Ciad: No all’escissione
L’iniziazione dei ragazzi e delle ragazze è ancora praticata nella maggior parte delle tribù del Ciad e ha l’obiettivo di riconoscere agli adolescenti lo status sociale di adulti capaci di svolgere il proprio compito nella società e, in particolare, di farsi una famiglia.
L’iniziazione tradizionale, come metodo di educazione all’integrazione nella società, porta innegabilmente con sé molti valori umani e sociali, ma anche il limite di generare e consolidare comportamenti difficilmente accettabili dalla fede cristiana.
Essa insegna al ragazzo il dominio dell’uomo sulla donna e alla ragazza la sottomissione della donna all’uomo. Inoltre, la pratica dell’escissione (asportazione del clitoride) nell’iniziazione delle ragazze costituisce un ostacolo al concetto cristiano dell’integrità della natura umana. L’eccessiva enfasi posta sull’escissione ha finito per ridurre il rito fondamentale di iniziazione per le donne solo a questo, a scapito del valore educativo dell’iniziazione stessa.
La giovane Chiesa di Sarh (eretta il 22 settembre 1961), sensibile ai problemi che pone un’approfondita evangelizzazione della cultura, sta lavorando proprio su questo importante momento di integrazione sociale. Un’assemblea pastorale diocesana, ha impegnato pubblicamente la nostra Chiesa-Famiglia di Dio in vari modi:
1) Con una prima lettera pastorale su Il ruolo delle donne nella società e nella nostra Chiesa, che ci ha aiutato ad affrontare apertamente questo tabù nei ritiri, nelle omelie e nella catechesi.
2) Introducendo nella nostra Chiesa-Famiglia di Dio il divieto della pratica dell’escissione, considerata una minaccia per l’integrità fisica, morale e spirituale della donna. Senza con ciò condannare le donne già escisse, vittime dell’ignoranza del passato. L’attaccamento di alcuni cristiani a questa pratica è, però, ostinato. Nonostante le sanzioni imposte ai colpevoli (dimissioni da ogni responsabilità ecclesiale, allontanamento dalla mensa eucaristica e dagli altri sacramenti), si sviluppa una forma di resistenza passiva: alcuni, infatti, spingono le loro figlie a sottoporsi all’escissione in segreto.
3) Con il Servizio audiovisivo per l’educazione (Save) della diocesi, che ha prodotto un film, Madyon, che racconta la storia, tragicamente vera, di una ragazza mutilata a forza e morta di emorragia. Il film ha avuto un grande impatto emotivo tra la gente.
4) Con una seconda lettera pastorale rivolta alle donne cristiane responsabili di associazioni, di comunità di base e di organismi vari, per sostenere il loro impegno nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili (mgf). Molte associazioni femminili, guidate da donne cristiane, sono delle naturali alleate in questa battaglia, sia perché hanno inserito nei loro programmi d’azione la lotta contro le mgf, sia perché chi è impegnato in politica non affronta l’argomento per paura di perdere i propri elettori o sta in silenzio per evitare di disprezzo sociale. Nonostante ciò, in alcuni casi, ci sono state donne che hanno tenuto un comportamento doppio: sostegno alla lotta nei discorsi pubblici, ma, di nascosto, sottoponevano le loro figlie all’escissione.
5) Organizzando, con le madri coraggiose (chiamate madrine), regolari campi estivi per riunire le ragazze o i genitori che dicono “no all’escissione”. Le donne, infatti, hanno bisogno di spazi autonomi per parlare dei loro problemi, esercitare le loro responsabilità di educatrici e contribuire così all’edificazione della Chiesa e del paese.
Le ragazze che hanno detto “no all’escissione” vengono poi impegnate in attività che le aiutano a prendere sempre più coscienza della loro dignità di donne “integre”, come Dio le ha create, e, una volta sconfitto il complesso culturale, si presentano come un gruppo per la lotta contro le mgf.
Insomma, ci sono alcuni barlumi di speranza. Un trend positivo sta prendendo forma tra i giovani che sentono sempre meno il bisogno che la loro futura moglie sia stata sottoposta all’escissione. Alcune autorità amministrative iniziano a preoccuparsi della scolarizzazione delle bambine e a punire i genitori che ritirano le loro figlie da scuola per sottoporle al rito dell’escissione. Alcune donne che praticavano le mgf sono state anche imprigionate.
Ci auguriamo che questo crei un precedente. Il seme è stato gettato... e ha trovato anche terra buona!
Sarh - Ciad, 15 gennaio 2013.







