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CONGO RD: QUALE INDIPENDENZA? L’OMELIA PROGRAMMATICA DEL CARDINALE DI KINSHASA

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Nell’omelia dell’eucaristia del 30 giugno u.s., per il 60° anniversario dell’indipendenza del Congo RD, l’arcivescovo di Kinshasa, card. Fridolin Ambongo, ha tracciato un rapido bilancio del grande sogno d’indipendenza del popolo congolese, oggi purtroppo drasticamente ridimensionato. “Non posiamo dimenticare questo giorno – ha dichiarato il cardinale – perché è il risultato di tanti sacrifici e il frutto del sangue versato da tanti coraggiosi figli e figlie del Congo”. “L’indipendenza in Congo – ha continuato – è stata più sognata che riflettuta”. Se in altri paesi ci si è in qualche modo preparati all’indipendenza, “da noi – ha detto l’arcivescovo – l’indipendenza è stata sognata con emozione, passione, irrazionalità, senza immaginare cosa sarebbe venuto dopo”. I congolesi del tempo consideravano l’indipendenza come semplice sostituzione dei colonizzatori: “Occupazione dei posti dei bianchi, fruizione dei loro privilegi, fine sacrosanta dei lavori forzati, ma anche del lavoro della terra. Con l’indipendenza saremo tutti capi!”. 

Anche il senso dell’autorità è stato stravolto al punto che essa è stata concepita più come privilegio che come servizio. Da qui “la successione dei regimi autocratici che sono arrivati al potere come i colonizzatori, senza alcuna preoccupazione per il popolo”. Purtroppo, ha affermato il cardinale, questo stile “continua ancora oggi, con la forza, le guerre, o grazie all’astuzia e alla frode, installando un sistema egoista nella gestione della cosa pubblica, invece di promuovere il bene del popolo”. Così “non ci si sente più debitori nei confronti del popolo”. Il presule ha anche stigmatizzato la cultura dell’impunità: “Si sanzionano i piccoli, ma per i grandi c’è l’impunità totale. Per fortuna, qualcosa sembra cambiare!”. 

Le conseguenze di questa mentalità, dopo 60 anni di sovranità nazionale, sono palpabili: “Il popolo congolese continua a impoverirsi, al punto da essere classificato tra i popoli più poveri della terra. L’inviolabilità del suo territorio non è garantita e il progetto di balcanizzazione del Congo è sempre all’ordine del giorno a cominciare dall’Est del paese. La verità è che il Congo confina con nove paesi e tutti sono presenti da noi; sappiamo che dietro gli immigrati si nasconde la politica di occupazione del nostro paese. La spoliazione delle risorse naturali segue la stessa logica, senza un ritorno per la popolazione”. Di fronte a questo fallimento collettivo del paese, il presule si è chiesto: “Cosa fare?”. “La coalizione oggi al potere – ha continuato – sa bene come ha calpestato la volontà del popolo”. Persino i suoi membri ora ne parlano apertamente. “Della coalizione al potere è rimasto solo il nome. Non si fidano l’uno dell’altro. Hanno sviluppato un pericoloso rapporto di rivalità che rischia di trascinare il paese intero nel caos definitivo. Nel frattempo il popolo è abbandonato. Insomma, la coalizione ha perso la sua ragion d’essere…”. 

L’ultimo punto della “mentalità coloniale” che persiste nel paese, nonostante l’indipendenza, riguarda, secondo il cardinale, l’indipendenza del potere giudiziario e della Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente). “Sulla questione della Ceni – ha affermato – notiamo da parte della presidente dell’Assemblea nazionale un’attitudine di disprezzo verso la Chiesa cattolica, la Chiesa protestante e la popolazione congolese. Queste due Chiese, che rappresentano più dell’ottanta per cento della popolazione, hanno detto ‘no’ alla nomina di un personaggio implicato nelle frodi elettorali. Malgrado il ‘no’ delle due Chiese, la presidente continua a far credere al popolo che le confessioni religiose si siano riunite per firmare un documento di candidatura di questo signore che è stato il cervello del sistema Naanga (incriminato di frode). Noi non lo vogliamo”. “La seconda prova di disprezzo dell’Assemblea parlamentare verso il popolo riguarda le tre leggi Minaku-Sakata. Il popolo non le vuole. La Chiesa cattolica, la Chiesa protestante e le associazioni civili si sono massicciamente pronunciate contro queste leggi, il cui obiettivo è proteggere i responsabili di malversazioni e frodi. Non accettiamo più il disprezzo e l’arroganza che hanno caratterizzato il vecchio sistema”. 

Alla fine dell’omelia, il cardinale ha lanciato un appello “ad alzarsi, ad ergere la fronte” per sbarrare la strada a queste velleità di riforma giudiziaria che hanno come unico obiettivo proteggere gli interessi particolari di chi non vuole una vera giustizia. “I prossimi giorni saranno difficili – ha concluso il cardinale –, ma quando faranno passare queste leggi bisognerà che ci trovino sul loro cammino. Non si può continuare dopo 60 anni a governare sfidando e disprezzando il popolo, la Chiesa cattolica e quella protestante”. Il presule si è quindi rivolto ai due martiri del Congo, Isidore Bakanja e Maria-Clementina Anuarite, perché intercedano presso Dio la grazia di liberare il Congo da tutti coloro che lo schiacciano, affinché giunga alla sua piena sovranità.



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