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Le ragioni e le speranze del Convegno

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CONVEGNO 2000 - PRESENTAZIONE

Tutto il numero, arricchito di pagine, è dedicato agli Atti del convegno di Missione Oggi, che si è svolto il 30 settembre scorso presso la nostra sede di Brescia. Ringraziamo i 300 partecipanti, i relatori e tutti gli amici che con la loro collaborazione hanno contribuito alla giornata di amicizia e di ricerca.

Vorrei dire una parola per richiamare il significato e il taglio del convegno. In alto appare la scritta il coraggio della profezia, ma sapete bene che il titolo è più ampio, ha una premessa con tre capitoli. Sono tre grosse realtà, su cui ci siamo soffermati quando abbiamo deciso il tema del convegno: “Di fronte ai drammi del nostro mondo, al pensiero unico, all’abdicazione culturale: il coraggio della profezia”.

Di fronte ai drammi del nostro mondo

Tra questi voglio sottolineare:

– la crescente diseguaglianza, non solo tra Nord-Sud ma all’interno stesso dei paesi ricchi, con le esclusioni crescenti che essa comporta;

– la cultura di guerra, che in questi anni si è espressa da noi nei fatti dei Balcani fino alla giustificazione nella violenza con pretesti etici. I conflitti armati sono crescenti in tutto il mondo, particolarmente in Africa, grazie anche alla corsa per l’accaparramento dei diamanti, petrolio, oro e minerali strategici: da segnalare la novità costituita dalle “compagnie militari private”, più potenti dei singoli stati africani;

– gli spostamenti inumani d’intere masse che derivano dalle realtà richiamate: ancora una volta i paesi africani sono quelli più colpiti, per il numero e per le condizioni di vita dei profughi e degli sfollati (nel numero di ottobre abbiamo documentato la situazione incredibile dei “campi” del Burundi), ma il fatto dell’immigrazione, nei suoi molteplici risvolti, interpella direttamente tutti noi e il futuro della nostra società e delle nostre chiese.

Anche se sommariamente, ho voluto evocare questi drammi perché il volto delle vittime sia presente davanti a noi in tutta la nostra giornata.

Di fronte al pensiero unico

Costatiamo sempre più che la globalizzazione economica dominante, con la sua logica e i suoi criteri, sembra colonizzare tutto e tutti.

Di fronte all’abdicazione cuLturaLe

Ma quello che nella nostra riflessione ci ha colpito è stato l’avvertire come di fronte a questi drammi, di fronte a queste vittime, di fronte alla dittatura avvolgente del pensiero unico, di fronte al modello culturale che giorno dopo giorno sta passando nella nostra società, ci sia come un’abdicazione generalizzata, una rinuncia al senso “critico”, quasi una tacita rassegnazione.

Si è un po’ tutti succubi, dai partiti ai sindacati e alle stesse chiese, di una mentalità che sembra non avere alternative. Certe sparate dell’ultimo mese sembravano impossibili quaIche tempo fa: se oggi si fanno è perché si sa che sono “gradite”, sono bene accolte, i sono attese.

Il coraggio della profezia

Ci è sembrato importante, allora, affrontare un tema d’orizzonte, oltre il contingente di singoli problemi, ma che è a monte di tutti: un tema culturale, che ci sembra consono alla tradizione di M.O. Un tema forse non spendibile in modo immediato sul piano politico, ma oggi assolutamente necessario perché la politica ritorni ad essere vera politica e perché il discernimento, la memoria, il senso critico, la profezia, sia in campo civile che ecclesiale, ritornino ad avere il posto che loro compete.

Siamo chiamati a prendere atto della crisi culturale profonda, che rischia di disgregare la comunità del nostro paese: perché se non c’è la voglia di “ragionare”, di “riflettere”, si dà via libera all’irrazionale e alle paure, e allora le cose più impensate diventano possibili. Nello stesso tempo vogliamo dirci, insieme, che non possiamo rassegnarci, ma dobbiamo riprendere 11 pensiero critico, recuperando anche le molteplici radici della cultura del nostro paese, di ieri e di oggi.

Ecco il senso delle due tornate di scambi della nostra giornata. A ciascuna delle due relazioni seguiranno alcuni interventi di membri del Gruppo redazionale, poi il dibattito con interventi liberi e risposta del relatore. Come vedete, il coraggio della profezia vorremmo declinarlo sia a livello civile (mattinata) che ecclesiale (pomeriggio).

Un lavoro da continuare

Il rabbi Hanoch diceva: “L’esilio vero di Israele in Egitto fu che gli ebrei avevano imparato a sopportarlo”. Il teologo Pino Ruggieri, che abbiamo avuto tra noi in un precedente convegno, osserva: “Dobbiamo prendere distanza dai luoghi comuni e talvolta irrigiditi (di mentalità, prassi, linguaggio) per riprendere il dialogo con la cultura del nostro tempo, per cercare insieme ciò che l’uomo odierno può riconoscere, accogliere e sperimentare come bello, buono, vero”. È con questo spirito che vogliamo vivere questa giornata.

Un’ultima osservazione. Quanto ci proponiamo di fare nel nostro convegno può essere come inizio di un lavoro che vorremmo continuare nella rivista, a partire dagli apporti, suggerimenti, piste di cammino che oggi emergeranno con il contributo di tutti.

Non trarremo delle “conclusioni“ al termine della giornata, ci proponiamo di ripensare il tutto per la presentazione del programma di M.O. per il nuovo anno.



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