LE RADICI “RELIGIOSE” DELLA CRISI GLOBALE ATTUALE
La crisi globale attuale mostra che le basi della Rivoluzione francese – di cui è figlia anche l’indipendenza del Perù nel 1821 –, per guidare il mondo moderno stanno emarginando definitivamente i popoli che volevano liberare. La libertà, l’uguaglianza e la fraternità si sono sviluppate come libertà individuale, senza responsabilità; come uguaglianza davanti alla legge, con il trionfo di un sistema di vita più disuguale che nel Medioevo; come fraternità ormai sull’orlo di una “terza guerra mondiale a pezzi” (papa Francesco), dopo le impressionanti guerre mondiali e la guerra fredda del Novecento.
Se vogliamo riparare le immense ferite sociali, economiche, politiche, ecologiche, ma soprattutto umane, dobbiamo smascherare i fondamenti spirituali di questa lunga epoca. La crisi attuale, infatti, coinvolge anche tutte le rivoluzioni di sinistra che hanno generato solo capitalismo di Stato e burocrazia, senza libertà, uguaglianza e fraternità, forse perché ancorate alle stesse basi spirituali dell’elitismo francese e in generale moderno.
Rousseau e Robespierre appartenevano a un’élite illuminata che viveva separatamente e si riteneva “pura”. Non è un caso che il Rinascimento e la filosofia kantiana, precursori dell’idealismo hegeliano e del marxismo, si basino sulla “ragion pura”, come se ci fosse una condizione asettica, in cui si potesse scoprire una verità, considerata poi “la verità” essenziale, incondizionata, che porta alla misurazione di tutto, al calcolo e controllo totale della realtà a partire dalla sua base matematica. Questo ha condotto allo straordinario sviluppo della scienza e della tecnologia, ma pure alla considerazione meccanicistica, conquistatrice e coloniale, dell’essere umano come “dominatore assoluto della realtà”.
Lo studio di Lucien Jaume su “l’idea di rigenerazione” nell’intreccio tra “Il religioso e il politico nella Rivoluzione francese” radica la svolta rifondatrice di tutto il mondo moderno in una concezione elitaria. E Robespierre ne mostra la base teologica nelle liturgie dell’acqua purificatrice: davanti alla statua della dea Iside, dalle cui mammelle sgorga l’acqua, i nuovi commissari delle assemblee si bagneranno e berranno, in un culto simile a quello dei riti ebraici di purificazione mediante il lavaggio. Quelli di Robespierre, che si considerava un uomo “pulito e puro”, un uomo “separato”, evocano una concezione della rigenerazione come pulizia dell’impuro, che non accetta la complessa vita mista degli uomini. La mescolanza e l’impurità si purificano non con un lento processo di discernimento e comprensione profonda, ma gettando via l’acqua sporca col bambino.
Inoltre, Robespierre usa come modello dell’“uomo nuovo” quello battezzato da Giovanni Battista con l’acqua. In effetti, Giovanni intendeva formare un gruppo di persone pulite-pure che, convertite dal bagno purificatore, sarebbero entrate nel gruppo dei salvati e avrebbero evitato il giudizio di Dio che si sarebbe manifestato in una “rigenerazione”, un castigo del mondo attraverso un fuoco generalizzato, da cui il bene sarebbe stato distillato come i metalli.
Gesù appare fuori dalla prospettiva di Robespierre, e quindi anche la misericordia e l’amore sono fuori. L’uomo nuovo è quello puro dell’élite illuminata e separata dall’impuro, che sarà dominato ed eliminato, o come accade oggi nel progetto transumanista, frutto dell’utilizzo del “materiale umano” per prolungare la vita di un’élite desiderosa di immortalità.






