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Co-sviluppo, nuovo volto della Cooperazione

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In una fase di profonda crisi economica il tema della cooperazione internazionale soffre di almeno due debolezze:

1. La prima è data dal calo delle disponibilità economiche di volontari o donatori abituali, dovute in parte alla “tristezza economica” che pervade ormai il quotidiano di milioni di persone.

2. La seconda è probabilmente dovuta ad una forma di smarrimento in un contesto di cambiamenti epocali, attraverso i quali il Sud del mondo sta prendendo una sua strada di sviluppo, mettendo in seri guai le antiche potenze economico-coloniali.

Come concepire un processo di co-sviluppo o di auto-sviluppo che riconsegni ai popoli e alle comunità la costruzione di un proprio futuro e la responsabilità di un proprio destino?

La mobilità delle nuove ricchezze prodotte prende sempre più la strada Sud-Sud, rendendo l’antica potenza economica europea, ormai destinata – se non sopravvengono cambiamenti strutturali – a diventare sempre più una periferia del mondo economico e produttivo. Forse la nuova frontiera della cooperazione internazionale può essere definita meglio da una cooperazione culturale e politica, che, impedendo alla finanza di soppiantare gli assetti delle democrazie, permette un’autentica auto-promozione magari con un processo lungo di realizzazione, ma che promette stabilità nel tempo.

La mobilità umana contemporanea rappresenta il miglior veicolo di diffusione di questo nuovo paradigma culturale in cui la vecchia cooperazione internazionale può rigenerarsi e rifondarsi in una prospettiva di solidarietà declinata al globale.



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