
C’É BISOGNO DI UNA FORTE LEVA
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 7 Marzo 2015
Il card. George Pell non è mai stato l’uomo più popolare d’Australia, nemmeno tra i suoi confratelli vescovi – il che significa che papa Francesco è stato straordinariamente accorto nell’affidargli la responsabilità delle finanze vaticane. Queste erano in un tale stato, e bisognose a tal punto di essere riordinate, che
solamente qualcuno disposto a pestare i piedi a qualcun altro e non troppo preoccupato della propria popolarità poteva essere all’altezza del compito. Che lo stile del card. Pell abbia scioccato alcuni e che gli abbia procurato dei nemici è evidente dal tentativo di diffamazione – anonimo e velenoso – emerso in un articolo del periodico L’Espresso. Questi ha insinuato che il cardinale non fosse nemmeno in grado di amministrare le sue di finanze, per non dire di quelle vaticane.
Le accuse di stravaganza e di uno stile di vita lussuoso sono state respinte da una dichiarazione del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, p. Federico Lombardi, come “attacchi personali diretti che dovrebbero essere considerati vergognosi e meschini”. È stata anche smentita la circostanza che papa Francesco abbia convocato il cardinale per rimproverarlo. Tale incontro non ha avuto luogo, ha precisato una dichiarazione della segreteria del cardinale, e il Segretariato per l’economia, da lui presieduto, ha operato nel limiti del budget assegnato. La dichiarazione ha concluso affermando: “Infine, per la precisione, il card. Pell non ha una cappa magna”.
Per insultare a dovere un cardinale, bisogna insinuare che cammini ostentatamente avvolto in metri di seta scarlatta, come alcuni pettegoli vaticani hanno tentato di fare.
L’impressione di un papa in guerra con la sua stessa amministrazione, o con una parte importante di essa, è rinforzata dai termini del nuovo decreto, un motu proprio, che conferisce in pratica al card. Pell la responsabilità di tutta l’attività finanziaria in Vaticano. Questa è una rivoluzione, perché molti settori dell’amministrazione godevano da secoli di un’autonomia quasi senza alcuna supervisione esterna. L’elenco delle pratiche finanziarie che saranno strettamente regolate, e gli abusi che verranno messi in luce, equivalgono a un incriminante quadro della situazione che si era lasciata sviluppare.
Il nuovo sistema di contabilità e di verifica dei conti sarà ispezionabile da parte del Consiglio per l’economia della Santa Sede, presieduto dal card. Reinhard Marx, mentre il card. Pell è capo del Segretariato per l’economia. Entrambi lavoreranno a fianco di un capo revisore contabile, un nuovo alto incarico che sarà probabilmente ricoperto da un laico.
Il nuovo ufficio di revisione contabile investigherà – senza dover dare alcun preavviso – tutte le attività che risulteranno deviare in modo rilevante dai budget approvati; le irregolarità nei conti o nelle registrazioni, le irregolarità nei contratti con fornitori esterni o nella conclusione di transazioni o vendite, gli atti di corruzione, di appropriazione indebita, di frode. Potrebbero vedersi dei fuochi d’artificio!
Attraverso il card. Pell, papa Francesco ha mostrato ancora una volta di essere tanto duro quanto dolce, stringendo la sua presa sulla curia vaticana. Ma se queste riforme dovranno funzionare, è essenziale che quanto più possibile esse siano visibili al mondo esterno. Il Vaticano deve percorrere ancora un po’ di strada per riconquistare la fiducia internazionale come operatore finanziario affidabile.
La massima trasparenza è l’unica via da percorrere.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
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