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FRANCESCO PELLEGRINO A ROMA / CREATIVITÀ E CORAGGIO

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Francesco non finisce mai di stupirci. Non era facile immaginare il mesto pellegrinaggio di un papa a piedi in via del Corso per raggiungere la Chiesa di san Marcello dove si venera il crocifisso “miracoloso”, che la tradizione vuole abbia salvato Roma dalla peste del 1522, dopo essere stato portato in processione per i quartieri della città.

Oggi, in un diverso contesto di conoscenze scientifiche, processioni, celebrazioni eucaristiche, funerali, sono vietati dall’autorità civile. Disposizioni accolte anche dalla Chiesa, ma non senza qualche mugugno di chi, in modo improvvido, ritiene che si dovrebbero proseguire le pratiche religiose come nei tempi normali. Appestando tutti.

Il vescovo di Roma non ha detto che si devono contravvenire le disposizioni dell’autorità, ma in varie occasioni ha indicato due atteggiamenti che dovrebbero avere i pastori e i presbiteri: “creatività” e “coraggio”.

Nell’angelus del 15 marzo scorso ha ringraziato i “sacerdoti che pensano mille modi di essere vicino al popolo, perché il popolo non si senta abbandonato; sacerdoti con lo zelo apostolico” e ha ricordato a tutti i battezzati laici che, trovandoci a vivere più o meno isolati, “siamo invitati a riscoprire e approfondire il valore della comunione che unisce tutti i membri della Chiesa. Uniti a Cristo non siamo mai soli, ma formiamo un unico corpo, di cui lui è il capo. È un’unione che si alimenta con la preghiera, e anche con la comunione spirituale all’eucaristia, una pratica molto raccomandata quando non è possibile ricevere il Sacramento”.

Il successore di Pietro che cammina solo in una strada di Roma deserta per pellegrinare è un’immagine potente che esprime creatività e coraggio. È il pastore che a nome di tutto il suo popolo si presenta al Signore per chiedere aiuto e misericordia.

Così l’arcivescovo di Milano solo sul tetto del duomo che invoca la Madonna, così l’arcivescovo di Bologna che fa suonare le campane di tutte le chiese la sera per convocare tutti (restando a casa) ai vespri e al rosario, così il parroco di Robbiano (Monza-Brianza) che celebra l’eucarestia in una chiesa vuota dove i parrocchiani sono presenti nelle loro foto collocate sui banchi, così il presbitero che provenendo dalla professione medica rimette il camice e torna in corsia.

Creatività e coraggio, per una Chiesa che vive nella quarantena/quaresima del coronavirus.



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