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IL SANTO PADRE ACCUSATO DI IDOLATRIA

Bruno Cellini
brunocell1943@libero.it

Da più parti sento opinioni, le più svariate, su quanto avvenuto a Roma durante il recente Sinodo Amazzonico. Magari, purtroppo, hanno ricevuto maggiore attenzione le statuette portate a Roma da indigeni cristiani (suppongo) d’Amazzonia, che in contenuti e le conclusioni del Sinodo stesso. Tuttavia spesso riaffiorano discussioni sulla presenza al Sinodo di certe statuette (Pachamama o cos’altro?) e alcuni accusano addirittura il Santo Padre di idolatria ed anche di atti idolatrici che sarebbero avvenuti in Vaticano. 

Non conoscendo molto la realtà amazzonica, chiedo cortesemente, per la vostra competenza in materia, tramite i vostri missionari, un vostro competente parere in materia. 

A Roma, a vostro avviso, atti di idolatria o semplice venerazione della “Nostra Madre terra” nello spirito di San Francesco, hanno qualcosa di disdicevole sotto l’aspetto della fede cattolica? Vi ringrazio per la gradita, attesa risposta. 

Caro Bruno, lei ha perfettamente ragione a bollare l’episodio delle statuette di Pachamama (madre terra), portate al Sinodo da alcuni indios dell’Amazzonia, come marginale rispetto alle grandi questioni trattate dall’assemblea Panamazzonica. La vicenda ha sconcertato anche i nostri due missionari saveriani, padri sinodali, che lavorano da molti anni tra le popolazioni indigene dell’Amazzonia e che non si aspettavano nell’evoluta Europa dei lumi tanta ignoranza circa le culture indigene. Infatti, solo persone ignoranti del significato di quelle “statuette”, potevano rubarle di notte e gettarle nel fiume Tevere. Tanta ignoranza è stata addirittura filmata e pubblicata su Youtube! Nei quattro minuti del video si vede un uomo entrare in chiesa e sottrarre i presunti “idoli”. Successivamente si avvia verso Ponte Sant’Angelo da dove li lancia in acqua. Il video è senza commento né rivendicazioni di alcun tipo. La cosa più grave però è che ad accusare il papa di idolatria sia stato un gruppo di 100 tra sedicenti studiosi, chierici e docenti. A tali più articolate accuse di idolatria ha però risposto, a distanza di qualche giorno, una persona davvero esperta di culture indigene, il vescovo di San Cristobal de las Casas, in Messico, Felipe Arizmendi Esquivel, successore del grande Bartolomé de las Casas, con un lungo articolo su “L’Osservatore Romano” del 12 novembre 2019: «Alcuni condannano questi atti [degli indios venuti a Roma per il Sinodo] come se fossero un’idolatria, un’adorazione della “madre terra” e di altre “divinità”. Non c’è stato niente di tutto ciò. Non sono dee; non c’è stato alcun culto idolatrico. Sono simboli di realtà ed esperienze amazzoniche, con motivazioni non solo culturali, ma anche religiose, ma non di adorazione, perché questa si deve solo a Dio. È una grande impudenza condannare il papa come idolatra, perché non lo è stato né lo sarà. Al termine della cerimonia nei giardini vaticani, gli hanno chiesto una parola e lui si è limitato a pregare con il Padrenostro. Non c’è altro Dio all’infuori del nostro Padre celeste».



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