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L’EUROPA DEVE MOSTRARE SOLIDARIETÀ ALLA GRECIA

From the Editor’s Desk

“The Tablet” – 31 gennaio 2015

Il Financial Times ha paragonato la situazione della Grecia a quella di chi veniva incarcerato per debiti in una prigione vittoriana e ivi tenuto prigioniero fino al pagamento dei debiti, senza avere la possibilità di guadagnare abbastanza per poterlo fare. Il popolo greco si è infine ribellato contro questo ingiusto destino, e ha votato per un governo che si è impegnato a trovare una via d’uscita.

Il primo ministro Alexis Tsipras, ex marxista ora neo-keynesiano, si è offerto di rinegoziare l’attuale “pacchetto di salvataggio” con gli organismi che l’hanno predisposto, la cosiddetta troika, composta dal Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea. Tsipras afferma che la Grecia onorerà i suoi debiti, e che non ha intenzione di abbandonare l’eurozona. Ha ragione nel sostenere che la sofferenza del popolo greco è durata troppo a lungo, con la disoccupazione al 28 per cento, e, per chi ha meno di 25 anni, al 50 per cento. L’economia si è ridotta di un quarto in quattro anni.

Si tratta di una catastrofe economica, causata soprattutto dall’insistenza con cui l’Ue ha cercato di costringere la Grecia a tagliare il suo ridondante settore pubblico per ridurre la spesa pubblica.

Ma oltre ad essere la prova di una cattiva gestione dell’economia, quella spesa è risultata essere anche uno dei pilastri su cui la stessa economia greca si reggeva. Con una logica che John Maynard Keynes avrebbe apprezzato, il denaro tolto dalla circolazione era proprio quello di cui l’economia necessitava per funzionare. Tsipras intende rimettere in circolazione quel denaro. Il suo problema è che l’unico denaro disponibile deve essere chiesto in prestito alla troika.

Ma il suo appello, riassumibile nella frase “qualsiasi cosa deve essere meglio di questo” non può essere ignorato, e i tre prestatori di denaro devono rispondere di conseguenza.

Uno degli ostacoli principali da superare è rappresentato dall’alto tono virtuoso dei tedeschi – quei greci dalle mani bucate che prendono in prestito i soldi degli altri per mantenere uno stile di vita che non si possono permettere devono affrontare la dura realtà. Questa era proprio la filosofia che stava dietro alla famigerata Marshalsea [1] nella Londra del diciannovesimo secolo, dove il padre di Charles Dickens fu imprigionato per debiti nel 1824. L’abolizione di quell’istituto fu il principio di un modo più civile di trattare gli insolventi, con l’intento di rimettere in piedi le persone piuttosto che schiacciarle definitivamente.

Contro la posizione tedesca, bisogna dire che l’indebitamento dei paesi dell’Europa meridionale è in parte il risultato della necessità da parte della Germania di un mercato di sbocco per i suoi prodotti; che la Germania stessa ha inoltre usufruito varie volte del condono dei suoi debiti nel corso del XX secolo; infine che i cattivi prestiti sono sempre colpa sia del prestatore, sia di chi prende denaro in prestito. Come si dice spesso, quando un individuo deve a una banca cento dollari che non può restituire, ha un problema, ma quando deve cento milioni di dollari, la banca ha un problema.

Perciò, l’argomento morale contro la Grecia non è così chiaro. Ciò che è chiaro è che la via stabilita dalla troika e confermata dall’ultimo governo (precedente a quello di Tsipras – n.d.t.) è insostenibile. Quando quel governo ha chiesto agli elettori un rinnovo del suo mandato democratico per continuare sulla stessa strada, gli è stato rifiutato.

Un’Europa che creda nella democrazia deve rispettare la volontà sovrana del popolo greco. Un’Europa che creda nella solidarietà lo deve dimostrare.


Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri

pubblicata con il consenso dell’editore

© The Tablet Publishing Company Ltd.

The Tablet


[1] La Marshalsea era una prigione situata sulla riva meridionale del Tamigi, nel quartiere londinese di Southwark. Per oltre cinquecento anni (dal 1329 fino alla sua chiusura nel 1842) ospitò i condannati per sovversione, i marinai ammutinati, gli accusati di pirateria e, soprattutto, i debitori che non erano riusciti ad estinguere i loro debiti e che vi rimanevano finché ciò non avveniva.


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