Una scuola di vita

Durante il periodo di Natale, ho avuto l’opportunità di recarmi a Salerno per due ragioni: condividere con i confratelli la gioia della
Natività del Signore e partecipare all’incontro con i giovani. Ringrazio innanzitutto i confratelli per il loro impegno nella missione e per l’accoglienza. Con loro, desidero anche ringraziare le missionarie saveriane, gli animatori e i giovani. Nella diversità dei doni, siamo riusciti a formare un gruppo dinamico, basato sul principio del lavoro di squadra.
Celebrando l’Anno Santo giubilare, la casa saveriana di Salerno ha organizzato la convivenza giovanile con il tema seminiamo la speranza che si è svolto dal 27 al 30 dicembre 2024 con la partecipazione di 40 persone (giovani e animatori). Illuminato dalla Parola di Dio, il tema è stato approfondito e arricchito durante l’incontro da tre relatori che hanno cercato di rispondere alle seguenti domande:
Dove possiamo seminare la speranza?- Come possiamo seminare la speranza?
- E TU, te la senti di essere seminatore di speranza?
Lungi dall’essere considerate semplici domande di ordine metodologico, queste ci riportano al significato profondo della nostra esistenza, del nostro essere cristiani oggi. È questo ciò che i giovani hanno sperimentato durante questa esperienza. Hanno fatto loro l’appello di Papa Francesco a seminare la speranza nella Chiesa, nella società, nelle nostre famiglie e soprattutto nella vita di chi soffre.
«Rivolgo a tutti voi giovani un appello forte a realizzare opere concrete di speranza. Oggi dobbiamo costruire la speranza attraverso il nostro impegno. Osate! Tutti voi osate nella carità, non abbiate paura di sognare grandi imprese anche se queste iniziano con impegni piccoli.»
Ogni anno, secondo il programma già stabilito, la casa saveriana di Salerno offre ai giovani l’opportunità di incontrarsi, condividere le
loro esperienze, pregare insieme, rendere servizio agli altri, raccontarsi, emozionarsi, aprirsi alla diversità e al dialogo. Si propone quindi come una scuola di vita.




