DALLA SICUREZZA ALLA SOVRANITÀ ALIMENTARE
Oramai è chiaro ai più come le politiche neoliberiste, applicate all’agricoltura, rappresentino non la soluzione del problema alimentare (fame, carestie, ecc.), ma un efficace e diabolico strumento per la loro moltiplicazione ed estensione. Ha ragione da vendere Vandana Shiva quando ci ricorda che “il libero scambio non è l’anti-protezionismo. È il protezionismo dei poveri”.
Ed i contributi che ospitiamo in questo dossier offriranno molte ragionevoli argomentazioni a conforto di tale lapidario giudizio.
Oggi il Nord estrae dal famoso cilindro degli illusionisti la sua ultima ricetta contro la fame del mondo: le sementi geneticamente modificate (Ogm). Il loro uso - dicono le grosse multinazionali agro-industriali -, garantirebbe la sicurezza alimentare per buona parte dell’umanità. Ma i piccoli produttori del Sud (e anche molti del Nord) pensano ad altro: non alla sicurezza ma alla sovranità alimentare.
Un’idea alternativa di agricoltura, che significa, in primo luogo, il diritto dei popoli a definire le proprie strategie di produzione, distribuzione e consumo di alimenti che garantiscano il diritto all’alimentazione per tutta la popolazione, il rispetto delle proprie culture e le diversità dei metodi contadini di produzione agricola.
Tutto ciò implica una riforma agraria integrale su scala planetaria, adattata alle condizioni di ogni singolo Paese e regione, che permetta ai contadini e indigeni un accesso equo alle risorse produttive.
Come si vede, si tratta di un altro modello di democrazia e sviluppo. Non solo di agricoltura.





