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Caro padre Menin, è un cambiamento che aspettavo da trent’anni! “Missione Oggi”èstata un tipico esempio dicome la missione ad gentes possa subire un appiattimento nella missione globale della chiesa (cf. RMi 34). Itemitrattati facevano certamente parte della missione generale della Chiesa e, forse, in chi ha diretto la rivista rappresentavano una priorità e un’urgenza nelmomento attuale,ma non erano la missione ad gentes, per la quale eravamo qualificati ad essere fermento nella Chiesa locale. All’annuncio del programma di chi volle il cambiamento, io chiesi di cambiare nome alla rivista, per non trarre in inganno i lettori.

Il titolo “Missione Oggi” è risultato ambiguo, ma evidentemente la missione, oggi, era concepita dai redattori come una battaglia sui grandi problemi sociali e urgenti della Chiesa, mentre la missione ad gentes era toccata solo qualche volta e, forse, era ritenuta ormai compito riservato alle giovani Chiese, costituite dappertutto Mi sono trattenuto sempre dal criticare la nuova tendenza, anche perché ero parte in causa, e poi non volevo essere occasione di discordia.

Ora, però, non posso non esprimere la mia soddisfazione vedendo affidata la rivista a uno che sente e vive la missione ad gentes e nel constatare fin dal primo numero il felice ritorno agli scopi originari della rivista e vederli già attuati, non solo con il programma annunciato di Bibbia e Missione e Concilio Vaticano veduto da un missionario come Sottocornola ela sua valida collaboratrice Maria De Giorgi; ma anche con i contenuti dell’intero numero: Nagasaki, Tagore, Il femminile della missione, La crisi del Congo ei bellissimi articoli I Dalit, Donna laica e straniera e la pagina sui martiri giapponesi. Che dire del Dossier sui ministri ordinati? Tema quanto mai missionario, specie quando prospetta l’ordinazione di laici impegnati, i probati viri.

Nel mio ultimo anno di “Fede e Civiltà” più di una volta ho toccato o fatto toccare l’argomento, e Paolo VI avrebbe detto in vista del Sinodo sul sacerdozio: «Se qualche Conferenza episcopale chiederà l’ordinazione di probi viri, ne faremo oggetto di riflessione». Non sono le precise parole e, soprattutto, non saprei ritrovare la frase. Il fatto è che Africa e America latina non presero in considerazione la proposta. Apprezzo anche il coraggio di presentare una proposta estremista come quella di P. Lascaris, ma accompagnata da una rettifica che viene addirittura dal superiore generale dei domenicani. Non mi resta che augurare un buon successo e la collaborazione di validi collaboratori, specialmente dalle missioni.

  • P. AUGUSTO LUCA Parma, 25 gennaio 2009.

A PROPOSITO DELL’IMPOSTAZIONE DELLA RIVISTA

Caro padre Mario, Innanzitutto i miei migliori auguri per un anno che si annuncia per te particolarmente intenso. Che sia sereno e di grande soddisfazione. E che il dialogo appena avviato con noi, gruppo redazionale, apra la strada a una via che, se pur diversa, si collochi nel solco della continuità con la storia davvero interessante di questa rivista. […]

Per tornare al rapporto con il gruppo redazionele, siccome penso che debba basarsi su un dialogo franco ed aperto, se permetti, vorrei sottolineare un paio di cose a proposito di alcuni passaggi del tuo verbale della riunione del 1° dicembre. Della nostra discussione sulla scaletta di gennaio mi pare tu abbia riportato essenzialmente l’intervento di Gabriele (Smussi, membro del gruppo redazionale), riguardante la collocazione di un certo articolo (quello biblico, della rubrica “Parola e Missione”) nella prima piuttosto che nella terza parte della rivista; ma Gabriele aveva detto ben di più, e così pure parecchi di noi, che ci siamo interrogati sull’impostazione di fondo della rivista e ci siamo chiesti quanto spazio e quanta attenzione verranno riservati in futuro ai temi di carattere economico, politico, sociale, ambientale, quelli attraverso i quali il messaggio cristiano deve trovare un suo modo per incarnarsi e parlare il linguaggio del tempo presente.

E a proposito prendo l’esempio del convegno. In una delle riunioni passate si era ipotizzato di organizzarlo sui temi dell’immigrazione,con un taglio da precisare. Più leggo che cosa succede nella “civile” Italia con le nuove forme di schiavitù cui vengono sottoposti tanti immigrati che lavorano nel nostro paese, e in particolare nelle campagne del Sud, ma non solo, nell’indifferenza generale, anche dei sindacati, quando sento che alcune, pochecause per omicidio di alcuni di questi lavoratori stagionali sono stateintentate in Italia solo perchè i morti erano polacchi… (dei morti africanichise nefrega!), michiedo se non sia più profetico scuotere e risvegliare le coscienze di noi Italiani dedicando un convegno a questo problema piuttosto che a temi più direttamente religiosi, come il dialogo interreligioso che è certo importante ed urgente ma di cui comunque tanti parlano.

  • MARIA TERESA COBELLI, Brescia.


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