INTERVISTA A ZOYA
“Una giornata che non dimenticherò mai: il 28 aprile 1992. Stavo facendo colazione con la nonna, quando la radio annunciò che i mujahiddin, superate le loro divisioni interne, avevano occupato Kabul. Anziché gioire per la sconfitta dei russi, la nonna mi disse che un male nuovo e peggiore avrebbe oppresso il Paese”. Così racconta Zoya, 24 anni, una militante di Rawa (Revolutionary association of women of Afghanistan).
La sua infanzia è costellata di violenze e lutti: entrambi i genitori furono uccisi per mano fondamentalista in quegli anni; e il suo presente – fra il Pakistan, dove si rifugiò a 16 anni, e l’Afghanistan, dove continua a vivere e lavorare clandestinamente – è nel segno della militanza politica. Questa, oggi, la porta a denunciare: “Molti in Occidente par…
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