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IN MEMORIA DI PADRE ARNALDO DE VIDI / MISSIONARIO SAVERIANO, POETA E PROFETA, IN CINA E IN BRASILE

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Padre Arnaldo De Vidi sarà ricordato a Brescia, presso i Missionari Saveriani, via Piamarta 9, venerdì 5 marzo ore 18.00, con la presenza degli amici del gruppo “CEM Mondialità”

Il 2 febbraio 2021, all’ospedale Guadalupe di Belém (Brasile), dov’era ricoverato da alcune settimane, si è spento p. Arnaldo De Vidi, 1940, missionario saveriano, originario di Roncade (TV). Era entrato nei Saveriani direttamente dal Seminario diocesano di Treviso, come molti saveriani in quegli anni. Ordinato prete nel 1967, fu destinato alla missione di Taipei (Taiwan), dove giunse nel 1969, dopo un anno di studio dell’inglese negli Stati Uniti. Dopo lo studio della lingua cinese, diresse per due anni, dal 1971 al 1972, l’ostello per studenti universitari nell’attuale casa dei saveriani di Taipei. Dopo la chiusura della presenza saveriana a Taiwan, p. Arnaldo trascorse alcuni anni in Italia a servizio del CEM (CentroEducazione alla Mondialità) e del Centro Cinematografico Saveriano (1972-1974). Nel 1975 ricevette una nuova destinazione, per il Brasile, dove trascorse il resto della sua vita – con un intermezzo in Italia dal 1996 al 2006 – come parroco, rettore dello Studentato teologico saveriano di Campinas, professore, direttore del Centro missionario della Regione episcopale Brasilândia di São Paolo. Di ritorno in Italia, p. Arnaldo svolse principalmente il servizio di direttore del CEM-Mondialità, dal 1998 al 2005, per poi ripartire definitivamente per il Brasile. Il suo ultimo impegno missionario in Brasile è stato quello di parroco ad Abaetetuba. Gli ultimi suoi libri in lingua italiana: Ho incontrato il dragone. La cultura cinese raccontata agli amici (La Piccola 2007); Né angeli né demoni ma postmoderni. Il Pentecostalismo contemporaneo visto da un missionario (Pazzini 2011). Amante del teatro e della poesia, p. Arnaldo è stato anche un missionario di punta, profetico, soprattutto negli anni della dittatura in Brasile e nel periodo della transizione alla democrazia, sempre a fianco dei più poveri, soprattutto dei “sem terra”. Si veda a proposito il suo contributo: “Il Movimento sem terra in Brasile”, in Pier Paolo Poggio (a cura di), L'altroNovecento. Comunismo eretico e pensiero critico. Vol. 4: Rivoluzione e sviluppo in America latina, pp. 293-314. Di seguito gli ultimi auguri di Natale 2020, in poesia e prosa. 

Gli ultimi auguri di Natale 2020 di p. Arnaldo de Vidi da Abatetuba (Brasile) 

Aspettavo Dio./ Il cuore mi assicurava
che Lui sarebbe venuto/ ospite da me.

Io l’immaginavo: sarà/ … un Angelo di luce,
… un Re munifico,/ … un Saggio canuto…

E l’aspettavo/ un mattino fiorito di primavera
un mezzogiorno solare d’estate,
un pomeriggio opime d’autunno…

Una notte di rigido inverno,
in braccio a una migrante,
piccolissimo, Lui è venuto.

Carissimi, eccoci a Natale, nuovantico quest’anno come mai. La mia meditazione di Avvento iniziava così: «Perché, Signore, ci hai fatto psicolabili». Siamo tutti depressi a causa di un virus invisibile! 

Ma non è solo questo: noi tagliamo il ramo sul quale siamo seduti (distruggiamo la natura, ingombriamo i nostri mari, surriscaldiamo l’aria, adulteriamo i nostri cibi…). Senza equilibrio, aderiamo a ideologie fatali, sacrificando nell’odio le amicizie più care. Votiamo in politici che non vogliono il bene comume, ma arricchimento personale e potere. Assistiamo con masochismo programmi fallaci alla tv, in internet, nelle reti sociali… Creiamo buone equipe e iter digitali… per complicare le cose più semplici. Diventiamo schiavi dell’economia che dovrebbe essere a nostro servizio. (Siamo uccelli che vagano in superficie e non delfini che s’immergono in acque profonde.) Leggiamo il vangelo di Cristo che opta per i poveri e accettiamo una religione superstrutturata a misura dell’Occidente ricco e sfruttatore. Crediamo in Cristo morto… per i nostri peccati sessuali e non per la realizzazione del Regno di giustizia e pace. In passato tutto questo mi esasperava. Ora non più. Ora sento compassione struggente, uberrima, una pietà paterna e perfino materna, viscerale, per il prossimo, per te, per me, per tutti. / Per noi non c’è l’autosalvezza. Siamo psicolabili, fragili, perciò dobbiamo dare e ricevere perdono, sopportarci, perfino nelle superstizioni e fobie. «Pace in terra anche agli uomini di cattiva volontà», una mano femminile ha scritto sul muro di Ravensbruck, campo di concentramento per le donne. /Non le nostre crociate, ma la misericordia di Dio ci salva. «Non temere, vermiciattolo di Israele: io vengo in tuo aiuto, io, il Redentore» (Is 41,14). «Signore, che cos’è l’uomo, perché te ne curi» (Salmo 8,5). E il Signore viene contromano: per salvarci nasce fragile, piccolino, sai? / Ben vengano i vaccini, provvidenziali. Ma come non di solo pane vive l’uomo, così non solo i vaccini garantiscono la vita, ci vuole la Parola. «Su chi volgerò lo sguardo? Sul poverello che trema davanti alla mia Parola» (Is 66,2).

Così i miei progetti si semplificano. Con i miei collaboratori non abbiamo la pretesa di grandi soluzioni, di protagonismo. Poniamo piccoli gesti e mini-progetti: di igiene, dopo-scuola, artigianato, promozione umana, catechesi… Così troveremo grazia presso Dio che, attualizzando il suo Natale, viene a salvarci. Dolcezza infinita. Buon Natale 2020.



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