IL PRIMO DISCORSO / MISSIONARIO DELLA CHIESA
A ben vedere si tratta di un episodio straordinario, sia per l’audacia sorprendente mostrata dall’apostolo Pietro, sia per l’inatteso successo di questo “primo annuncio”, ovvero l’adesione alla fede di ben tremila persone (At 2,42).
L’AUDACIA MISSIONARIA DI PIETRO
Dopo aver udito dalla bocca di Pietro che la morte in croce di Gesù è insieme giudizio e salvezza – in conformità con le Scritture di Israele –, gli astanti gli rivolgono una domanda accorata e sincera, che deve attirare l’attenzione del lettore: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. La risposta di Pietro indica un cammino articolato in tre tappe: “conversione, battesimo per il perdono dei peccati e dono dello Spirito” (At 2,38). È su questa risposta dell’apostolo che vogliamo soffermarci brevemente.
PRIMA TAPPA: LA CONVERSIONE
Pietro esordisce invitando i presenti alla conversione (mentanoḗsate: convertitevi). Il termine greco metánoia (conversione) indica un vero e proprio capovolgimento della vita, un radicale cambiamento di mentalità che implica un ri-centramento della persona su Dio come risposta al Vangelo di Gesù. Il fatto stesso che Luca menzioni nel versetto precedente il “cuore” (“all’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore”, At 2,37), indica al lettore che la Parola dell’apostolo è penetrata nell’intimo degli astanti, suscitando il profondo desiderio di imprimere alla propria esistenza una svolta decisiva.
SECONDA TAPPA: IL BATTESIMO
Tale svolta avviene anzitutto accogliendo il battesimo “nel nome di Gesù Cristo”. È interessante notare che nel testo greco siamo in presenza di un verbo alla voce passiva (baptisthḗtō), a indicare che i destinatari del Vangelo non possono fare nulla, “se non” accogliere il perdono gratuito che Dio concede a tutti coloro che riconoscono il Messia crocifisso e risorto, passando così “da una mentalità in cui l’uomo crede di poter andare alla conquista della propria salvezza, contando sulle proprie capacità, alla convinzione che la salvezza è il grande dono di Dio offerto gratuitamente grazie all’opera compiuta per noi dal Cristo e da lui solo” (Daniel Attinger). Di fatto “essere battezzati nel nome di Gesù Cristo” significa entrare nella sua sfera di appartenenza, essere innestati nella sua stessa esistenza che, non dimentichiamolo, è un’esistenza da risorti.
TERZA TAPPA: IL DONO DELLO SPIRITO
L’ingresso in questo nuovo status, oltre che comportare la piena riconciliazione con Dio, conduce a quella pienezza di vita che si manifesta con il dono dello Spirito, a conferma del fatto che il discepolo di Gesù potrà sempre contare sulla forza che Dio gli accorderà lungo il cammino. Ovviamente il “rito” esteriore del battesimo non ha alcun valore se non trova una corrispondenza interiore e non esprime l’adesione esistenziale del credente al disegno di salvezza di Dio, come afferma bene 1Pt 3,21: “Quest’acqua [del diluvio], come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo”.
È poi allo Spirito che Pietro allude quando afferma: “Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro” (v. 39).
Il lettore certamente ricorderà le parole che il Risorto aveva pronunciato in Lc 24,49: “Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”.
DESTINAZIONE UNIVERSALE DEL VANGELO
A ciò si deve aggiungere il fatto che l’affermazione di Pietro contiene un’allusione al profeta Gioele (3,5), laddove si parla di una promessa di salvezza che, rievocando la benedizione rivolta da Dio ad Abramo, è riservata non solo al popolo dell’Alleanza, ma a tutte le famiglie della terra.
È importante ricordare che, secondo la traduzione greca della Settanta, il passo di Gl 3,5 suona così: “Poiché dal monte Sion e in Gerusalemme, proprio come ha detto il Signore, [ci sarà salvezza] anche per i superstiti – ai quali sarà predicata la buona novella – quelli che il Signore avrà chiamato”. Insomma, da queste allusioni emerge, in maniera ancora germinale ma al tempo stesso evidente, che il disegno di salvezza di Dio non riguarda solo il popolo eletto, ma tutti gli uomini ai quali gli apostoli sono e saranno inviati per annunciare il Vangelo.
TRA GRAZIA E RESPONSABILITÀ
Il resoconto di Luca prosegue poi con un commento di carattere redazionale: «Con molte altre parole [Pietro] rendeva testimonianza e li esortava: “Salvatevi da questa generazione perversa!”» (At 10,40). Quest’ultima espressione, contenendo un imperativo passivo, tradotta alla lettera suona così: “Siate salvati da questa generazione perversa!”.
Come già aveva notato Jean Delorme, si tratta di un costrutto assai significativo: “Il passivo indica che il soggetto è beneficiario di un’azione subita e l’imperativo implica che è invitato a fare qualcosa”. Detto in altre parole, nel nostro passo emerge in maniera molto chiara quella dialettica tra grazia e responsabilità presente anche negli altri scritti del Nuovo Testamento, pur con accentuazioni diverse. Coloro che aderiscono al Vangelo non dovranno perciò dimenticare che se da un lato la salvezza è dono di Dio, dall’altro essa sollecita e impegna la loro libertà e la loro responsabilità.
Un orecchio ben allenato non faticherà a riconoscere l’espressione “generazione perversa” un’allusione al popolo di Israele ribellatosi a Dio nel deserto (cfr. Dt 32,5). Nel Nuovo Testamento, poi, tale espressione viene utilizzata per indicare coloro che rifiutano Gesù (Fil 2,15; cfr. Lc 9,41; 11,29; Eb 3,10).
L’IMPORTANZA DELL’ANNUNCIO
La reazione dell’uditorio è degna di nota: “Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone” (At 2,41). È importante notare che questa folla così numerosa perviene al battesimo dopo aver accolto la parola dell’apostolo (apodexámenoi tòn lógon autoû). Poc’anzi abbiamo ricordato che la maggioranza degli studiosi definisce At 2,14-41 il primo discorso “missionario” di Pietro (e della storia della Chiesa). Ebbene, è fondamentale rilevare la strategia missionaria dell’apostolo, che conduce gli uomini e le donne all’incontro con Cristo mediante l’annuncio della Parola. Può sembrare una constatazione ovvia, ma a nostro parere non lo è. Nel contesto delle Chiese occidentali la prassi del pedobattesimo (battesimo dei bambini), in sé non sbagliata, rischia di sminuire l’importanza dell’annuncio in ordine alla nascita e al consolidamento della fede. Per questo motivo ci pare utile sottolineare come Luca insista col conferire all’annuncio della Parola un ruolo per nulla secondario nell’azione missionaria della comunità cristiana (cfr. ad esempio, At 8,26-40), senza dimenticare certamente che la predicazione e l’insegnamento, per essere credibili, devono essere necessariamente accompagnati da una condotta irreprensibile e santa, come afferma Paolo: “affinché siate irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita” (Fil 2,15-15a).







