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Luogo così accogliente ...

Luogo così accogliente ...

"Il Signore disse ad Abram: ‘Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò[...]’." (Genesi 12:1-2, CEI)

Cosí come Abramo una settimana fa abbiamo chiuso le valigie, sistemato gli zaini e preparato i nostri cuori alla partenza. Raggiungere la Thailandia non è stato facile: due aerei, un lunghissimo scalo e l’arrivo in città a notte inoltrata. Usciti dall'aeroporto siamo stati accolti da Padre Edgar e da Ping, un giovane ragazzo thailandese che per tutto l’arco del nostro tempo a Bangkok si è offerto come guida, ma anche come traduttore per comunicare con le persone. Una notte di riposo ci è bastata per essere operativi il giorno successivo, iniziando di buon mattino ad esplorare questa nuova terra a noi sconosciuta.

In più gruppi ci siamo recati a visitare dei bambini che attendevano qualcuno arrivasse, desiderosi di giocare. Tra partite interminabili a carte, tris e salti alla corda, sia la nostra mattina che il pomeriggio sono passati. Senza che ce ne accorgessimo, era arrivato già il tempo di salutare i bambini sorridenti e mai stanchi, che hanno infatti continuato a giocare con noi finché non eravamo seduti nella nostra autovettura. La sera ci siamo dilettati nel visitare il mercato, inondati dal profumo di carne arrosto e odore di fritto. I più coraggiosi di noi hanno assaggiato con curiosità, e forse un po’ esistazions, degli insetti fritti.

Sentendoci già immersi in questa nuova cultura, abbiamo accolto il secondo giorno dedicato alla visita delle stupende strutture archutettoniche dai colori brillanti, forti e pensati per catturare l’attenzione dello spettatore. I templi nascondevano l’intimità più forte della cultura thailandese: le loro credenze, religione, filosofia e visione dell’altro. Il buddha disteso, una colossale massa di materiali preziosi e artigianato, imponeva con fermezza la propria presenza; mentre il buddha titanico sembrava, con i suoi quarantasei metri di altezza, vegliare su tutto ció che lo circondava.

Il terzo giorno ci siamo recati dalle saveriane, tre suore dal carattere determinato. Ci hanno accolto di buon mattino nella loro casa, mentre all’esterno si scatenava una tempesta tipica del clima tropicale. Sembrava di trovarsi in un rifugio tranquillo, al riparo dalle avversità. In questo luogo così accogliente, ci è stata data la possibilità di ascoltare la testimonianza di un militare ormai pensionato e convertitosi dal buddhismo al cristianesimo. La sua storia era un continuo insieme di “Dio-coincidenze”, che lo hanno portato a conoscere Gesù con tutto il suo cuore. Con grande emozione questo uomo dagli occhi dolci ci ha raccontato di come il cristianesimo lo abbia reso un uomo migliore, di come sia riuscito sempre grazie ad un insieme di coincidenze non solo a poter stringere la mano a Papa Francesco, ma anche a conoscere colei che sarebbe diventata sua moglie. La giornata è poi continuata con la visita alla Casa Degli Angeli, un luogo dove essere disabili non era più “una punizione del karma” ma un’altra vita da rispettare e curare. Questa casa non solo ospita giovani con disabilità ma anche le loro madri che si prendevano cura di tutti i bambini, diventando così una grande famiglia.

La maggior parte dei giorni successivi sono stati dedicati poi alla cura e alla visita delle persone. Ci è stata data la possibilità di entrare nell’intimità del loro animo, visitando case che purtroppo avevano di casa avevano ben poco. Nonostante la povertà che li affliggeva, era chiaro che avessero un animo talmente ricco da poter condividere con tutti noi.

Una signora di circa novant’anni risiedeva sola all’interno di una delle baracche, nell’attesa che i padri o i monaci buddisti venissero a visitarla. Non le era interessata tanto a ció che le portavamo, quanto al tempo passato insieme. È bastato accarezzare le sue mani per strapparle un sorriso, ed un abbraccio per mostrare della commozione sul suo viso. La solitudine è infatti spesso uno dei problemi principali che affligge coloro che vivono nelle baraccopoli, stanchi a trascinare i propri corpi stremati dagli anni che passano e dalla fame senza che nessuno si prenda cura di loro.

Una delle attività di servizio che più ci ha fatto entrare in contatto con le persone, è stato pulire le case di chi era in difficoltà a farlo. Abbiamo quindi toccato con mano ciò che gli era più intimo e caro: vestiti, libri, giocattoli dei bambini…
La signora da cui io ed il mio gruppo siamo andati ad aiutare, una volta terminato il lavoro ci ha chiesto di passare del tempo insieme a testimonianza ancora una volta che il desiderio più grande è quello di sentirsi visti. Abbiamo poi lasciato Bangkok dopo una settimana trascorsa lí, con il bagaglio fin troppo pieno di sentimenti e voglia di scoprire cosa ci aspetterà al “KM48” e ad Umphang.


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Pubblicato
24 Agosto 2025
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