Far scendere i poveri dalla croce
Ci sgomenta sapere di guerre ancora in corso. L’esperienza della guerra è terribile e umanamente indicibile. Ci spaventa sapere che nelle sole città di Hiroshima e Nagasaki ci sono stati 280 mila morti a causa delle bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti. Prima guerra mondiale, Seconda guerra mondiale, guerra di Corea, guerra del Vietnam, guerre del Golfo, guerre dei Grandi Laghi, ecc.: una lunga, infinita, teoria di guerre. Sembra che l’architettura della nostra storia sia impostata sulle guerre, che la nostra storia sia costruita a partire dalle guerre.
Quanto è difficile edificare un’altra storia, una storia differente, una storia di pace! Ma “guerra” non è soltanto sinonimo di morte.
C’è un’infinità di dolori, desolazioni, angustie, distruzioni – anche interiori –, incertezze, paure, traumi, malattie, separazioni, odi, ecc., che le guerre portano con sé, più pesanti della morte! Nessuno, infatti, vorrebbe fare l’esperienza della guerra. Eppure, senza tante notizie eclatanti, il nostro pianeta sta vivendo una terribile guerra “silenziosa”, con milioni di persone condannate a morire e a soffrire, senza che essa sia mai stata esplicitamente dichiarata.
Si tratta della “Bomba H” (Hambre, fame), così come la definiva un profeta latinoamericano, dom Hélder Câ- mara, arcivescovo di Recife (Brasile).
Se ancor oggi si spendono miliardi di dollari per costruire o mantenere efficienti i sistemi di armi nucleari, è invece ridicola la cifra investita per vincere la fame e la sete di milioni di persone, sprovviste di cibo, di acqua e di dignità umana. È uno dei tanti scandali che continua ad offendere l’umanità e di cui anche – e soprattutto – noi cristiani e persone religiose in generale siamo responsabili, per le nostre opere e/o omissioni, per i nostri silenzi e/o passività. “Ho avuto sete e mi avete dato da bere [...]. In verità io vi dico: Ogni volta che avete fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,37. 40).
Anche oggi sentiamo l’impegno spirituale, pastorale e politico che queste parole di Gesù contengono. Molti sociologi, politologi, antropologi, scienziati... studiano questi problemi, compiono ricerche, elaborano statistiche, spiegazioni plausibili, possibili piste di soluzione, ma la realtà ci dice che questa “malattia” ci porta ogni giorno più vicino all’esperienza della morte e più lontano da quella della vita. Che cosa dicono i teologi a questo proposito? Tradizionalmente essi ci parlano di Dio, dei suoi misteri, della sua presenza e del suo amore nella storia dell’umanità in maniera astratta. Ebbene, in America latina, anzi in Brasile, ci siamo riuniti dal 7 all’11 ottobre 750 persone provenienti da quasi tutti i paesi del continente per parlare di teologia e pregare insieme. Non abbiamo elaborato documenti, manifesti, e nemmeno prodotto statistiche.
Vedendo e sperimentando la sofferenza dei nostri popoli, la nostra fede (e la nostra teologia) non può rimanere indifferente, perché nel volto sfregiato e sanguinante dei bambini, delle donne, dei giovani, degli indigeni latinoamericani, è ferito lo stesso volto di Cristo e gronda il suo stesso sangue: un’eucaristia celebrata sull’altare della nostra terra. Quindi è sorto un serio, profondo e costante impegno per far scendere dalla croce Gesù presente nei fratelli e sorelle crocifissi in ogni paese dell’America latina e trafitti dalle ingiustizie, dalla fame, dalla sete, dalla povertà, dalla distruzione della natura, dall’invasione delle multinazionali, dall’emarginazione dei fratelli indigeni, dal disprezzo della donna, dal rifiuto delle “minoranze” sociali, ecc.
È una lunga teoria di crocifissi in questa guerra “silenziosa”. In questa missione religiosa e politica non è assente il peccato delle Chiese e dei cristiani.
Vibrante e appassionato è quindi oggi il lavoro dei teologi latinoamericani, i quali, più che riprendere o interpretare documenti del magistero, sentono l’urgenza di rileggere la parola di Dio e metterla in pratica, creando coscienza e impegno pastorale per la liberazione dalle guerre, dall’ingiustizia, dalla fame, dal peccato e dalle strutture economiche e politiche di morte.
Anche oggi il sangue dei martiri fará nascere vita e risurrezione per una Chiesa più profetica e missionaria.
Aysén (Cile), 17 ottobre 2012.







