Cooperazione Internazionale allo sviluppo e alla solidarietà
Nel gennaio ‘93 alcune riviste, tra cui Missione Oggi, avevano presentato un Dossier in comune “rifondare la cooperazione allo sviluppo”. Presentiamo ora alcune proposte concrete, importanti per ogni riforma della cooperazione.
Bisogna affermare la centralità politica della cooperazione come strumento e sicurezza internazionali.
La cooperazione italiana allo sviluppo ha bisogno di essere radicalmente trasformata: anche in tempi non sospetti (gennaio 1993) abbiamo sottolineato l’esigenza di rifondare questo importante settore della presenza internazionale del nostro Paese, ancorandone la riforma ai principi della promozione dello sviluppo sociale nel Sud del mondo, alla valorizzazione delle risorse umane ed economiche locali, alla salvaguardia dei diritti umani fondamentali e delle libertà democratiche, alla lotta alla povertà e all’integrazione dei paesi poveri nella comunità economica e politica internazionali in condizioni tali da assicurare davvero pari opportunità di sviluppo al Sud del mondo.
Guardiamo con favore alla ripresa del dibattito in Italia sulla riforma della cooperazione, da noi chiesto a viva voce, ma ci preoccupa l’approssimazione con cui negli ambienti governativi e ministeriali si stanno presentando le linee-guida di tale riforma: soprattutto, ci inquieta la loro contraddittorietà e il tentativo di recuperare la cooperazione come strumento di internazionalizzazione dell’Italia, indipendentemente dalle finalità che essa deve perseguire e dagli strumenti con cui essa deve funzionare.
Crediamo perciò necessario fornire un vademecum di proposte, che riteniamo irrinunciabili per qualsiasi seria riforma della cooperazione, una sorta di “punti fissi”, che chiediamo al governo e a tutte le forze parlamentari di accogliere e su cui misureremo comunque l’autorevolezza di qualsiasi riforma.
Non si potrà ridare trasparenza alla cooperazione se non si crea una “Agenzia per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo e alla Solidarietà” totalmente indipendente dal Ministero Affari Esteri che, con piena autonomia politica e gestionale, garantisca l’affidabilità politica e tecnica dei progetti approvati. Una struttura che deve dipendere direttamente dalla Presidenza del Consiglio, con conferimento di una delega ad un Sottosegretario, con piena autonomia decisionale. L’Agenzia dovrà essere articolata sul piano operativo su livelli decisionali differenziati per aree geografiche e per tipologie di strumenti di interventi, con responsabilizzazione dei singoli uffici operativi e con un personale che deve assicurare continuità di gestione ed essere scelto per qualificata esperienza internazionale.
Gli indirizzi di politica di cooperazione internazionale di sviluppo e di solidarietà devono essere proposti dal governo, approvati dal parlamento. A livello di Commissioni Esteri di Camera e Senato deve essere costituita una apposita “Commissione Mista Bicamerale”, allo scopo di monitorare e garantire il rispetto degli indirizzi e delle attività di cooperazione.
La cooperazione deve essere partecipativa per essere vera.
Bisogna perciò creare un luogo di confronto partecipativo, una “Consulta della cooperazione internazionale allo sviluppo e alla solidarietà” con operatori non istituzionali, il cui parere deve essere obbligatorio sugli indirizzi generali di programmazione e di gestione della cooperazione, che garantisca l’accesso pubblico alla informazione sulle attività di cooperazione.
Oggi, un progetto per essere approvato e liquidato dal Ministero impiega alcuni insopportabili anni, a causa di procedure contro le quali bisognerebbe invocare il reato di “molestie amministrative”. È fondamentale perciò definire nuove procedure gestionali, snelle e semplificate, che non vadano a scapito della trasparenza, che garantiscano allo stesso tempo le esigenze della Pubblica Amministrazione e le certezze dei tempi operativi. Non possono passare più di dodici mesi tra la presentazione e il finanziamento del progetto. E solo ed esclusivamente l’appalto deve costituire la regola per l’aggiudicamento di progetti ad imprese o organizzazioni che abbiano fini di lucro.
Lo Stato deve chiedere garanzie agli operatori con cui ha rapporti di cooperazione.
L’idoneità per le “Organizzazioni Non Governative”, dev’essere ridefinita sulla base di nuovi criteri di identità mantenendo una soglia di definizione che garantisca serietà, efficienza e popolarità dell’Organizzazione a cui viene riconosciuto il diritto di usare fondi pubblici, che non possono comunque essere la parte assolutamente predominante della composizione dei suoi bilanci.
Ogni riforma della cooperazione deve puntare sulla valorizzazione delle associazioni di solidarietà, anche di quelle del Sud del mondo, assicurando loro un quadro di riferimento giuridico, amministrativo e finanziario certo, e che a loro conferisca il perseguimento degli obiettivi di lotta alla povertà, di promozione dello sviluppo sociale, di formazione e valorizzazione delle risorse umane, di stimolo della imprenditorialità locale, che sono parti importanti della politica di cooperazione internazionale allo sviluppo e alla solidarietà.
Va evitato il caos politico e operativo che ha sin qui caratterizzato la nostra cooperazione, la quale nel futuro deve dotarsi di priorità coerenti con i nuovi indirizzi politici della cooperazione, che significa ad esempio individuare aree di intervento ben precise, spezzando soprattutto la commistione tra strategie di politica estera, finalità economico-commerciali o mercantili e obiettivi di cooperazione allo sviluppo che ne hanno sin qui prodotto il fallimento, e che reclamano a maggior ragione la creazione di una “Agenzia” indipendente.
Non c’è cooperazione possibile se non ci sono fondi per tenerla in vita. Anche l’Italia ha firmato più volte impegni precisi per destinare lo 0,7% del PIL ad attività di solidarietà internazionale, ma mai come oggi siamo lontani da quell’obiettivo.
Ci aspettiamo perciò che il Governo italiano inverta questa tendenza, e costituisca un fondo di cooperazione composto da risorse a dono per il Sud del mondo. Bisogna infatti affermare la centralità politica della cooperazione come strumento di stabilità e sicurezza internazionali, dar vita ad una “nuova partnership Nord/Sud” che è l’unica risposta possibile per la gestione credibile dei problemi che accomunano il pianeta, che una globalizzazione senza regole sta amplificando pericolosamente.
Soprattutto, ci aspettiamo dal Governo di sentire idee chiare e coerenti, che entro il 1997 portino all’approvazione in Parlamento della nuova cooperazione italiana.
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