DAL BRASILE UN PEZZETTO DI FUTURO - DA UN VILLAGGIO KAYAPÓ
LETTERE
L’unità delle chiese cristiane nella loro diversità, in uno spirito ecumenico in cui la presenza femminile sia valorizzata come quella maschile. È questo il sogno di Dio. Ne ha avuto un assaggio p. Adriano Sella, durante una celebrazione comunitaria a Belèm (Brasile).
P. Pino Leoni da due anni partecipa alla vita di un villaggio dei Kayapó. Dopo il suo articolo Le giornate di Moikàràkô: una comunità india vista da vicino (M.O. 2/99), torna a scriverci.
DAL BRASILE UN PEZZETTO DI FUTURO
Oggi, domenica 23 maggio ‘99, abbiamo celebrato la conclusione della settimana ecumenica nella chiesa anglicana, con la presenza di vari pastori, due donne pastore della chiesa luterana e due padri. Erano presenti 5 chiese differenti: chiesa anglicana, metodista, luterana, presbiteriana unita e chiesa cattolica. La celebrazione di oggi è stata la conclusione di una settimana di preghiere per l'unità dei cristiani.
La celebrazione ecumenica mi ha portato a vivere un po’, anticipando, il sogno di Dio che vuole che i cristiani siamo uniti davvero. Che cosa meravigliosa, celebrare il Dio della vita insieme con le altre chiese e percepire che il Dio di Gesù Cristo non è monopolio di nessuno, ma è il Dio che ci unisce attorno all'impegno di promuovere e difendere la vita umana dei popoli della terra!
Ieri, la nostra chiesa cattolica ha organizzato un grande evento nello stadio di Belèm per celebrare la festa di Pentecoste e ha osato affermare che la festa di Pentecoste è la festa della chiesa cattolica. Che tristezza! No, la festa di Pentecoste non è, e non può essere, la festa della chiesa cattolica, perché lo Spirito Santo non è monopolio della chiesa cattolica, e non può essere monopolio di nessuna confessione. Lo Spirito di Dio è di tutti, cioè, è ecumenico.
Intorno all'altare, mi trovavo in mezzo alle due donne pastore luterane e una di queste ha presieduto il momento della cena eucaristica. Un momento profondo e forte, vissuto come dovrebbe essere vissuta la chiesa: una chiesa ecumenica con la presenza femminile valorizzata come la presenza maschile. Le donne hanno diritto di far parte pienamente delle nostre chiese.
Vi devo dire che ho proprio sperimentato un pezzetto del futuro delle nostre chiese: quando sarà sradicata la divisione e sarà realizzata quell'unità nella diversità, tanto desiderata dal Dio di Gesù Cristo.
Abbiamo celebrato anche l'ecumenismo che si costruisce attraverso la difesa e promozione dei diritti umani. Infatti, varie volte scendendo sulle strade per difendere la vita umana che stava per essere annientata, come quella dei senza terra, ci siamo trovati con pastori e cristiani di altre chiese. Tutti insieme, cristiani di confessioni differenti, per costruire la giustizia e la pace: caratteristiche fondamentali del Regno di Dio. Amici, ecco un pezzetto del futuro che io sogno: l'unità nella diversità dei nostri cristiani, dicendo basta alla vergognosa divisione.
ADRIANO SELLA, Belèm.
DA UN VILLAGGIO KAYAPÓ
La settimana scorsa, assieme ad un prete del Friuli che è venuto a trovarci, sono andato a Koatinemo, nel villaggio degli Assurini. Due Piccole Sorelle di Charles de Foucauld condividono la giornata con quel popolo. Don Dario ed io siamo riconoscenti al Signore, agli Assurini e alle due suore per i quattro giorni trascorsi là. Siamo andati anche noi a sradicare la manioca e abbiamo aiutato a fare la farina. Con le suore abbiamo aiutato le famiglie. Siamo rimasti incantati davanti alla nuova “casa grande” (un incendio aveva distrutto la precedente, quella che appare nella foto pubblicata a pag. 47 del numero 2/99 di M.O.).
La vita delle Piccole Sorelle mi ha riconfermato nella nuova evangelizzazione (contenuti, metodi). Da quando vivo con i Kayapó sento una nuova chiamata: quella di rinascere per essere come loro. Sono convinto che la missione è quella di Gesù Cristo che vuole essere Kayapó. Perché si compia tutta la giustizia.
Stando con loro, mi pare di capire che essere missionari è tutt’altro che partire, fare e (Dio mi perdoni!) disfare. Arrivi a Moikàràkô e t’accorgi che non sei, non puoi fare niente perché… come si fa? È una grazia, adesso che ci penso, questo “non essere niente”. Così diventi alunno. E loro sono contentissimi di insegnarti la vita. Kupatô (l’anziano capo, ndr) mi dice spesso di scrivere perché quella festa è “grande”! Come ha ragione! E tutti dovrebbero sapere che i Kayapó sono scesi dal cielo!
PINO LEONI, Altamira.







