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È NECESSARIO UN ACCORDO GLOBALE

From the Editor’s Desk

“The Tablet” – 9 Maggio 2015

Questo potrebbe essere l’anno in cui l’umanità finirà con il riconoscere la sua responsabilità nel conservare il Pianeta Terra quale casa sicura per tutte le creature. L’industrializzazione e la crescita della popolazione hanno avuto come conseguenza l’inquinamento dell’atmosfera, al punto che l’aumento della temperatura è diventato una minaccia concreta per il delicato equilibrio dell’ecosistema.

La coltre di ghiaccio del circolo polare artico si sta rapidamente ritirando, l’atmosfera sta diventando turbolenta e sempre meno prevedibile. Questi sono due eventi chiave che possono combinarsi per consentire di raggiungere un accordo globale che preveda le misure necessarie per limitare l’aumento della temperatura derivante dalle attività umane a un livello sopportabile per il pianeta. Ciò consentirà di evitare quelle catastrofi naturali che il riscaldamento globale, non tenuto sotto controllo, sta già iniziando a causare.

Come sempre, i primi a soffrire, e più gravemente, per questa situazione sono coloro che meno possono difendersi.

Più in là, nel corso di quest’anno, una conferenza internazionale che si terrà a Parigi, risultato di lunghe e difficili trattative, cercherà di trovare un accordo per contenere i cambiamenti climatici. Ma un accordo su scala mondiale richiede che l’opinione pubblica di tutto il mondo riconosca l’urgenza del problema. Da qui deriva la grande aspettativa per la pubblicazione di un’enciclica di papa Francesco, che ricordi all’intera razza umana come essa possa facilmente distruggere ciò di cui ha bisogno per la sua stessa sopravvivenza. Nessun altro leader mondiale è nella posizione migliore di papa Francesco per indirizzare l’opinione pubblica mondiale su quella via.

Anticipando alcuni temi dell’enciclica, egli ha inviato un videomessaggio in occasione dell’apertura di Expo 2015 a Milano, facendo appello alla razza umana perché “smetta finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino”. Questa breve frase comprende un’intera teologia dell’ambiente. In primo luogo, essa afferma che la terra è un “giardino” – che in termini biblici è uno spazio sacro di cui ci si deve prendere cura e che bisogna coltivare, di cui si può godere, ma che non si deve rovinare. In secondo luogo, essa afferma che il giardino è un dono di Dio. L’umanità non ha creato l’ambiente naturale e non lo possiede, e per questo motivo deve consegnarlo intatto alle future generazioni. In terzo luogo, che l’umanità dipende dal giardino per il cibo, l’acqua e le altre necessità. In quarto luogo, che esso deve essere condiviso in modo equo, non recintato per essere usato solo da ricchi e potenti. In quinto luogo, che esso è vario – perché un giardino è un sistema interdipendente di differenti esseri viventi, in equilibrio. E, ancor più importante, che, sebbene possa essere utilizzato a beneficio dell’umanità, c’è una maniera giusta di utilizzarlo e una sbagliata.

I risultati a cui è giunta la scienza che studia il riscaldamento globale è duramente contestata da ben definiti interessi commerciali e dai loro alleati politici e mediatici di destra.

Dicono sciocchezze riguardanti complotti, e seminano dubbi nella mente delle persone comuni, che non sono scienziati del clima e da cui non ci si può aspettare che valutino da soli il peso delle prove. Ma tra gli scienziati il consenso è abbastanza forte da stabilire una presunzione. E ciò è sufficiente per papa Francesco. In materia scientifica egli può sbagliare, ma l’umanità non ha il diritto di scommettere che la scienza dopotutto si sbagli. Gli interessi in gioco sono così alti che il mondo deve agire in base al principio di precauzione, e decidere che è molto più probabile che gli scienziati che si occupano del clima abbiano ragione anziché no.


Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri

pubblicata con il consenso dell’editore

© The Tablet Publishing Company Ltd.

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