LE SFIDE DI UN’ETICA MONDIALE
Da oltre trent’anni il tema di una etica condivisa mondialmente, grazie all’apporto di tutte le religioni e in grado di parlare a tutte le culture, ha impegnato filosofi, teologi e antropologi. Il dato di fatto è che spesso non vi è una convergenza di intenti e di vedute, in quanto si evocano differenti strategie di codifica dei comportamenti e dei sistemi valoriali.
Nondimeno, è indubbio che un percorso di confronto/dialogo vada messo in cantiere. Indagare i luoghi del riconoscimento reciproco e delle fondamenta delle costruzioni delle relazioni sociali può portare ad una maggiore reciproca conoscenza e reciprocità di intenti.
Per rimanere nell’ambito della teologia cattolica, gli approcci sono molteplici.
Tanto per citarne uno dei più noti, occorre ricordare Raimundo Panikkar che, rispetto al concetto di etica mondiale, preferisce parlare di etica condivisa, dialogica e contemplativa. Il concetto di “etica mondiale” elaborato a Tubinga da Hans Küng e Karl-Joseph Kuschel alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso trova però l’avallo e il sostegno del Parlamento delle Religioni a Chicago nel 1993.
In quel contesto nasce la Dichiarazione per un’etica mondiale. La proposta di un’etica mondiale (Weltethos) ha conosciuto un’implementazione in diversi paesi e, accanto all’elaborazione teorica sviluppata in questi ultimi anni, sono cresciuti gruppi organizzati in modo autonomo, che, nel mondo dell’educazione, della cultura, del lavoro e dell’economia, cercano di rinsaldare una relazione eticamente corretta tra le persone e tra queste e il bene del “creato”.







