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IL CARD. BIFFI AVRÀ MAI VISSUTO CON DEI MUSULMANI?

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CONVEGNO 2000 - LETTERE

Pochi giorni dopo il convegno, abbiamo ricevuto questa lettera dall’amico Giuliano Vallotto. Ci sembra in bella sintonia con quanto abbiamo vissuto nel convegno, perciò la accludiamo agli Atti.

Una linea emersa al convegno: “La grande differenza è che tu parli di una dottrina… noi, invece, di amici musulmani; tu parli di islam, noi di volti”.


Sono don Giuliano Vallotto. Con sette coppie islamo-cristiane e due coppie di italiani abbiamo fatto una riflessione sulle dichiarazioni del card. Biffi. Abbiamo concepito questo documento come “lettera aperta al fratello Giacomo card. Biffi”. Se la volete pubblicare, costituirebbe un piccolo segno di speranza per chi è rimasto scosso dalle dichiarazioni del cardinale.

Don Giuliano Vallotto - Faenzolo, 10 ottobre 2000.


Caro fratello Giacomo card. Biffi,

Mi rivolgo a te espressamente con questa parola, perché non ce n’è altra più alta e più bella per comunicare con chi appartiene alla comune umanità e condivide la fede in Dio, principio e fine di ogni realtà da Lui creata e amata. Il gruppo di coppie islamo-cristiane, con cui da anni siamo soliti ritrovarci, mi ha chiesto di trasmetterti le riflessioni che nel pomeriggio della domenica 1 ottobre abbiamo fatto insieme a partire dalle tue dichiarazioni, che hanno avuto un grande risalto nei giornali e nei telegiornali.

Nel corso della riunione hanno preso la parola soprattutto coloro che si sentivano più feriti dalle tue affermazioni, cioè i musulmani. Sono convinti che in tutti questi anni la chiesa aveva guadagnato molta stima da parte degli immigrati di religione non cristiana. C’erano diversi motivi per dire bene della chiesa, perché molti credenti facevano tante cose belle che troppi musulmani non fanno o non fanno più.

Anzi, tutti quelli che non si sentono rappresentati come musulmani dalla corrente islamista-fondamentalista, che esibisce le sue opere di carità per accreditare l’islam come unica e vera religione, potevano efficacemente contrapporre il disinteresse e la gratuità con cui tanti cristiani operano, per far capire che in tutte le religioni c’è chi fa il bene senza aspettarsi niente.

Nelle tue parole, caro fratello, hanno avuto l’impressione di scoprire una specie di riflusso della chiesa cattolica verso posizioni che amerebbero vedere superate anche nell’islam. Pare a loro che, sia pure con fatica, si senta sempre più forte nell’islam il bisogno di tenere separate la politica e la religione. Anche dalle loro parti c’è chi pensa e si esprime in tale senso, magari pagando di persona.

Perché tu, pur domandando ai cristiani di continuare ad esercitare la carità, vorresti che lo stato facesse il contrario di quanto fai da cristiano? A loro sembra che le tue dichiarazioni abbiano un valore esclusivamente politico e che siano l’espressione di una specie di fondamentalismo cristiano, che fa da interfaccia al fondamentalismo islamico di tanti imam e predicatori musulmani oggi in voga.

A questo proposito, ti trascrivo letteralmente quanto è stato detto da uno dei partecipanti: “Il prete lancia le parole; gli integralisti lanceranno, poi, le bombe”. Quello che hai detto in televisione fa ritornare a galla, in molti di loro, una diffidenza rimossa, ma sempre in agguato nel segreto del loro timore: l’accoglienza dei cristiani, in tutti questi anni, è stata allora ispirata da qualche intenzione nascosta?

Sta venendo fuori solo ora la vera faccia della chiesa?

Questa domanda diventa ancora più personale e drammatica per coloro tra di essi che, pur non avendo nessun dubbio circa la fedeltà alla propria fede islamica, hanno accettato, con grande travaglio di coscienza, di compiere delle scelte personalmente molto dolorose, ma giudicate più convenienti per i propri figli e per la propria compagna.

È tra questi che ho riscontrato la sofferenza più acuta. Permettimi, fratello, di trasmetterti il loro grido: “Io avevo fatto molti passi in avanti, stimolato dalla mia compagna e da alcuni cristiani che ho incontrato sulla mia strada. Ho fatto scelte che mi sono costate moltissimo, per amore di lei e dei miei figli e per rispetto a queste persone che ho incontrato. E ora arriva questo signore con dichiarazioni che vogliono rovinare la mia famiglia e mettono in crisi tutto quello che ho costruito da anni”.

Sì, ti assicuro, caro fratello, che alcuni di loro anche frequentandoci, ma non principalmente per questo, hanno imparato a non abbandonare la loro fede, ma ad essere dei buoni musulmani, aperti alla collaborazione tra persone appartenenti a religioni diverse, disponibili al servizio gratuito, fermamente convinti della separazione tra l’ambito religioso e quello politico.

Mi viene spontanea la domanda: ma a chi ti riferisci, quando parli degli islamici? Poiché tutti gli appartenenti a questo piccolo gruppo sono dei lavoratori dipendenti che, ti assicuro, si sono meritati sul campo il rispetto della loro dignità, essi si sono domandati, e perdona se l’hanno fatto in maniera un po’ sbarazzina, se ora in quanto musulmani non dovrebbero presentarsi al lavoro con la fascia al braccio!

E poi, pur non volendo fare distinzioni fra gli immigrati, risulta molto difficile capire le ragioni per cui un religioso preferisca a chi ha una fede in Dio molto profonda e molto radicata, coloro che, invece, generalmente si dichiarano esenti (o esentati?) da qualsiasi fede.

Questa proposta non rischia di manifestare una mancanza di uno sguardo di fede e la convinzione che tra le religioni non ci sia spazio che per la rivalità, che si appaga solo quando l’altro sarà annientato? Ma è proprio normale che un religioso preferisca l’ateo al credente?

Permettimi, infine, che ti esprima il mio personale malessere di fronte a quanto hai detto. Mentre ti ascoltavo, mi ponevo la domanda: il cardinale di Bologna avrà mai vissuto un certo tempo con dei musulmani? Tanti anni fa, Tonino Bello, mi chiamò al telefono di buon mattino, per domandarmi di accogliere in casa mia uno dei ragazzi marocchini che lui ospitava nel suo palazzo episcopale e che aveva bisogno di allontanarsi dalla sua città. Solo da questa frequentazione poteva scaturire la sua bellissima lettera rivolta al Fratello marocchino.

Vedi, la grande differenza è che tu parli di una dottrina apparentemente immobile, noi, invece, di amici musulmani. Tu parli di islam, noi di volti! Sarò, come dice Sartori, un sempliciotto, ma ai loro volti spesso scavati, alle loro storie, alla mia storia che si è fatta insieme con la loro, io non rinuncio!

Certo ti resterà la fierezza di aver dato voce, forse, alla maggioranza silenziosa dei nostri fratelli vescovi. Di questa schiettezza ti diamo atto! Ma dobbiamo mettere nel conto delle tue dichiarazioni anche il sospiro di sollievo di tanti sindaci e rappresentanti di istituzioni pubbliche, che ora giustificano apertamente la loro inerzia o addirittura la loro avversione anche perché dicono di sentirsi d’accordo con te.

Ti salutiamo con il sentimento di fratelli, appartenenti alla comune umanità.

GIULIANO VALLOTTO.

  • (seguono le firme delle nove coppie)


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