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LE CHIESE E LA GUERRA: OCCORRONO POSIZIONI CHIARE

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Volentieri pubblichiamo il contributo di p. Cavagna, che unisce la sua voce agli interventi di G. Dossetti, M. Toschi, M. Carthy, A. Ferri e di molti amici, che MO ha presentato negli ultimi mesi.

Più che mai i cristiani oggi sono chiamati alla fedeltà all’Evangelo della pace. È proprio nei conflitti e nella prova che non possiamo metterlo tra parentesi.

Dobbiamo imparare che c’è un’alternativa semplice alla guerra ed è la pace, da conseguire con strumenti pacifici, gli unici che creano futuro e non si arrendono alla catastrofe.

Si avverte un senso d’insopportabilità di fronte alla pioggia di notizie di eventi bellici e criminosi quotidiani. Ma, nello stesso tempo, spesso si invocano reazioni ancor più dure che hanno come esito violenze e odi ancora più feroci. Così Bush e Sharon hanno visto crescere i consensi, in nome del diritto alla difesa.

CRESCE IL MILITARISMO

In questi anni, uno dei segnali più chiari di follia bellicista è stata la formalizzazione, in sede Nato, della difesa non più dei confini, bensì degli "interessi vitali della nazione", individuati nelle "materie prime, presenti nel terzo mondo, necessarie alle economie dei paesi industrializzati". A conferma, la sig.ra Madeleine Albright, al termine dell’amministrazione Clinton ebbe ad esclamare: "Comunque noi, nella guerra del Kosovo, abbiamo difeso gli interessi americani". Berlusconi ha motivato l'assunzione degli Esteri con la necessità di centrare la politica estera sulla difesa e lo sviluppo degli interessi italiani. A chi si scandalizzava rispose: "Ascoltate gli altri governi, se non parlano dei loro interessi". Purtroppo, è vero.

Altro segnale di militarismo montante è la diffusione degli “eserciti mercenari”, sulla cui strada sono incamminati gli “eserciti professionali”. Sono un business già fiorente: scorte armate ai cargo nei mari pericolosi, controllo aereo e addestramento di eserciti e guerriglie. Tim Spicer, un pioniere, così si esprime: "I miei uomini possono intervenire, dove l'Onu non riesce. Costano meno e sono più bravi".

Ma il dato che supera ogni limite etico è il rilancio degli armamenti nucleari, chimici e batteriologici. Le potenze nucleari hanno fatto di tutto per costringere gli altri paesi a sottoscrivere un "patto di non proliferazione" di tali armi; ma non hanno mai accettato di attuare un contemporaneo disarmo di esse, ripetutamente richiesto in sede Onu. Il parlamento francese, anni fa, ha addirittura approvato una legge che autorizza il governo all'uso della force de frappe, ossia dell'atomica francese, per la difesa degli “interessi vitali della nazione in qualsiasi parte del mondo”. Il giornale cattolico La Croix nel darne notizia (mezza pagina) non aveva accennato a riserve di sorta.

Si noti poi l’incongruenza dell'attuale politica governativa italiana, che da un lato ha voluto entrare in guerra contro il terrorismo e, dall'altro annulla la legge 185/90 per incrementare il commercio delle armi; anzi il ministro della Difesa Martino propone addirittura la diffusione capillare delle armi per l'autodifesa dei singoli cittadini. Non si agevola, in tal modo, anche il riarmo del terrorismo?

LA DOTTRINA DELLA “GUERRA GIUSTA” È SUPERATA

Abbozzata da Ambrogio di Milano e perfezionata da Agostino, la dottrina dice che per essere giusta, la guerra deve soddisfare a tre condizioni: dev’essere dichiarata dalla legittima autorità; dev’essere condotta nel rispetto del diritto internazionale (non recare danno ai civili, reagire in modo proporzionato, non eliminare i prigionieri); avere una giusta causa (difesa propria o di innocenti).

Se anche solo tali condizioni fossero state fatte valere, gran parte delle guerre sarebbero state evitate. Ma nella realtà storica si è finito per considerare solo le proprie ragioni e avallare ogni guerra. Sicché "in pratica – scrive il moralista Chiavacci – qualunque causa, giusta o ingiusta, ha potuto rientrare in questo schema e il clero ha sempre pregato per la vittoria del proprio esercito".

Con l'enciclica di Giovanni XXIII Pacem in terris e il concilio Vaticano II, tale dottrina può dirsi superata, verbalmente. Ma in pratica si mantiene ancora la legittima difesa, con ricorso “possibile e talvolta doveroso” alle armi; si parla di "ingerenza umanitaria armata" e di "missioni di pace", con il facile fraintendimento di legittimare ogni intervento, creando non poche divisioni nel mondo cristiano, con pronunciamenti difformi tra il papa, generalmente più critico, e cardinali, vescovi, cappellani militari. Particolarmente inquietante il silenzio delle gerarchie cattoliche di fronte ai propositi espliciti di usare le armi atomiche, chimiche e batteriologiche, nonostante la condanna drastica della Pacem in terris e del concilio.

Non mancano, per fortuna, esempi di coerenza. La voce di 70 vescovi degli Usa si levò chiara per condannare la politica americana di riarmo nucleare: "La dissuasione nucleare come politica nazionale dev’essere condannata perché è un pretesto e una giustificazione per continuare il possesso e sviluppare ulteriormente le armi nucleari... A causa delle conseguenze orrende dell'uso di queste armi, siamo costretti a pronunciarci senza ambiguità contro la deterrenza nucleare" (10 giugno 1998). Altro esempio: l’Ordinario militare tedesco, mons. Walter Mixa, ha sollevato perplessità sulla moralità della guerra scatenata dal presidente Bush contro il terrorismo internazionale, contro l'Afghanistan e altri paesi: "La spirale della violenza ostacola una pace giusta... Bisogna usare metodi nonviolenti, ricercare il dialogo fra le culture e le religioni... Noi vescovi non dobbiamo tacere quando si parla di guerra. Sappiamo poco di questa guerra, ma è certo che sono in atto azioni militari contro città abitate. Ci sono tante morti innocenti, grandi sofferenze per i profughi. Questo non è accettabile. Come Germania non possiamo partecipare a quest'azione militare” (13 nov. 2001).

Emblematica è la lettera di Sergio Yahni, israeliano, al suo ministro della Difesa: "Rifiuto di servire nell'esercito israeliano. Fin dal 29 settembre 2000 l'esercito israeliano ha condotto una sporca guerra contro l'Autorità palestinese, con esecuzioni extragiudiziali, uccisione di donne e bambini, distruzione di infrastrutture economiche e sociali… La violenza dei servizi di sicurezza israeliani, che non vede persone ma solo terroristi, ha aggravato il circolo vizioso della violenza per entrambi, palestinesi e israeliani... Come figlio di persone vittime dell'Olocausto, non posso avere un ruolo nella vostra politica insana. Come essere umano è mio dovere rifiutarmi di partecipare a un’istituzione che commette crimini contro l'umanità". È da salutare positivamente, di fronte alla guerra israelo-palestinese, il sorgere di gruppi di pacifisti e obiettori di coscienza nei due popoli. Essi si oppongono sia al suicidio e omicidio di innocenti dei kamikaze, sia alle reazioni distruttive degli israeliani.

Queste e simili denunce di guerre che non rispettano i limiti morali né del “diritto di guerra” (jus belli) né del “diritto nella guerra” (jus in bello) hanno un grande valore, che merita il nostro rispetto, anche se non raggiungono l'opzione radicale della nonviolenza. Mi sembra anche doverosa una distinzione che generalmente non viene fatta: non si può mettere sullo stesso piano la violenza degli oppressi e degli oppressori. Posso comprendere la prima, anche se non la giustifico; quella degli oppressori no.

PROSPETTIVE

Richiamo alcuni pronunciamenti del concilio nella Gaudium et spes: "Questo ci obbliga a considerare l'argomento della guerra con mentalità completamente nuova... Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti è delitto contro Dio e contro l’umanità, e con fermezza dev’essere condannato” (80). “Dobbiamo sforzarci per preparare il tempo in cui, mediante l'accordo delle nazioni, si possa interdire del tutto qualsiasi ricorso alla guerra. Questo esige che venga istituita un'autorità pubblica universale” (82).

Sulla stessa linea, si era posto il Catechismo degli adulti dei vescovi italiani: "Abolire la guerra, il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti… Si dovrebbe togliere ai singoli stati il diritto di farsi giustizia da soli con la forza, come già è stato tolto ai privati cittadini e alle comunità intermedie... Appare urgente promuovere il ricorso a forme di difesa nonviolenta. Ugualmente meritano sostegno le proposte tendenti a cambiare struttura e formazione dell'esercito, per assimilarlo a un corpo di polizia internazionale... La pretesa di singoli stati sovrani di porsi come vertice della società organizzata sta diventando anacronistica. Si va verso forme di collaborazione sistematica, si moltiplicano le istituzioni internazionali, si auspicano forme di governo sopranazionale” (pp. 493-529)".

Il nodo di creare "Istituzioni sovranazionali funzionanti" è nevralgico: è un prerequisito indispensabile. Lo chiedeva l'umanità intera dopo la prima guerra mondiale e, di nuovo, dopo la seconda; la Società della Nazioni e poi le Nazioni Unite, non sono il "governo mondiale" chiesto dalla gente e ribadito dalla Centesimus Annus: “Sempre più sentito è il bisogno che alla crescente internazionalizzazione dell'economia corrispondano validi organi internazionali di controllo e di guida, che indirizzino l'economia stessa al bene comune, cosa che ormai un singolo stato, fosse anche il più potente della terra, non è in grado di fare" (58).

Posto che le guerre continuano ad aumentare nel mondo, è tempo che le chiese non si gingillino più con formule equivoche (guerra giusta, legittima difesa, ingerenza umanitaria...), facilmente strumentalizzate a copertura di guerre dettate da interessi che non hanno nulla di giusto e di umanitario, in cui muoiono quasi solo civili, vendute all'opinione pubblica con montagne di bugie da governanti disposti a usare anche le bombe atomiche, oltre l'inquinamento già in atto da uranio impoverito. Oramai sono stati superati tutti i limiti di moralità e di razionalità.

È tempo di prendere posizioni chiare, che già dai testi richiamati sono indicate: “La guerra è un delitto contro Dio e contro l’umanità, e con fermezza dev’essere condannata". "Questo esige che venga istituita un'autorità pubblica universale". "Urge promuovere nell'opinione pubblica il ricorso a forme di difesa nonviolenta".



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