La missione oltre il Concilio
Questo dossier mostra la trasformazione della missione, dopo il Concilio Vaticano II, attorno a quattro linee guida:
a) l’affermazione delle Chiese locali e lo sviluppo di una missione policentrica e dai margini;
b) l’imporsi di nuovi soggetti missionari che si scontra con la complessità della comunione tra i soggetti in campo e della scelta degli obiettivi della missione;
c) l’attenzione alla storia che si scontra con la fatica di identificare le dinamiche di fondo di un mondo ormai glocalizzato;
d) la rinascita dell’interesse missionario in tutte le religioni che ha riaperto molti problemi che sembravano ormai alle spalle.
Sono temi enormi che chiamano in gioco questioni di fondo su cui, nonostante gli interventi del magistero nel periodo postconcliare, non vi è accordo tra i teologi.
La Chiesa cattolica, infatti, con il Concilio ha, sì, detto qualcosa di inedito e realmente importante per la teologia e la prassi della missione rispetto ai Concili precedenti, ma si è trattato solo degli inizi di un nuovo modo di guardare alla Chiesa, “missionaria per sua natura”, i cui membri sono tutti soggetti di evangelizzazione e le cui “missioni” sono diventate “Chiese locali”; di un nuovo incontro e dialogo con le culture e le tradizioni religiose di tutti i popoli.
Senza il Concilio – e il decreto missionario Ad gentes – non sarebbero, comunque, stati possibili tutti quegli impulsi di rinnovamento e trasformazione della missione di cui i diversi continenti sono stati e sono protagonisti, come documenta questo dossier.







