei favorevoli o contrari ai conflitti militari in corso ci dicono ben poco della gente, di cosa realmente pensa e fa.
Così, alla fine, ci accorgiamo che di questo grande Paese sappiamo ben poco, per non dire quasi nulla.
Anche dell’«altra America», a cui ci sentiamo più vicini: quella delle centinaia di associazioni, gruppi, comitati che in mille modi hanno detto no alle bugie, agli intrighi, alla demagogia di Bush e dei suoi funzionari. Oltre che alla morte dei propri giovani in divisa come di quella degli altri, i “nemici” di turno.
Vale la pena dare un’occhiata al nuovo peace movement americano, e scoprire quelli che, come recita un cartello portato da un manifestante, si sentono a buon diritto, i nuovi “patrioti della pace”.






