CINQUE PAROLE PER DISCUTERE DI METICCIATO
Dopo una mattinata intensa come quella che si sta concludendo, un discussant ha la certezza di essere molto “scassant” e poco “di”. Per questo, tenterò di mettere in fila i molti temi su cui abbiamo riflettuto quest'oggi usando parole che cominciano con la “di”.
1. Diacronia. Il meticciato è il modo di pensare di chi vive attraversando i tempi e le situazioni. La questione è: il meticciato è sempre esistito o è qualcosa di tipicamente postmoderno? Dobbiamo parlare di differenti tipologie di meticciato? È una dimensione che accompagna la nostra condizione umana in quanto tale? O è specifica di una determinata situazione sociale, segnata da frontiere e muri?
2. Diaspora. Ci richiama due parole che cominciano anch'esse per “di”.
- 2.1. Disorganizzazione: perché oggi le periferie tendono a emanciparsi dai centri che fino a ieri le hanno tenute in riga?
- 2.2. Dirigismo: perché il potere cerca di mantenere la sua leadership proponendosi come l'unico centro capace di riorganizzare il caos, in cui crescono e si muovono i movimenti religiosi o sociali di base?
3. Differenza. Oggi abbiamo ascoltato più volte l'appello a distinguere, cioè ad analizzare le differenti situazioni con occhio critico. Che rapporto c'è – non solo in Occidente ma anche negli altri mondi che oggi compongono il nostro pianeta – tra le religioni e il pensiero scientifico? Il problema del razionalismo, inteso come tentativo di togliere alle religioni la loro coltre di mistero, è un problema che accompagna da sempre tutte le culture: lo incontriamo nel mondo arabo, in quello induista e naturalmente nel mondo cristiano.
Però le cose cambiamo quando una religione si rapporta al pensiero scientifico e al suo bisogno di trovare una spiegazione del tutto razionale, sperimentata e verificabile a quello che succede nel mondo. Che cosa avviene quando delle culture autoreferenziali, che si sentono portatrici della verità assoluta e per principio rifiutano il meticciato, s'incontrano con il pensiero scientifico? La scienza moderna rompe le frontiere; non rispetta le differenti identità fissate dalle tradizioni religiose; vanifica le strategie protezionistiche di autoconservazione.
4. Discorso. Il meticciato è un discorso, oppure è semplicemente uno stato di fatto? Possiamo accontentarci di dire: il meticciato c'è; è legato alla relazione umana come tale; non si può fare altro che accettarlo? Oppure il meticciato è anche un discorso? E allora come ogni pensiero può essere compreso, orientato, politicamente gestito. Da qui derivano tre questioni, anch'esse espresse con altrettante parole inizianti per “di”.
- 4.1. Qual è il Dove del meticciato? Nella società occidentale i luoghi tradizionali stanno attraversando una profonda crisi: si disgregano, oppure si ripiegano su se stessi e si chiudono. Nella nostra società si possono identificare nuovi luoghi, in cui progettare il mescolarsi delle culture? Questi luoghi in cui pensare e agire in modo positivo sono i confini. Le frontiere, che oggi sono realtà terribili e disumane, possono diventare il luogo in cui costruire gesti di servizio e di accoglienza.
- 4.2. Il mondo Digitale può essere uno di questi luoghi? Oppure è semplicemente uno spazio virtuale in cui si compie la Disorganizzazione, la Decostruzione di ogni proposta culturale e politica, ivi compresa quella di gestire la pluralità meticcia? La vera sfida è la ricostruzione di un percorso sociale condiviso. Altrimenti, è finita la politica e con essa è finita la convivenza pacifica. La frammentarietà postmoderna è un dato di fatto. Ma la chiave per abitare in modo responsabile la postmodernità è la ricomposizione.
- 4.3. Diaconia. Si può fare un discorso sul meticciato a partire dalle interpretazioni delle esperienze di convivenza? Perché non creare nuovi simboli interreligiosi, che indichino la strada condivisa della preghiera, del pentimento e dell'azione concreta?
5. Dio. È la parola più importante di ogni strategia di meticciato. Oggi non l'abbiamo quasi mai pronunciata, se non per indicare il duro fronteggiarsi delle differenti confessioni religiose. Noi occidentali spesso partiamo da un'idea di verità come Dottrina, con il risultato di irrigidire il nesso tra Dio e verità. È possibile un'altra strada? Sì, quella di diversificare il nostro parlare e fare esperienza di Dio, in modo da ricostruire Dio al plurale: un Dio con molti nomi e molti volti.
ALTRE CINQUE PAROLE SUL METICCIATO PAOLO BOSCHINI
Alle cinque parole iniziali gli intervenuti nel dibattito e i relatori della mattinata ne hanno aggiunte altre cinque, che riprendo di seguito.
6. Ospitalità. Non si può fare la teoria del meticciato, se non la si accompagna con la pratica dell'ospitalità. È importante valorizzare gli esempi positivi, che sono sotto i nostri occhi. Essi ci dicono che è possibile capire la logica interna dell'altro. Così l'ospitalità diventa il luogo del racconto dell'alterità: la casa, che noi apriamo, dice agli altri chi siamo veramente.
7. Identità. Stiamo assistendo al progressivo trasformarsi delle religioni in entità liquide, difficilmente riconducibili a formule dottrinali. Eppure, spesso sentiamo ripetere che non si può dialogare tra religioni differenti, se non si parte da una preliminare chiarificazione della propria identità. Si deve rispondere che l'identità non è mai una cosa data, definita una volta per tutte: si costruisce di giorno in giorno mediante le relazioni dialogiche. È sempre meticcia. Per questo, la frontiera oggi è la diaconia e la dimensione civile delle religioni: il dialogo interreligioso è il volano per buone pratiche d'integrazione e di coesione sociale.
8. Educazione. Per creare una nuova mentalità che favorisca il meticciato, occorre rivoluzionare i processi educativi. Un segno di ciò sono le comunità multireligiose: lì si vede che dal cambiamento profondo del modo di pensare possono scaturire chiari segnali di unità.
9. Nonviolenza. Non indica soltanto un'assenza, ma un movimento: il dinamismo del cambiare, del migliorare il mondo. Come si possono coniugare insieme dialogo e conflitto nella realtà geopolitica di oggi?
10. Debolezza. Quando una persona è debole nelle proprie convinzioni, nessuno – meno che mai la Chiesa – ha il diritto di violare la sua coscienza. In una condizione di meticciato bisogna cominciare dall'autorelativizzare la nostra cultura occidentale, che erroneamente identifichiamo come “la” cultura. E così lasciare spazio al riconoscimento del valore delle culture altre.
Siamo davanti a una sfida epocale: sviluppare una spiritualità della differenza. Conoscendo l'altro, siamo rinviati all'Altro assoluto che è Dio. Il mescolarci include l'oltrepassare le frontiere e sederci a una tavola comune: quella evocata dalla profezia biblica.






