ZAMBIA / I VESCOVI DENUNCIANO L’AUMENTO PREOCCUPANTE DELLA VIOLENZA ISTITUZIONALE
Le elezioni presidenziali in Zambia del 13 agosto scorso, hanno confermato Hakaide Hichilema, soprannominato “HH”, candidato dell’UPND (Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale), per un secondo mandato quinquennale con il 60 per cento delle preferenze. Dopo il voto, la ZCCB (Conferenza episcopale cattolica dello Zambia) è intervenuta più volte, invitando alla trasparenza nello scrutinio dei voti nel rispetto dello Stato di diritto e invitando alla riconciliazione nazionale. Il 16 agosto, la stessa Conferenza ha espresso preoccupazione per la sospensione temporanea dello scrutinio dei voti da parte della Commissione elettorale, che aveva denunciato violenze contro i suoi agenti con conseguente furto di bollettini di voto, e per le segnalazioni riguardanti il violento trattamento nei confronti di esponenti dell’opposizione. La ZCCB ha chiesto trasparenza nel conteggio e nella comunicazione dei risultati, il rispetto della Costituzione e dell’indipendenza delle istituzioni, le garanzie legali per le persone arrestate, moderazione nell’uso della forza da parte della polizia, invitando i fedeli alla preghiera per il paese.
Già in pieno periodo elettorale la Conferenza episcopale era intervenuta manifestando inquietudine per le violenze che rischiavano di mettere in pericolo la democrazia nel paese. Infatti, dopo le elezioni le autorità zambiane hanno revocato il passaporto a molti rappresentanti della società civile, universitari, ex diplomatici e oppositori. Amnesty International ha denunciato tali episodi per ridurre al silenzio l’opposizione. Il principale oppositore, Brian Mundubile, avvocato di 55 anni, candidato del partito del FP (Fronte Patriottico), arrivato secondo con il 38 per cento dei voti, ha rivendicato la vittoria, denunciando brogli. Per questo è stato arrestato per alto tradimento e per aver accusato l’esercito di violazione del suo domicilio. L’ex ministro e parlamentare dell’opposizione Mutotwe Kafwaya è rimasto ucciso il 14 agosto, si dice, da un proiettile vagante durante un’irruzione delle forze di sicurezza nella sua proprietà. Circa 300 persone sono state arrestate. L’ordine degli avvocati ha preteso un’inchiesta giudiziaria su questi avvenimenti. Gli osservatori internazionali, tra cui la missione dell’Ue, hanno denunciato un cambio delle regole mentre lo scrutinio era in corso.
Il 2 settembre la rappresentante speciale dell’Onu sulla libertà di riunione e associazione, Gina Romero, ha richiamato le autorità a mettere fine alla criminalizzazione della dissidenza politica, dopo l’arresto del principale oppositore poco prima dell’investitura del rieletto presidente uscente. Queste violazioni dei diritti umani riguardano centinaia di oppositori arrestati con accuse fabbricate dal nulla. Tutto questo genera viva inquietudine in un paese considerato finora una delle democrazie più stabili dell’Africa, che godeva di transizioni pacifiche del potere dal 1991, data del ritorno del paese al multipartitismo.
Un episodio rilevante di violazione dei diritti umani riguarda anche mons. Alick Banda, arcivescovo di Lusaka, che il 28 settembre è stato arrestato e incriminato per possesso illecito di un veicolo Toyota Hilux. Si tratta di una vecchia storia del 2023, ripresa ad hoc, a scopo intimidatorio. Il prelato ha passato una notte in carcere ed è stato rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di circa € 3.500 con il ritiro del passaporto. I vescovi africani attraverso l’AMECEA (Associazione Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale) e lo SCEAM (Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar) sono subito intervenuti mostrando solidarietà al confratello vescovo e chiedendo un procedimento equo e trasparente, rispettoso della presunzione di innocenza dell’imputato.
Il 30 settembre, dopo una riunione straordinaria, la Conferenza episcopale dello Zambia ha pubblicato un nuovo documento pastorale dal titolo Pastoral Statement on the Current Situation in Zambia (Dichiarazione pastorale sulla situazione attuale in Zambia), manifestando preoccupazione per la polarizzazione politica, l’uso strumentale delle identità etniche, le limitazioni della libertà di espressione, gli arresti arbitrari e l’uso eccessivo della forza. Inoltre, ha proposto un dialogo nazionale di riconciliazione, di sostegno pastorale, umanitario e legale alle persone colpite da violenza o intimidazioni. Il governo, dal canto suo, ha contestato il quadro presentato dai vescovi chiedendo prove specifiche delle loro affermazioni. Quanto basta per mostrare la divergenza tra la gerarchia della Chiesa cattolica e il presidente sull’attuale situazione nazionale.
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