Si e’ interrotto prima del dovuto ...

Ero preoccupata quando ho realizzato che saremmo partiti di primo pomeriggio, un po' per paura di non salutare tutti ma anche perché avrei dovuto scrivere l'articolo e avevo paura di avere di meno da raccontare... e rimango di questa idea ora che lo sto scrivendo.
Ieri (14/08/2024) ci siamo svegliati alle 7:30 circa preparandoci e mangiando in questa mezz'oretta perché alle 8 dovevamo partire per andare alla scuola che ci avrebbe ospitato. Ero un po' preoccupata che l'aria fosse un po' fredda, come lo era stata all'inizio quella scuola private di suore in cui eravamo stati, ma non è stato cosi.
Per quanto i ragazzi erano obligati alla compostezza scolastica, erano quasi tutti felici e presi dalle attività. Per queste cui eravamo lì, per fare lezione di inglese nella giornata di “English Camp”. Eravamo divisi in varie stanze, ognuno a trattare di un argomento diverso: flags, capitals, colours, numbers,action verbs, sports, transport.
Noi abbiamo fatto questo per 9 ore con gruppo di diverso livello e nei stesssi gruppi di
età diverse (6-13anni). Abbiamo fatto ricorso, per una comunicazione più visiva, a google traduttore quando gli insegnanti non avevano capito cosa tradurre. In fin dei conti sono stati tutti molti carini, ci hanno fatto anche delle borse a mano, per ringraziarci.
Inoltre c'è stata un'attivitatà in cui la barriera linguistica non ci ha frenati, ballare "it's about LOVE" canzone che ha accompagnato i nostri silenzi e non negli ultimi giorni ed anche in questo esatto momento, insieme a "it's raining man" ricordataci dalla pioggia, che scende ogni giorno, come prima di partire e durante il viaggio. Un bellissimo passaggio schiarito dal bianco, come una foto inpolverata, con le montagne che si sperdevano nella nebbia. Lo scroscio della pioggia, l'aria fresca e umida, l'odore si suore misto a bagnato, il calore di noi appiccicati l'uno accanto all'altro o di fronte, divisi solo dalle valigie che alle curve ci battevano contro, senza spazio piedi noi dietro al pick-up con le valigie, che bello.
Il nostro bel viaggio si e’ interrotto prima del dovuto. Sborciando dalla finestrella vidi un camion davanti a noi ... strano, la strada ha due di corsie. Scendendo vidi che il mezzo occupava entrambe. A quanto pare non riusciva a fare la salita. Provammo ad aiutare spingendo ma era veramente troppo pesante. Non sapevamo veramente che fare, ci eravamo arresi all'idea di aspettare il carroattrezzi, quando p. Alessio ci disse di spostarci. Salì sul pick-up e mentre lo davamo per pazzo aggiró il camion andando nello spazio concave tra la strada e la parete rocciosa per poi, con fatica, risalire sulla strada. Un mito.
Comunque, in un modo o nell'altro siamo arrivati, ma prima abbiamo fatto un'ultima fermata. P. Alessio e' sceso per avvisarci che lì vicino c'era il campo profughi, fuggiti dai conflitti in Myanmar, bloccati lì e per legge non possono uscire. Viene dato loro per sopravvivere solo 200 bath (considerate che con 30 si comprano un pacchetto di patatine) e che quindi escono illegalmente per lavorare, sia per andare a scuola, sperando in un future migliore, meglio certo, dei rimasti in patria. E noi lo speriamo con loro.




