Pierre Claverie era nato in Algeria, ma confesserà in seguito: “Non avevo mai sentito dire che l’arabo fosse il mio prossimo: forse me l’avevano detto, ma non l’avevo sentito”. Decise di ritornarvi: “È allora che è iniziata la mia vera avventura personale, una rinascita: scoprire l’altro, vivere insieme con l’altro, ascoltare l’altro, lasciarmi anche modellare dall’altro non significa perdere la propria identità, rifiutare i propri valori, ma significa concepire un’umanità plurale, non esclusiva”.
Queste note sono da noi liberamente tradotte dal magistrale volume appena edito di J.J. Pérennès, che citiamo a parte. Non vogliono solo dirci che il dialogo è una cosa seria ed esigente, ma soprattutto indicarci quelli che Pierre Claverie – che muore per aver voluto rimanere accanto agli amici…
Articolo disponibile solo agli abbonati. Se hai già un abbonamento accedi con le tue credenziali oppure clicca sul pulsante rosso per attivare un nuovo abbonamento.