
From the editor’s desk
“The Tablet” - 8 settembre 2012
(Il testo è dell'anno scorso, ma "Missione Oggi" lo traduce e pubblica come omaggio al card. Martini in occasione del primo anniversario della morte).
Il card. Carlo Maria Martini sapeva ciò che stava facendo quando concesse un’intervista, da pubblicarsi dopo la sua morte, che rappresentava una travolgente accusa nei confronti degli ultimi due pontificati. Ora che l’ex arcivescovo di Milano è scomparso,
dopo una lunga lotta contro il morbo di Parkinson, l’intervista è comparsa sulle pagine del Corriere della Sera, dove egli soleva tenere una rubrica, e alle pagine 8 e 9 della presente edizione di The Tablet. Non c’è bisogno di dire che questo non è il comportamento usuale di un cardinale arcivescovo in pensione, ma egli non era un uomo ordinario. Secondo molti resoconti, egli avrebbe potuto essere eletto papa alla morte di Giovanni Paolo II, ma aveva lasciato trapelare di non essere in sufficiente forma fisica per tale compito.
Non è irragionevole, pertanto, leggere questa intervista come l’agenda di un pontificato che non c’è mai stato, ma che avrebbe potuto esserci. Sarebbe stato molto diverso dal pontificato di Ratzinger, con un’enfasi molto maggiore sulla riforma che non sulla continuità. Attualmente tra i cattolici si avverte l’urgenza di un nuovo pontificato, mentre c’è poca speranza che l’attuale riservi qualche sorpresa. Ciò che il card. Martini sembra aver fatto dall’oltretomba, quindi, è presentare un manifesto per il prossimo conclave, che dovrà essere raccolto da chiunque diventi il portabandiera di coloro che la pensano come lui – forse il card. Christoph Schönborn di Vienna.
Il dono del card. Martini alla Chiesa è stato il poter dire nuovamente certe cose al più alto livello – per esempio, come aveva dichiarato in un’altra occasione, che l’Humanae vitae fu un grave errore, e che il divieto della santa comunione ai cattolici divorziati e risposati è un abuso di potere e un’ingiustizia.
Come notava il card. Martini, queste sono alcune delle ragioni per cui la Chiesa cattolica in Europa sembra perdere la fedeltà di un’intera generazione. “Dobbiamo chiederci se la gente ascolti ancora il consiglio della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora un autorevole punto di riferimento in questo campo o è solo una caricatura nei media?”. Non ci sono molti dubbi su quale fosse la sua posizione.
Le persone che non hanno diritto di voto, tendono a votare con i piedi. Al cuore della protesta del card. Martini c’è la sistematica frustrazione della grande intuizione del Concilio Vaticano II rappresentata dal concetto di collegialità. La teoria era che il governo della Chiesa spettasse essenzialmente al collegio dei vescovi, sotto la guida del vescovo di Roma. E che il principio della collegialità, della partecipazione e della collaborazione discendesse alle diocesi e alle parrocchie.
Al contrario, il governo della Chiesa è rimasto nelle mani della curia vaticana, che agisce – non sempre sapendolo e consentendo – quale agente del papa. La collegialità avrebbe dovuto rimpiazzare questo modello ultramontano, che opera dall’alto in basso. Ma le misure introdotte per raggiungere questo obiettivo dopo il Vaticano II furono poco convinte e facilmente neutralizzate. Di conseguenza, i cattolici a tutti i livelli, dai cardinali in giù, si sentono esclusi, mancando un senso di appartenenza. Gli stessi sforzi del card. Martini di coinvolgere i fedeli milanesi nel processo decisionale furono vanificate dal Vaticano.
Questo sant’uomo, molto amato nella sua diocesi, ha parlato chiaro. “Nelle ricche Europa ed America, la Chiesa è stanca. La nostra cultura è vecchia, le nostre chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote, la burocrazia delle nostre Chiese cresce oltre ogni misura, le nostre liturgie e i nostri vestimenti sono fastosi... La Chiesa è in ritardo sui tempi di 200 anni. Perché non si sveglia? Abbiamo paura? Siamo paurosi invece di coraggiosi?”.
Questa è la voce di un autentico profeta dell’Antico Testamento, che castiga i potenti nel nome del Signore. La Chiesa dovrebbe essergli grata per questo.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
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