FESTIVAL DELLA MISSIONE / MILANO 2022
MILANO, 24 OTTOBRE 2021
Sabato 23 ottobre scorso, viglia della Giornata missionaria mondiale, a Milano, la Cimi (Conferenza degli Istituti Missionari in Italia) e la Fondazione Missio Italia, insieme alla Cel (Conferenza episcopale lombarda) hanno annunciato il 2° Festival della Missione (FdM), che avrà luogo appunto a Milano dal 29 settembre al 2 ottobre 2022. Per questo evento è stato creato un Comitato culturale e nominato un direttore generale, Agostino Rigon, direttore di Missio Vicenza nonché responsabile della Commissione missionaria Triveneto. La direzione artistica del FdM è stata affidata a Lucia Capuzzi, giornalista di “Avvenire”. Questa edizione – la seconda dopo quella ideata e diretta da Gerolamo Fazzini a Brescia nel 2017 – vedrà sul territorio ospitante anche un pre e un post-Festival che vorrebbero coinvolgere le realtà ecclesiali e culturali locali, soprattutto pensando ai giovani.
Il tema del FdM 2022 è “Vivere per-dono”, sintesi di un articolato lavoro del Comitato scientifico, coordinato da sr. Elisa Kidanè e integrato da sr. Briseida Cotto Ayala Maria, sr. Teresa Ratti, don Roberto Repole, p. Mario Menin, Luca Moscatelli e Alex Zappalà.
Il logo del FdM 2022 è rappresentato da un “gomitolo”, opera di Raffaele Quadri, che, con la sua forma e i suoi fili colorati, richiama il mondo non definito dai contorni delle nazioni, ma dai colori “fondamentali” (bianco, rosso, verde, blu e giallo) dei continenti, a cui tutti i paesi si ispirano per le loro bandiere. Il gomitolo, con i fili che si srotolano dal basso, richiama anche altre idee: anzitutto, il mondo che oggi supera decisamente i confini politici territoriali in cui i popoli si riconoscono; in secondo luogo, il mondo essenzialmente interconnesso e interdipendente; infine, il mondo palesemente plurale e cosmico.
In questo contesto, la “missione” appare simbolicamente e indissolubilmente legata al destino del mondo, soprattutto di chi è scartato e costretto all’invisibilità. Ecco il perché dello srotolarsi dei fili dal basso, nel Grande Sud del mondo, dove si concentrano immediatamente i nostri sguardi. La “missione”, infatti, ha anche il compito di “svelare” – ben simboleggiato dallo srotolarsi del gomitolo –, un impegno costante e mai esaurito, sempre a fianco dell’umanità pellegrinante nella storia. Il primo passo di questa “missione” l’ha compiuto Dio stesso nel mistero della creazione, prolungato poi nel mistero della redenzione, con l’incarnazione del Figlio Gesù Cristo, e confermato con l’invio dello Spirito Santo, sempre presente lungo i secoli. Per questo ci affidiamo, anche nel mezzo di questa drammatica pandemia, allo Spirito che – come diceva il compianto card. Martini – “arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi. A noi non tocca né seminarlo, né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo e seguirlo”.
Siamo consapevoli che la “missione” – di Dio e della Chiesa – è e resterà sempre legata al destino del mondo, soprattutto di chi viene scartato ed escluso. Per questo, il FdM poserà preferibilmente il suo sguardo sul Grande Sud, dove tra l’altro vivono circa 7.000 tra volontari e missionari italiani, suore e religiosi, preti fidei donum e laici. Proveremo a leggere e decifrare il mondo, nel suo sgomitolarsi, anche con i loro occhi, sempre dalla parte degli ultimi e dei condannati all’invisibilità.
Il Festival sarà anche un’occasione preziosa d’incontro e confronto tra la Chiesa italiana e il mondo missionario e della cooperazione internazionale, al fine di raggiungere una maggiore comprensione di sé stessi, dei soggetti della “missione” oggi, per un lavoro missionario senz’altro più sinodale e meno autoreferenziale.







