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DIBATTITO ARMI TRA ETICA, POLITICA E AFFARI

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CONVEGNO 2006 - TAVOLA ROTONDA: DOMANDE DAL PUBBLICO.

Circa 130 persone provenienti da Brescia, Milano, Bergamo, Cremona e altre città italiane hanno partecipato al dibattito e alla tavola rotonda. Il Convegno è stato organizzato da Missione Oggi con la collaborazione dell'Ufficio della Pastorale Sociale della diocesi di Brescia e da Pax Christi Italia. 
Pubblichiamo le provocazioni più salienti del dibattito che ha seguito la relazione.

Giusi Baioni: Questa di Andrea è stata una relazione approfondita che ha toccato tantissimi temi. Adesso diamo spazio alle domande e al confronto. Vorrei però cogliere l’occasione per aprire una parentesi e fare una considerazione. La parentesi riguarda il discorso dei media che è stato toccato in questa relazione.

Sono stati fatti alcuni accenni veloci ma è una questione cruciale.

Vediamo purtroppo tutti i giorni come l’impostazione dei media in Italia abbia una grossa influenza sull’opinione pubblica nel creare anche una tensione, la paura dell’altro, una cultura del nemico. Vorrei ricordarvi che è in corso il rinnovo del contratto giornalistico, e nell’ultima riunione della Federazione nazionale della stampa, si è deciso di fare un ennesimo sciopero ma che sarà - credo per la prima volta nella storia recente del nostro Paese - uno sciopero a sorpresa nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni, proprio perché la situazione che si è venuta a creare è estremamente grave. Mi sembra importante esserne tutti coscienti. Non è soltanto una questione di categoria: lo stesso nostro interesse ed impegno per avere un’informazione corretta, un’informazione di pace, passa anche attraverso questo snodo contrattuale nel momento in cui oggi i giornalisti sono ricattabili e gli editori non vogliono cedere su alcune questioni fondamentali. Chiudo la parentesi.

Dei tantissimi spunti che ci sono stati forniti dalla relazione di Andrea, ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore: quello sulla violenza legata al genere, e quindi sulle donne come vittime sempre più frequenti della violenza anche domestica. Forse dovremmo portare avanti in maniera più approfondita una riflessione sul modello di emancipazione femminile che si sta imponendo oggi. Ho l’impressione che ci sia purtroppo un’emancipazione che ricalca il modello culturale maschile: un modello violento che ha avuto nella donna soldato di Abu Graib la sua espressione peggiore. Ma oltre a questo, ci sono di certo anche tanti altri esempi, forse meno visibili, ma non per questo meno inquietanti. A questo proposito mi viene in mente la figura di Condoleezza Rice che mi sembra un altro esempio significativo di un modello di emancipazione femminile che si sta imponendo.

  • Giusi Baioni.

Domanda: Due brevissime considerazioni. In primo luogo a me pare che una maggiore diffusione di armi che la nuova legge in sostanza permette, non abbia alcun effetto dissuasivo sugli eventuali aggressori, i rapinatori e così via, anzi. Alla fine potrebbero sentirsi addirittura più motivati ad usarle per primi e in qualunque momento, provocando così un aumento della violenza come succede già negli Stati Uniti. L’altra questione è invece questa: come cristiani crediamo nella Risurrezione, ma purtroppo il mondo che ci circonda sta andando verso il materialismo, non sicuramente verso l’idea della Risurrezione. Mi chiedo come si può allora allargare maggiormente il discorso del disarmo verso quelle persone che molto difficilmente possono credere nella Risurrezione o che addirittura la rifiutano (ADRIANO).

Domanda: Spesso, quando ci sono celebrazioni eucaristiche, il prete lancia delle invettive per quelli che non ci sono, che si vedono sempre e solo a Pasqua. Non c’è il rischio che anche a questi convegni si “giochi sul bagnato”, nel senso che si interpelli e si sottopongano quesiti a persone che già ne sono al corrente? Come riuscire ad arrivare a quelli che il problema non lo conoscono ancora? (GABRIELE)

Domanda: Nella comunicazione di Andrea mi ha colpito in particolare l’accenno al terrorismo. Hai detto: “Di fronte a queste cose bisognerebbe riuscire a ristabilire la priorità del buon senso sull’emotività personale” o su quella indotta dai mass media. Di fronte a ciò che accade, bisognerebbe rimettere in campo in primo luogo gli strumenti della conoscenza e della comprensione, cioè del buon senso. Secondo me questo è il nodo dei problemi; se vogliamo rapportarci non solo ai cosiddetti “soliti noti” ma anche alla gente normale, proviamo insieme a capire come fare per rimettere al primo posto il buon senso. Il terrorismo è una delle icone del tempo che stiamo vivendo. (FULVIO)

Domanda: Volevo chiedere se è stato fatto qualche passo verso i due poli politici. Ormai conosciamo i programmi: sono stati pubblicati. Io ricordo che in passato avevamo fatto delle iniziative con degli uomini politici in occasione della Campagna contro i “mercanti di morte”. Avevano dato qualche risultato. Io partecipo regolarmente all’incontro dei politici che si fa a Camaldoli. Adesso è stato sospeso, ma si è fatto per vari anni. Volevo sapere se le organizzazioni che si occupano di questi problemi, soprattutto Pax Christi, hanno fatto qualche passo verso gruppi o alcuni politici, in modo che queste tematiche vengano recepite nei loro programmi. (ROMEO)


Domanda: Volevo parlare della questione della donna. Giusi parlava di Condoleezza Rice. Penso che Condoleezza Rice sia un bellissimo esempio di mutazione genetica: è una donna “con le palle”. Ma noi possiamo essere qualcosa di diverso. Mi dicono che le donne disertano la politica: io sono felice che le donne disertino questa politica e spero che esprimano se stesse in una politica diversa. Grazie. (GIANNA)

Domanda: Vorrei sentire il tuo parere su queste brevi riflessioni. In primo luogo comincio a vedere una grossa caduta d’attenzione del mondo pacifista su alcuni problemi molto importanti. Alcune leggi passate di recente, come quella sulla legittima difesa, non hanno visto, a mio parere, una reazione adeguata se non da parte di alcuni singole persone, ma non certo un’azione concertata come ci si poteva e doveva aspettare. E ciò la dice lunga. Vedere la pubblicità della Finmeccanica sulla rivista dei Francescani e constatare che la Tavola della Pace, in occasione della giornata per l’informazione di pace, non dice niente sul fatto che una rivista, che è tra le promotrici della giornata, porta la pubblicità della Finmeccanica, mi sembra più che uno scivolone, una vera e propria deriva. Inoltre, per quanto riguarda il volumetto mandato a tutte le parrocchie del Paese in cui si rilegge i cinque anni del governo Berlusconi alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, Pax Christi dice giustamente: “Questo non ci sembra il modo di fare una lettura né del lavoro svolto dal governo né della Dottrina sociale della Chiesa”. Cosa ne pensi? A dire il vero, non ho ancora sentito una reazione da parte della Cei che dica di prendere le distanze da questa iniziativa a dir poco strumentale. Il mondo missionario, l’Azione cattolica, le Acli cosa dicono? Sono d’accordo che Berlusconi faccia la lettura dell’operato del suo governo alla luce della Dottrina sociale? Credo che queste cose non possono passare. Se passa la pubblicità di Finmeccanica sulla rivista dei frati Francescani, siamo messi molto male! Altro che pensare cosa dovranno fare i Corpi civili di pace! Se passa l’idea che il Governo ha favorito la Dottrina sociale della Chiesa, e la Chiesa non dice niente, non prende le distanze, siamo messi molto male! Volevo un tuo commento su questo.
(GIORGIO)

Domanda: Mi aggancio al discorso che si faceva prima. Io lavoro in una fabbrica di armi e quindi forse non sono, come si diceva, “uno dei soliti”. Però devo dire che riscontro anch’io questo atteggiamento: quando partecipo a questi Convegni, anche a quelli magari organizzati dal sindacato, mi accorgo che raccolgono gente che comunque queste cose le condivide o che cerca di portarle avanti. Per cui spesso, secondo me, è un parlarsi un po’ addosso. Soprattutto perché tutti questi discorsi non arrivano all’interno della fabbrica, mentre quelle poche persone che cercano di farli, trovano molta difficoltà. Le persone che ci lavorano sono impermeabili. Anzi, anche dei credenti, dei cristiani, molte volte portano le loro giustificazioni rispetto a quello che fanno e come lo fanno. Voglio dire che mentre qui discutiamo su questi problemi là, dove queste cose vengono concretizzate, non succede niente, non cambia mai niente. E si va avanti così. Come si dice nel dossier che è stato distribuito, le armi costano, costano anche quando non sparano. La Breda bresciana aveva 900 addetti non più di 10 anni fa; adesso siamo rimasti in 200. Abbiamo sprecato importanti risorse fatte di capannoni, aziendine, terreni. Anche denaro che viene usato, secondo me, con troppa disinvoltura: viene un po’ sperperato, visto che poi i guadagni che ci sono in questo settore lo possono permettere. A volte, all’interno delle nostre realtà, nascono delle iniziative ma si spengono subito, o perché vengono gestite solo in una logica di puro interesse politico e quindi vengono usate solo nel momento in cui fanno più comodo, oppure perché si è soli. Invece, essendo questo un discorso che merita molto l’approfondimento e quindi la maturazione di una cultura, bisognerebbe forse puntare a un intervento maggiore da parte delle organizzazioni anche lì, in queste realtà, dove si potrebbe aprire una discussione, sollevare dei problemi. 
(GABRIELE)

Domanda: Sono un medico e volevo raccogliere la provocazione che è stata fatta a proposito delle donne. C’è una violenza sulle donne che va aumentando. È presente non soltanto negli ambienti domestici ma anche nel mondo del lavoro. Le donne escono dall’Università con dei punteggi elevatissimi, e poi chissà perché non raggiungono mai i vertici. E non raggiungono i vertici perché regolarmente i posti devono essere occupati dai maschietti. Allora le donne cercano di fare il loro lavoro, lo fanno al meglio e poi vengono buttate fuori. Da tre anni e mezzo sto combattendo una battaglia con un’azienda sanitaria per una causa di lavoro e non sono ancora arrivata alla fine. Dopo che è stato dimostrato come l’accusa che mi era stata rivolta fosse falsa, il giudice mi dice ancora: “No”. Così dovrò probabilmente andare in appello. Fino a oggi non ho avuto il minimo aiuto da parte di nessuno. Ho sensibilizzato chiunque: a livello di Chiesa, di medici cattolici, ho scritto dappertutto, al presidente della Regione, ai Ministri della Sanità… Non ho avuto alcuna risposta. Le commissioni “pari opportunità” non fanno niente, le quote rosa non servono a nulla. È vero, ci vuole un femminismo etico, un femminismo diverso da quello che è stato portato avanti fino ad ora.
(MANUELA)

Domanda: Prima giustamente dicevi che le radici dei conflitti sono più profonde delle ragioni di carattere economico. Ho ascoltato molte citazioni di tipo filmico e vorrei proportene una di tipo musicale. C’è una bella canzone di Daniele Silvestri che dice così: “Il mio nemico non ha divisa, ama le armi ma non le usa, nella fondina tiene le carte Visa e quando spara non chiede scusa”. È vero quello che dicevi, però è altrettanto vero che nel nostro mondo ormai la sfera economica diventa quella che prevale su tutte le altre e le sue logiche sono quelle che valgono in tutti gli ambiti. Non a caso prima citavi il fatto che ormai si considera come merce la sanità, la scuola: la mercificazione dell’esistere ormai si tocca in modo netto. Da questo punto di vista l’industria armiera è l’industria perfetta, la produzione armiera è la produzione perfetta perché realizza tutti i canoni migliori della produzione di questo sistema. Sono contento che ci sia qui almeno uno di quelli che ci lavorano. A questo punto è evidente come ci sia in questa città una sorta di impenetrabilità di mondi diversi, perché chi si occupa di queste cose non ha cittadinanza nell’altro sistema e viceversa. E questo è un grosso problema che riguarda sì la produzione delle armi, la loro commercializzazione, ma che temo sia pervasivo, che interessi trasversalmente un po’ tutto il sistema. Forse, come credenti, dovremmo interrogarci su fino a che punto è sufficiente la nostra capacità di critica alla luce del Vangelo.
(FAUSTO)


Quando una realtà come la Chiesa, che dovrebbe nutrirsi del pluralismo, entra in questa dimensione, è un fatto a dir poco negativo. Solo un esempio: come Pax Christi si sta cercando da tempo di avere un appuntamento con mons. Betori e mons. Betori non ci vuole ricevere! Noi gli si vuol far vedere semplicemente che siamo un movimento ecclesiale fatto di cristiani normali.

Perché allora ci dobbiamo sentire dentro la Chiesa come credenti di serie B solo perché si chiede spazi di dialogo e di esprimere una opinione su alcuni temi?



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