CRISTO TROVERÀ CASA IN ASIA? L'ANSIA DEL SINODO
Il Sinodo dei vescovi per l'Asia è stato senza dubbio il più significativo di tutti i sinodi tenuti in quest’ultimo decennio in vista del 2.000. Ha assunto un carattere di sfida non solo nel contesto asiatico, ma anche di fronte al mondo occidentale, sia ecclesiale che socio-finanziario.
A questo hanno contribuito almeno due fattori: la struttura mentale dei vescovi asiatici è diversa, semplicemente "orientale", preservata nonostante l'indottrinamento delle Università romane; in più, i vescovi provengono da un continente in cui la chiesa è una minoranza insignificante con una reputazione di "straniera". Questi vescovi, e con loro tutte le chiese che essi servono, hanno avuto il coraggio di porsi un'inquietante domanda:
perché il cristianesimo non è riuscito a mettere radici e crescere in Asia?
Una parte di responsabilità cade anche su Roma, che in passato, al tempo dei grandi missionari come san Francesco Saverio, Matteo Ricci e Roberto De Nobili, aveva ostacolato e impedito che il Vangelo di Cristo si radicasse nelle culture d’Asia, e che ancora tende a parlare al mondo intero con il linguaggio dell'Occidente. D'altra parte, il successo numerico in America latina e in Africa non vuol dire che la storia delle missioni sia avvenuta senza errori o che corrisponda al successo dell'evangelizzazione e al rispetto delle culture, tutt’altro!
Oggi la chiesa in Asia è in mano agli asiatici. Nessuno meglio di loro può far sì che Cristo riacquisti la cittadinanza nella propria patria. Purché non si frappongano ostacoli e strani divieti.
L'ASIA HA BISOGNO DI SALVEZZA
Metà dell'umanità abita negli sconfinati territori dell'Asia meridionale e orientale, in maggioranza concentrata ad altissima densità in 6 paesi: Cina, India, Indonesia, Pakistan, Giappone e Bangladesh. È impossibile delimitare esattamente il continente asiatico e le sue varie regioni, tanto grandi sono le diversità e le fusioni, le cui tracce spesso si perdono in dissolvenza. A nord, il mondo delle steppe va a confondersi con i ghiacciai della Siberia; ad ovest, nel mar Caspio confluiscono Asia ed Europa; a sud e ad est, i grandi oceani sono trapuntati da innumerevoli isole che quasi prolungano l'Asia fino all'Oceania e fino a lambire il continente delle Americhe.
Qualcuno preferisce partire dal "tetto del mondo", da dove sorgono tutti i grandi fiumi che si diramano ai quattro venti e a cui portavano le antiche grandi vie del commercio: le piste nelle steppe, la via della seta, delle spezie, delle pietre preziose, la via del buddhismo. L'Asia delle grandi culture e delle religioni perenni. L'Asia delle innumerevoli etnie, che rivendicano il proprio diritto ad esistere. Etnie e civiltà che si sono confrontate e sovrapposte, integrandosi o differenziandosi, strato su strato. Non sempre l'Asia è pacifica, non sempre è tollerante, non sempre è nonviolenta. Eppure l'Asia continua ad avere quel carattere affascinante e misterioso, misto di spiritualità e laboriosità, di povertà e saggezza, di coerenza e lentezza.
Iniziando dal Giappone, un'altra via si è aperta il varco attraversando ormai l'Asia intera: l'americanizzazione, l'occidentalizzazione delle produzioni, dei consumi, delle finanze, dei mercati. La via della globalizzazione, affiancata spesso da sfruttamento e corruzione. Al posto dei missionari, sono i finanzieri ad accompagnare o precedere le nuove conquiste. Al posto delle navi e dei diari di bordo, i satelliti e l'informatica per scoprire e divulgare.
In questo scenario senza confini e senza orizzonti, si è svolto, dal 14 aprile al 19 maggio scorso, il Sinodo dei vescovi, Assemblea speciale per l'Asia: "Gesù Cristo, il Salvatore, e la sua missione d'amore e di servizio in Asia: perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (Gv. 10,10)". Un titolo lungo e complesso, per cercare di riportare in Asia Cristo Salvatore e dargli una casa là dov’era nato: le Tigri asiatiche arrancano; l'Asia ha bisogno di salvezza.
Forse Cristo può dare una mano, se troverà dimora nell’affollato bazar asiatico.
MARCELLO STORGATO.
LA SPECIFICITÀ DEL SINODO ASIATICO
Con cortesia asiatica ma anche con insistenza, i vescovi hanno cercato di approfittare dell'occasione per portare a Roma qualcosa di schiettamente orientale, rivendicando una libertà che va ben oltre le coreografie della messa inaugurale. Già durante la discussione preparatoria, vari vescovi avevano reagito all'impostazione che si voleva dare al sinodo. I vescovi giapponesi, in particolare, avevano respinto il documento inviato da Roma, perché "estraneo alla realtà asiatica", con un approccio troppo dottrinale. La preoccupazione in Asia è quella del dialogo di vita e della solidarietà con le altre grandi religioni e culture: i cristiani comunicano più attraverso quello che sono e fanno, che non attraverso quello che dicono (quando è concesso loro di dire qualcosa!). O come l'ha messa il giapponese mons. Nomura, "in Asia, gli occhi svolgono un ruolo più importante delle orecchie".
Alla fine, questo incontro tra vescovi e rappresentanti di aree e culture così diverse e distanti tra loro, è stato uno degli aspetti più significativi e validi del sinodo asiatico: "È l'unico modo in cui la chiesa cattolica può mostrare la sua universalità, e sono davvero felice di quanto ho conosciuto di nuovo", ha affermato mons. Leo Jun Ikenaga, vescovo di Osaka (Giappone).







