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La DEMOCRAZIA AFRICANA può sconfiggere il Terrorismo

From the Editor’s Desk

“The Tablet” – 11 Aprile 2015

Quest’anno la Settimana Santa, come il primo Venerdì Santo, è stata particolarmente crudele. L’agonia delle famiglie i cui figli e figlie studiavano all’Università di Garissa, in Kenya, è stata vista in tutto il mondo: 142 studenti e 6 guardie sono state massacrate il Giovedì Santo quando terroristi musulmani, 

per la maggior parte provenienti dalla vicina Somalia, hanno cercato di uccidere quanti più cristiani riuscivano a trovare. Ma queste atrocità non sono il risultato del settarismo locale, perché a Garissa il giorno seguente musulmani e cristiani si sono uniti in una marcia di protesta.

La campagna terroristica in corso in Kenya ha un corrispondente in Africa occidentale nelle attività del gruppo Boko Haram, con base in Nigeria, che ha assassinato circa 13mila cristiani e musulmani negli ultimi sei anni. Ma c’è più di un filo di speranza nella reazione generale agli avvenimenti in Kenya e in Nigeria. L’incapacità del presidente cristiano della Nigeria, Goodluck Jonathan, di garantire la sicurezza nel nord del paese a maggioranza musulmana – da sottolineare il fatto che il suo governo ha fallito nel tentativo di salvare circa 300 studentesse rapite da Boko Haram esattamente un anno fa – in larga parte gli è costata la rielezione il mese scorso.

Molti cristiani, di conseguenza, hanno apprezzato il risultato elettorale.

Il gesto compiuto da Jonathan di telefonare al suo rivale musulmano Muhammadu Buhari riconoscendo la propria sconfitta forse ha salvato centinaia di vite, e ha contribuito a stabilizzare la democrazia nigeriana. Nel 2011, 800 persone morirono nei disordini seguiti all’annuncio della vittoria elettorale di Jonathan. Ora vi sono segnali che l’esercito nigeriano, sotto il governo di Buhari, con un paese relativamente unito dietro di sé, potrebbe tentare di scacciare Boko Haram dal territorio che ha occupato.

Nel frattempo, in seguito alle accuse del tutto verosimili che l’Università di Garissa non fosse sufficientemente protetta al momento dell’attacco dei terroristi, il presidente Uhuru Kenyatta lunedì scorso ha inviato aerei kenyani a bombardare le basi di al-Shabaab in Somalia, dove l’esercito kenyano combatte da tempo i terroristi. Le aree costiere del Kenya, abitate in maggioranza da musulmani, hanno anch’esse sofferto per l’azione dei terroristi, ma non possono essere trattate allo stesso modo, la via da seguire, invece, come in Nigeria, dev’essere quella di mostrare a musulmani e cristiani che tutti saranno protetti dal terrore islamista. Nel momento in cui i governi intensificano la loro campagna antiterroristica, devono dimostrare di essere in grado di difendere tutte le comunità e di respingere ogni tentativo di dividere una dall’altra.

Questi rimangono tempi bui per i cristiani, molte omelie pasquali hanno avuto per argomento il martirio al giorno d’oggi.

P. Raniero Cantalamessa, nell’omelia che ha tenuto in occasione della Passione del Signore nel giorno di Venerdì Santo a Roma, ha sottolineato: “I veri martiri per Cristo non muoiono con i pugni chiusi, ma con le mani giunte in preghiera”. Come l’arcivescovo di Canterbury nella sua predica del giorno di Pasqua, egli ha voluto recuperare il concetto di martirio da coloro che lo attribuiscono agli assassini suicidi – cioè Stato Islamico, Boko haram e al-Shabaab e simili.

Il recupero della parola martirio costituirà una parte piccola ma importante nel recupero della civiltà e del rispetto per i valori umani dalla barbarie e dalla carneficina.


Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri

pubblicata con il consenso dell’editore

© The Tablet Publishing Company Ltd.

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