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BEN VENGA LA SECONDA RELIGIONE, SE LA PRIMA HA TRADITO LA GIUSTIZIA E IL DIALOGO...

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Liana Fiorani, nostra affezionata lettrice di Parma e grande esperta di don Milani, ci confida che la sua “seconda religione è la giustizia e il dialogo”. La qual cosa ci fa piacere per lei, visto che la giustizia e il dialogo sono garanzia di salute spirituale e sociale, meno invece per la sua prima religione, il cristianesimo, la cui crisi interna e irrilevanza culturale e spirituale potrebbero avere proprio qui la loro origine, nella poca sensibilità per la giustizia e il dialogo...

BEN VENGA LA SECONDA RELIGIONE, SE LA PRIMA HA TRADITO LA GIUSTIZIA E IL DIALOGO...

  • LIANA FIORANI
  • Parma, 30 settembre 2015

Caro direttore, ho apprezzato vivamente il suo editoriale “Disarmare le religioni”, parole sentite ora anche da papa Francesco, che attenuano la mia sofferenza per averle [le religioni] sempre ritenute responsabili delle divisioni tra i popoli. Ho sempre pensato che i pastori di ogni fede avessero un unico compito: portare il loro gregge alla fede, alla giustizia, al reciproco rispetto, alla serena fratellanza.

Non le nascondo che la mia seconda religione è la giustizia e il dialogo, un pensiero fisso che mi ha spesso fatta sentire fuori posto. Vedere il clero camminare su altra strada, teso a compromessi politici liberal-borghesi lontani dal popolo, usare il nome di Dio, per tornaconto di supremazia, in nome della loro potenza e prepotenza.

La mancanza di fiducia verso la loro opera pastorale è la causa del crollo delle conversioni e dei fedeli ai doveri religiosi. Non è con un piatto di minestra per la sopravvivenza che si aiutano i dimenticati, vanno combattute le ingiustizie e l’aiuto a sconfiggere questo male endemico non può venire che dalla Chiesa.

Le gerarchie del potere fuori e dentro la Chiesa dopo il conflitto [mondiale] hanno mostrato di voltare pagina alla storia, niente di più falso, (hanno subito dimenticato che era costato 50 milioni di morti) hanno pensato solo ad un’opera gattopardesca verso gli sprovveduti. Hanno pensato di […] illuderli e distrarli con circoli ricreativi parrocchiali e aziendali, di dividere il popolo con le ideologie e l’esaltazione delle tifoserie, con giochi vari, fino alle macchinette mangiasoldi d’oggi e all’espansione delle varie droghe.

Ad aiutare le devianze è arrivato il conformismo e il consumismo, (e gli sprovveduti sono caduti nella tela del ragno) poi con l’illusione della grandezza, dell’apparire sull’essere e dell’eterna giovinezza si è completato il quadro. Opera voluta dal potere economico, così sono cresciuti capitali inestimabili e povertà estreme. Basta guardare ai nostri splendidi porticcioli deturpati da panfili milionari, (utilizzati solo poche ore all’anno) voluti per mettere in mostra la potenza dei proprietari. Poi questi chiedono aiuti allo Stato per rinnovare l’azienda, così la politica dell’ingiustizia ha portato avanti un gioco perverso.

Anche la scuola di massa con il voto garantito ha tradito le aspettative degli sprovveduti, (il 6 va bene solo alle elementari) quel gioco è stato solo un contentino ai genitori che incoscienti affermavano che non era necessario esaurirsi sui libri visto che la promozione era assicurata. Pensavano che quel pezzo di carta bastasse a inserir i figli nella casta privilegiata. Così hanno cresciuto dei bulli incoscienti, irresponsabili.

Bastava avessero aperto gli occhi per vedere che ieri i figli dei signori e dei signorotti non andavano nelle scuole dei poveri ma in istituti e collegi privilegiati di rigorosa disciplina e cultura e uscivano già assegnati a posti privilegiati. […]

L’attenzione alla giustizia e alla serena convivenza, (mia seconda religione) in me hanno sempre prevalso, tanto che i miei nipoti mi rimproverano di non avere ancora imparato a pensare solo a me stessa, ma a 90 anni suonati non c’è più speranza di cambiare.

[…] Mia fedele compagna è rimasta la lettura. Le voglio confidare la mia ultima pazzia, un lavoro che riempie la mia vecchiaia... Sto cercando di elaborare le diversità e le similitudini fra don Gnocchi fascista e don Milani antifascista... […].

I due sacerdoti hanno svolto il loro impegno durante il papato di Pacelli, Roncalli e Montini, ma solo da Paolo VI sono stati capiti e aiutati. Ora don Gnocchi è stato beatificato e don Milani rivalutato. Papa Francesco, teso a grandi aperture dottrinali, (attese da tempo) fra infiniti contrasti interni al Vaticano, saprà apprezzare questi maestri di vita?

Don Vito ci segnala una difficoltà di lettura soprattutto dei fondi colorati della rivista. Ma la questione più scottante che ci pone è quella dell’interpretazione di una frase di papa Giovanni morente, che abbiamo puntualmente girato al card. Capovilla, come richiesto dal nostro abbonato e la cui risposta pubblicheremo appena ci arriva...


COSA INTENDEVA PAPA GIOVANNI...

  • DON VITO TEDESCHI
  • Carife (Av), 19 settembre 2015

Gentile direttore,

la grafia della rivista è piccola. Con i colori una persona anziana ha difficoltà a leggere. Non so fin quando riesco. Desidero che mi rispondiate come lettera di abbonato.

Papa Giovanni morendo diceva: “Mio Dio, mio Dio, cosa ho fatto?”. Cosa intendeva?

Potete informarvi dal card. Capovilla che sta vicino a voi. Saluti e ringraziamenti.

Non so cosa rispondere ai tradizionalisti, che citano quella frase giovannea. Preferisco una risposta sulla rivista perché interessa tutti.



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