LE MEGA-CHIESE NEL VECCHIO CONTINENTE / TRA SECOLARIZZAZIONE E DE-SECOLARIZZAZIONE
In questa rubrica ho parlato sinora della vitalità del cristianesimo nel mondo. C’è, tuttavia, un’eccezione: il Vecchio Continente. Da questo punto di vista, l’America (Stati Uniti, in particolare) è più religiosa dell’Europa. Cercò di dimostrarlo Peter Berger, un insigne sociologo della religione, scomparso nel 2017. Viennese di origine, di formazione luterana, era emigrato negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale.
TRA SECOLARIZZAZIONE E DE-SECOLARIZZAZIONE
Berger era un convinto sostenitore della teoria della secolarizzazione: le società industrializzate moderne avrebbero assistito a una lenta, inevitabile, eclissi della religione cristiana. Ma nel 1999 pubblicò un libro che già nel titolo annunciava che il suo punto di vista era cambiato. Parlava di de-secolarizzazione del mondo. I segnali gli parevano evidenti: risvegli spirituali, movimenti fondamentalisti in quasi tutte le religioni storiche, rivoluzioni politiche riuscite grazie alle religioni (Iran nel 1978, Polonia nel 1980), nuove mega-Chiese che aprivano a vele spiegate per il soffio dello Spirito Santo e ritorno di modi di credere tra il magico e il sacro. Mentre tutto ciò accadeva visibilmente in varie parti del mondo, compresa l’America, l’Europa, come Berger stesso riconosceva, sembrava appena sfiorata da queste nuove ondate di religiosità. Qui, le Chiese si sono svuotate, più per scelta e poco per tradizione. Nei paesi di tradizione cattolica, si salvano ancora solo quei sacramenti che antropologicamente sono vissuti, anche laicamente, come momenti pubblici e festivi, delle biografie individuali. La demografia fa il resto: nella vigna del Signore diminuiscono gli addetti ai lavori e ciò che sembrava un tratto distintivo delle società europee, il tessuto sociale e religioso che teneva assieme e rivestiva dalla culla all’altare le persone – alludo alle parrocchie cattoliche e alle comunità locali delle Chiese protestanti – si va indebolendo. In alcuni paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi) sono più le chiese dismesse che quelle ancora guidate da curati e pastori d’anime.
LIBERTÀ “DALLA” E “DI” RELIGIONE
Per spiegare tale differenza occorre guardare al passato. Gli Stati Uniti sono stati costruiti agli inizi da minoranze religiose costrette a migrare da un’Europa che era diventata ancor più intollerante da quando si era divisa fra cattolici e riformati. Né Roma né le Chiese storiche della Riforma accettavano che, nel momento in cui era in corso una sorta di guerra di religione (fratricida, di solito, la più feroce), si formassero movimenti di dissidenti, pacifici o rivoluzionari poco importava. Mentre in Europa ci si continuò a battere anche sui campi di battaglia in nome della differenza tra cattolici e protestanti, gli Stati Uniti apparvero ai Padri pellegrini la terra promessa, dove vivere liberamente la propria fede, pur se professata in modo plurale. Mentre, più tardi, l’Europa con la Rivoluzione francese affermerà il principio della libertà “dalla” religione, la nuova Gerusalemme d’oltreoceano proclamava la libertà “di” religione, come diritto umano fondamentale, principio irrinunciabile della democrazia. Lo Stato non aveva una sua religione, considerava piuttosto che il pluralismo delle fedi fosse un bene comune da difendere proprio grazie alla sua aconfessionalità. Da allora noi europei pensiamo che negli Stati Uniti ci sia “troppa” religione e che questo abbia un effetto negativo sulla società; gli americani, a loro volta, si sorprendono per la diffusa incredulità degli europei. Tuttavia, liberatasi, entro certi limiti, “dalla religione”, l’Europa non ha forse mai rinunciato a riflettere su di essa, anche in un momento critico come questo. Del resto, la secolarizzazione non è tanto la fuoriuscita secca dal cristianesimo, ma un processo, di cui vediamo ancora gli effetti, che favorisce un modo plurale di credere, non più in un assoluto definito come tale da una Chiesa. Credere nel relativo è forse l’essenza stessa della secolarizzazione così come l’abbiamo conosciuta in Europa.
MIGRAZIONI E CHIESE “ETNICHE”
Il Vecchio Continente comincia a somigliare a un paese come l’America perché l’immigrazione dai quattro angoli del pianeta di donne e uomini di fedi diverse ne sta di fatto cambiando la geografia religiosa. Un pluralismo religioso, per molti versi inedito e inatteso, si è sovrapposto alla tradizionale mappa delle fedi storiche (l’ebraismo e il cristianesimo). Di rimbalzo, inoltre, una parte delle persone di origini straniere tende a riprodurre tutte le nuove forme di cristianesimo che si sono affermate dal 1980 a oggi nel Sud del mondo. Dal neopentecostalismo alle mega-Chiese. Le migrazioni accorciano le distanze geografiche e le differenze religiose.
In Europa, per esempio, il fenomeno delle mega-Chiese guidate da leader carismatici prevalentemente non affiliate né alle Chiese storiche né alle congregazioni nate agli inizi del Novecento dal movimento pentecostale, non è ancora visibile. Tuttavia, ci sono alcuni segnali che ci dicono che non è detto che in futuro il fenomeno non prenda piede. Da un lato, con l’arrivo di immigrati provenienti dal Sud del mondo, si formano Chiese “etniche”, che, in altre parole, riproducono nelle società europee modelli ecclesiali e forme liturgiche già ampiamente collaudate nei paesi di origine; dall’altro, alcune mega-Chiese nate in Africa, America latina o Asia diventano transnazionali, cominciano a formare pastori e predicatori da inviare in Europa per fondare le loro succursali. L’Europa da loro è considerata terra di missione. Come se essi fossero la prima avanguardia di una missione all’inverso. Per ora, i risultati sono pochi. Spesso, l’operazione ha avuto un successo limitato. Le nuove Chiese di tipo carismatico, infatti, per ora sono al servizio di comunità di immigrati omogenei per lingua, cultura e provenienza geografica.
LE MEGA-CHIESE IN EUROPA
In Europa sono veramente poche (una quindicina) le Chiese autoctone di tipo carismatico, organizzate secondo il modello delle mega-Chiese, nate per la maggior parte tra il 1980 e il 2003. I paesi dove sono state inaugurate queste nuove strutture a forma di auditorium capaci di ospitare dai tremila ai settemila fedeli sono rispettivamente la Francia, la Gran Bretagna, l’Olanda, la Spagna, la Svezia, l’Ucraina e l’Ungheria. In Francia, in particolare, due sono le più note: la Charisma Christian Church e l’Église du Plain Evangile. La prima ha la sua sede principale a Parigi nel multietnico quartiere di Saint-Dénis; è stata fondata da Nuno Pedro, di origine portoghese, ex-pastore delle Assemblee di Dio, che si è messo in proprio dando vita a questa nuova Chiesa. La seconda, l’Église du Plain Evangile, è stata inaugurata a Mulhouse, città dell’Alto Reno, da Jean Peterschmitt. Si tratta di una Chiesa di tipo neo-pentecostale che è stata al centro di polemiche, durante la campagna del governo nel 2003 anti-sette. La Chiesa del Pieno Vangelo è stata accusata di essere una setta che manipolava le coscienze. L’accusa è stata rintuzzata quando i suoi dirigenti hanno commissionato un rapporto di ricerca a due noti sociologi della religione, Jean Paul Willaime e Laurent Amiotte-Suchet, che hanno dimostrato che non si trattava di una setta ma di una Chiesa appartenente al vasto mondo neo-pentecostale. La pubblicazione del rapporto ha posto fine alle polemiche.






